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Il Vinitaly, sempre un’esperienza entusiasmante

Per capire cosa è il Vinitaly, bisogna visitarlo. Anche se si conoscono queste cifre: 91.000 metri quadrati netti di superficie espositiva, oltre 4200 stand, 150.000 visitatori di cui 45.000 operatori professionali stranieri (che già l’anno scorso avevano raggiunto la quota più alta di sempre con 43.000 presenze), 2400 giornalisti accreditati di oltre 50 paesi, non ci si rende conto del valore di una manifestazione che di anno in anno diventa sempre più importante. Personalmente sono stato a Verona 4 giorni (su 5) e, come le volte precedenti, è stata un’esperienza bella ed entusiasmante. La Campania anche quest’anno aveva il padiglione più brutto. I nostri bravi vignaioli sono stati sistemati in mini stand che sembravano dei box per cavalli. L’unica cosa che dava un certo impatto visivo, appena piacevole, erano degli alberi d’ulivo che erano sistemati capovolti sul soffitto, per il resto solo un gran squallore. Al centro del padiglione "B", riservato ai nostri produttori, c’erano ampi spazi inutilizzati mentre i viticoltori salernitani, che in senso d’unione avevano pensato per la maggior parte di stare insieme con la neonata e positiva Enoteca Provinciale, erano rilegati in spazi che ne penalizzavano molto la visibilità. Molti salernitani sono convinti che questa sistemazione squallida sia stata voluta dai poteri forti regionali. Alla fine si deduce perché molti campani da anni scelgono i loro stand nei padiglioni di altre regioni. A parte questo, i nostri viticoltori, grazie alla bontà dei loro prodotti, hanno fatto buoni affari e sono soddisfatti di questo 43° Vinitaly. Dal punto di vista professionale, quotidianamente, nel "nostro" padiglione sono state organizzate diverse degustazioni a tema. Molto interessanti sono state quelle curate da Luciano Pignataro e quelle guidate dall’Associazione Italiana Sommeliers. Ho avuto modo di seguire la degustazione che ha avuto come tema "Un altro mondo è possibile … I vini biologici". Argomento molto in voga, ma che necessita un po’ più di chiarezza. Nicola Venditti dell’Antica Masseria Venditti di Castelvenere ha spiegato che si considera un vino biologico quello prodotto da uve ottenute da agricoltura biologica e che deve essere controllato da un organismo competente, dicitura che deve essere riportata in etichetta. A volte capita di leggere su alcune bottiglie "azienda iscritta all’organismo biologico tal dei tali": non è la stessa cosa. W il vino.

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I Vini del Cavaliere volano sempre più in alto

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La "Pizza Napoletana STG" trova sempre più spazio ed affermazione nel mondo

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Sempre più giovani sognano un futuro da chef

Sarà l’aspetto bonario di Antonella Clerici nella sua ‘Prova del Cuoco’. Sarà il desiderio di lavorare su navi da crociera, oppure negli alberghi più belli del mondo. Fatto sta che il sogno dei giovani di oggi sembra essere quello di indossare il cappello da chef. Gli istituti alberghieri della regione sono stati presi d’assalto dalle domande di iscrizione, e anche la provincia di Como non fa eccezione. La conferma arriva da Benedetto Colella, preside del Romagnosi di Erba. «Quest’anno abbiamo avuto 175 richieste per le classi prime – dice il dirigente scolastico – È evidente l’interesse per questa arte anche nella mia scuola». Colella però va con i piedi di piombo. «Nella scelta degli istituti si va a mode – continua – Oggi la pubblicità e i servizi televisivi fanno vedere la professione del cuoco come quella del presente e del futuro e la gente va dove tira il vento. Nel mio istituto ho 500 alunni in tre anni. Ma devo anche segnalare che molti non arrivano alla fine del percorso di studi. Perché non è tutto oro quello che luccica e per diventare chef bisogna compiere molti sacrifici. Un cuoco infatti lavora quando altri si divertono, anche alla sera, non può vestirsi come i coetanei e i capelli devono essere tenuti in ordine. E poi anche le materie di studio non sono semplici. Insomma, al di là delle mode, rimane solo chi ha passione».

Mauro Peverelli

Fonte: corrierecomo.it

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Il mio editoriale sulla nuova rivista dell’Amira “Ristorazione & Ospitalità” di aprile che è stata presentata al Vinitaly.

Per una volta bando alla modestia. Maître va scritto sempre maiuscolo

Modestia e riservatezza sono le cornici che racchiudono le qualità dei Maître.
Da secoli i maestri dell?accoglienza lavorano nella penombra affinché i grandi avvenimenti abbiano uno svolgimento armonico.
Dietro il sipario di pranzi e cene, durante le quali re, capi di stato, ambasciatori e ministri hanno discusso e deciso le sorti del mondo, vi è sempre stata invisibile la regia di un Maître che ha coordinato e controllato l?opera di quell?esercito di cuochi, camerieri e valletti, che sono indispensabili per portare a buon termine una grande cena.
In quelle occasioni il Maître, come un generale prima della battaglia, passa in rivista il personale verificando la perfezione delle divise, ispeziona i tavoli controllando che siano perfettamente preparati, organizza con lo chef la composizione del menù, ispirandosi ai cambiamenti di gusto generazionali, assaggia i cibi prima che vengano serviti, sceglie e controlla la qualità degli aperitivi e dei vini da servire. Sempre al maître tocca rassicurare e consigliare gli ospiti, creando quell?atmosfera magica che nulla deve far trapelare delle difficoltà del servizio e della battaglia che, sempre in queste occasioni, si svolge nelle cucine.
Per fare questo, un buon maestro dell?ospitalità, deve conoscere non solo le lingue, ma anche il modo di pensare di chi ha davanti, quindi deve aver operato in paesi diversi dal suo, lontano dalla famiglia, saltando tutti i giorni di festa, rimanendo in questo modo escluso da quella ritualità che spesso è alla base delle grandi amicizie. I suoi amici sono coloro che operano con lui, se lo fanno bene, naturalmente.
Tocca al maître sfoderare la lampada e sfornare, per il cliente giunto in ritardo per la cena, nel proverbiale quarto d?ora, manicaretti che spesso nulla hanno da invidiare all?opera dello chef.
Quindi un lavoro difficile, che mette a prova i nervi e fa invecchiare prima del tempo, eppure…..! Eppure, per il mondo dell?ospitalità, i protagonisti non sono loro. La modestia e la discrezione pongono queste figure in secondo piano lasciando che i mass-media pongano su troni d?avorio altre figure del settore che svolgono molto spesso mansioni limitate.
Ebbene, per oggi, bando alla modestia. Diciamolo: ?Siamo noi i principi dell?ospitalità. E? nostro il primato. Tocca a noi promuovere i prodotti del luogo, valorizzare i vini, creare la fama di un albergo o di un ristorante.
E? affidato, più che ad altri, ai Maître il compito di tenere alta la fiaccola dell?Italia dei sapori e dei saperi.

Diodato Buonora

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