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l Itinerari del gusto…

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Associazione Italiana Sommelier – Delegazione di Napoli
L?Elogio dell?Imperfezione, La qualità non convenzionale dei vini biodinamici, dei vini ?naturali?, dei vini da uve biologiche

La difficoltà principale quando si parla di vini biodinamici, vini ?naturali? e vini da uve biologiche è quella di tracciare delle definizioni che possano essere chiare ed univoche sia per gli addetti ai lavori che per i semplici consumatori.
Chi decide di approfondire l?argomento spesso si trova di fronte a due blocchi contrapposti, stile guerra fredda anni ?60: da una parte i sostenitori più radicali che affermano con convinzione la necessità di utilizzare metodi di coltivazione con lo scopo di ridare equilibrio alla pianta e al terreno, in armonia con le forze cosmiche; dall?altra i detrattori più accaniti, che senza mezze misure sostengono invece che le pratiche biodinamiche et similia si riducano a delle sterili quanto eccentriche ?stregonerie? poste in essere solo per questioni di bieco marketing.
Tuttavia è indubbio che si tratta di un fenomeno in netta ascesa, visto il numero crescente di produttori che decidono di convertirsi al biodinamico e l?attenzione che questi ricevono, grazie a tali scelte, dal mercato. Ed è per questo che per sgombrare il campo da ogni forma di pregiudizi e prevenzioni di stampo ideologico abbiamo deciso, prima di prendere posizione, di confrontarci con il dott. Leonello Anello, uno dei massimi esperti italiani di Biodinamica, in due distinti appuntamenti concentrati nella stessa giornata, Domenica 13 Maggio: la mattina nell?ambito di una tavola rotonda alla quale parteciperanno anche il dott. Antonio Di Gruttola, enologo e produttore di vini ?naturali?, il dott. Giampaolo Mancini, agronomo e produttore di vini da uve biologiche, per l?Ais il presidente Antonio Del Franco ed il responsabile servizi Pino Savoia, che ci parleranno della necessità di comunicare in maniera adeguata sui vini ?fuori dagli schemi?; nel pomeriggio è previsto il clou della giornata con un seminario-laboratorio e la degustazione di cinque vini prodotti da aziende che si sono ispirate alla antroposofia steineriana, comparando le loro produzioni antecedenti e successive all?applicazione della biodinamica moderna, in modo da evidenziare la differente risposta sensoriale ed i diversi dati analitici confrontando i protocolli di vinificazione dei vini chimici con i modelli della vinificazione biodinamica. Il tutto si svolgerà all?interno della suggestiva cornice delle Terme delle Stufe di Nerone di Bacoli situate in via Stufe di Nerone n. 45, esclusivamente per quaranta persone. I partecipanti avranno a disposizione una bozza di scheda analitico-descrittiva sulla quale riportare le proprie impressioni sulle caratteristiche organolettiche dei vini degustati.

Un evento di grande interesse che viene organizzato per la prima volta in Campania, per non parlare del resto del Sud, e che vuole diventare nelle intenzioni del comitato organizzatore un appuntamento fisso, a cadenza annuale, nel quale coinvolgere a partire dal prossimo anno anche i produttori italiani ed esteri che hanno deciso di convertirsi alle pratiche biodinamiche.
L’agricoltura biodinamica nasce negli anni Venti del secolo scorso. L’ideatore è Rudolf Steiner, filosofo e ricercatore austriaco che concepì un nuovo modo di guardare alla natura e ai sistemi di produzione agricola, allora, come oggi, ancora legati ai convenzionali postulati fisico-chimici. La biodinamica prevede il riutilizzo dei rifiuti solidi organici previa stabilizzazione per decomposizione aerobica; l?attenzione al calendario lunare e planetario per stabilire le operazioni colturali; la concimazione di qualità attraverso l?interramento di materiali biologici; il ricorso alle rotazioni agricole e a tecniche di lavorazione che non impoveriscano eccessivamente il terreno. Ci si pone in relazione con l’ambiente circostante, con la Terra e con il Cosmo. La pianta della vite non è più, dunque, solo una pianta, ma un organismo vivente così come il terreno, il compost, gli animali, l’azienda agricola, la Terra e le stelle, tutti in una relazione simbiotica tra di loro. Un modo di pensare radicalmente diverso, una vera e propria filosofia. Allo stato attuale la legislazione vitivinicola italiana appare superata, e comunque inidonea a regolamentare queste nuove pratiche; nel contempo, gli stessi operatori del settore riescono con difficoltà ad orientarsi in una galassia di produttori di origine diversa, e in una selva affollata di denominazioni e tipologie. L?Ais, con la sua attività didattica e divulgativa, ha il dovere, per essere al passo dei tempi, di aiutare il consumatore a percepire ed accogliere quei vini ?fuori dagli schemi? che non sono omologati dall?uso eccessivo della chimica e devastati da esasperate tecniche di cantina. È un cammino lungo e difficile ma noi della Delegazione Ais di Napoli siamo fortemente convinti della necessità, al più presto, di iniziare a camminare su questo sentiero?

Tommaso Luongo
Resp.Eventi Ais Napoli
335.6790897
tommasoluongo@yahoo.it

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L?Elogio dell?Imperfezione,
La qualità non convenzionale dei vini biodinamici, dei vini ?naturali?, dei vini da uve biologiche.

Terme delle Stufe di Nerone, Bacoli

Domenica 13 Maggio, dalle ore 10.00.

Info e Prenotazioni: T.Luongo Cell.3356790897 mail: tommasoluongo@yahoo.it

Programma Manifestazione Domenica 13 Maggio
Inizio lavori Tavola Rotonda: ore 10 Salone Terme delle Stufe di Nerone.
Saluti: Antonio Del Franco, Presidente Ais Campania
Interventi:
Giampaolo Mancini [agronomo e Produttore vini da uve biologiche]
Il Vino da uve biologiche: Facciamo chiarezza!

Antonio Di Gruttola [Enologo e Produttore vini naturali]
Né biologico, né biodinamico: Il Vino Naturale;

Leonello Anello [Agronomo e Consulente biodinamico]
Dalla vigna alla cantina: caratteristiche e differenze
tra Vino biodinamico e convenzionale;

Pino Savoia [Responsabile Servizi Ais Campania]
La scheda analitico-descrittiva Ais e i vini biodinamici: prospettive di aggiornamento;

Modera: Avv.Giovanni Picone, presidente Earth Council Alliance Italia.

A seguire:
Pranzo di lavoro presso Ristorante ?Divinum? via S.Giuliana, Bacoli

Ore 15.30 Seminario/ workshop tecnico + Laboratorio di approfondimento
Salone delle Terme delle Stufe di Nerone
A cura di Leonello Anello e Degustatori Ais e con la presenza dei Produttori.
Vini in degustazione
Sangiovese 2006 (biodinamico) 2006 (chimico) Querciabella
Sangiovese 2005 (biodinamico) 2003 (chimico) Fattoria Castellina
Nero D?Avola 2005 (biodinamico) 2005 (chimico) Santa Anastasia
Rosso di Montalcino 2005 (biodinamico) 2003 (chimico) San Giuseppe
Merlot ?Daino Bianco? 2005 (biodinamico) 2003 (chimico) Fattoria Castellina

A seguire:
Banchi d?assaggio a cura di degustatori Ais
In degustazione alcune delle aziende più rappresentative dell?affascinante mondo dei vini biodinamici, dei vini ?naturali? e dei vini da uve biologiche.

Il contributo per l?intera giornata comprensivo di partecipazione alla tavola rotonda con coffee break, pranzo c/o Ristorante Divinum e Seminario-Degustazione è di 50 Euro
POSTI LIMITATI(40). Prenotazioni: Tommaso Luongo Resp.Eventi Ais Napoli
Cell.335.6790897 mail: tommasoluongo@yahoo.it

Location: Terme Stufe di Nerone
via Stufe di Nerone 45 80078 – Bacoli (Na) Tel. +39.081.868.80.06 Fax.+39.081.868.73.37
Come raggiungerci
? Con la ferrovia Cumana linea Montesanto-Torregaveta
o Scendere alla stazione di Lucrino e proseguire a piedi per circa 300 metri in direzione Bacoli.
? Con l’automobile
o Percorrere la Tangenziale di Napoli, uscita n.14, Pozzuoli-Arco Felice, imboccare il tunnel sulla destra in direzione Bacoli. Proseguire per circa 700 metri dall’uscita del tunnel fino all’indicazione della deviazione a destra, immediatamente prima del tratto di strada in salita. Possibilità di Parcheggio presso la struttura.

Leonello Anello è agronomo e vive in Toscana; da oltre 20 anni esercita esclusivamente quale consulente in agricoltura biodinamica. Ha messo a punto e sviluppato la VITI-VINICOLTURA biodinamica moderna e l?applica in alcune tra le maggiori aziende viticole italiane. Ricercatore e sperimentatore della Sezione di Scienze Agricole Biodinamiche ha realizzato e diretto il primo centro pubblico europeo di ricerca olistica in agricoltura biodinamica.

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Ciripizza, la pizza campana con il certificato di qualità
Dalla Campania all?Italia: i fratelli Cosimo e Antonio Mogavero sono arrivati a Milano, in Paolo Sarpi angolo Canonica. Un successo per Ciripizza, 02- 36561221, ciripizza.it, che tiene alta la bandiera della Pizza tradizionale campana artigianale, bassa a differenza di quella napoletana con la cornice alta.
La qualità delle pizze di questo angolino, già attrezzato per l?asporto, nasce dall?impasto e dalla sua lievitazione naturale, dai pomodori San Marzano, dalla mozzarella Rivabianca prodotta a Paestum (Salerno), rivabianca.it, dalla conoscenza della storia e anche dalla capacità di pensare a nuove forme, ma con logica. Siamo lontani anni luce dalle assurdità american style. Tutto è ricco ma senza eccessi, c?è logica e armonia di sapori, oltre a una straordinaria digeribilità, virtù rara. Tutto appare nuova per la generosità degli ingredienti, provate la Regina Margherita, il test assoluto. Poi arrivano i Mogavero e allora ecco la Calzonpizza, per metà calzone e per metà margherita, la Cetara (alla colatura di alici) e le pizze antiossidanti studiate con Eugenio Del Toma, nutrizionista.
Nota finale: il conto è accompagnato da un attestato con il quale il gestore si impegna a rispettare il valore dei prodotti tipici italiani. Bravi.
Paolo Marchi
Da Il Giornale

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La Bettola del Massaro, un bel posto in città per il pesce di qualità
Ogni tanto mi viene voglia di andare al ristorante in città, un po? per cambiare e un po? perché ho questo piacevole appuntamento con tanti di voi che mi seguono assiduamente. Ecco che un sabato sera mi ritrovo a Battipaglia, città con oltre 50.000 abitanti che a ragione è ormai considerata la capitale della Piana del Sele. Eppure la storia di questo posto è abbastanza recente, nata come ?colonia agricola? nel 1858, Battipaglia rappresentò il migliore auspicio all’idea di bonifica delle aree paludose e malariche, trasformando la Piana del Sele in una delle zone più fertili e industriose del Sud. Divenne comune autonomo nel 1929 (prima era una frazione del Comune di Eboli) e da oltre 40 anni è un importante polo industriale: alle tradizionali industrie di trasformazione dei prodotti agricoli, si sono affiancate industrie siderurgiche e di apparecchiature elettriche a ciclo continuo. La nostra meta gastronomica è stata il ristorante ?La Bettola del Massaro?, locale di cui avevo già sentito parlare bene per la qualità dei suoi prodotti di mare. Per raggiungerlo è abbastanza semplice, basta arrivare al centro del paese ed il ristorante si trova nei pressi del comune. A riceverci è stata la proprietaria, la giovanissima, sorridente ed allegra Antonietta Menichino (a destra nella foto insieme alla sorella Roberta che collabora al servizio in sala) che ci fa accomodare ad un tavolo tondo, bello e spazioso. Il locale, essendo sabato sera, è ben affollato ma la situazione è sotto controllo e questo ci fa ben sperare. L?ambiente è rustico, ben illuminato, arredato con qualche quadro e dei mobili antichi. Inoltre si vedono in bella mostra delle foto dove le immagini raccontano un po? la storia del locale e di qualche personaggio famoso che vi è stato come ospite. Per completare il tutto aggiungiamo che le sedie sono impagliate e comode, le tovaglie ed i tovaglioli sono di colore giallo carico, mentre i coprimacchia sono rossi. Al centro della sala c?è un?isola fredda con pescato di qualità ed in giro su vari scaffali si vedono dei vini e delle grappe importanti. Per prima cosa un cameriere ci chiede se vogliamo bere l?acqua liscia o gassata. Scegliamo quella liscia e ci viene portata in una bella caraffa. In pratica era acqua potabile purificata. Sicuramente un sistema comodo, pratico ed economico per il ristoratore poiché in questo modo non ha bisogno di molti spazi per stoccare le casse. In un momento dove si parla addirittura di abbinamento di acqua-cibo (a Paestum il mese prossimo sarà organizzato un corso dell?ADAM, Associazione Degustatori Acque Minerali), preferisco quella in bottiglia dove so per certo quello che bevo. Per ordinare non ci portano il menu in quanto sappiamo che, quando si lavora con pescato fresco di mare, le proposte variano giorno per giorno o addirittura ora per ora in base alle richieste degli ospiti. Lasciamo fare dando come indicazione antipasto, primo e secondo tutto di mare. Per cominciare ci portano dei centrotavola con salmone marinato su letto di rucola e aceto balsamico (molto delicato), baccalà e cipolle in agrodolce (particolare), insalata di polipi (forse un po? duretti), alici farcite ed impanate (eccezionali), un timballo con seppie e cime di rapa (in formato maxi ma buono e piacevole) e polipetti affogati (niente da dire se non avessi mangiato per caso un pezzetto di peperoncino molto piccante che mi ha fatto un po? tribolare). A seguire dei magnifici paccheri conditi con freschissimi gamberi cerasuoli e lardo di Colonnata. Come secondo una bella pezzogna al sale (sarà stata di circo 1 Kg), di una delicatezza unica, spinata al nostro tavolo con molta competenza da Antonietta. Per chiudere in dolcezza un caldo soufflè al cioccolato. Come vino abbiamo bevuto un Soave Doc Monte Ceriani delle cantine della Tenuta Sant?Antonio. Per concludere possiamo asserire che ?La Bettola del Massaro? è un bel posto in città per il pesce di qualità. In due abbiamo pagato 80 euro.
Ristorante La Bettola del Massaro, Via Gramsci 43 ? 84091 Battipaglia (SA) – Tel. 0828.614378 ? Chiuso il Lunedì ? Voto71/100.
Diodato Buonora – Febbraio 2007

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Qualità dell?agroalimentare: il Cilento primo in Campania

Salerno è dodicesima tra le province italiane per qualità di prodotti tipici. E?quanto emerge da uno studio della fondazione Qualivita che ha presentato l’ Atlante dei 155 prodotti agroalimentari italiani Dop (Denominazione d?origine protetta), Igp (Indicazione geografica protetta) e Stg (Specialità tradizionale garantita).

L?agroalimentare italiano è leader in Europa per il numero di denominazioni d’origine Dop-Igp. Tricolori sono 155 prodotti su un totale europeo di 726, 105 denominazioni d’origine protetta, 50 indicazioni geografiche protette.
La provincia di Salerno si piazza al dodiceesimo posto tra le province italiane per numero e qualità di prodotti tipici, prima in Campania. Un buon risultato considerando che la debacle del sud Italia. Il paniere dei prodotti agroalimentari italiani a denominazione d’origine risulta piuttosto eterogeneo, infatti, ai soli formaggi e salumi è riconducibile oltre il 95 per cento di entrambi i valori stimati (consumo e produzione) e anche se si considerano i prodotti singolarmente, l’incidenza resta la stessa, i primi 15 prodotti Dop e Igp, per dimensione economica, coprono il 93 per cento del fatturato complessivo.
Delle 155 denominazioni tutelate, di cui il 18 per cento del totale della produzione è destinato ai mercati esteri, 25 possono essere prodotte in Emilia Romagna.
Le altre regioni con le maggiori opportunità di produzione certificata sono il Veneto, con 21 denominazioni, la Lombardia (20) e la Toscana (19).
Grandi assenti dalla classifica, le regioni del Sud Italia che compaiono solo nella graduatoria delle province, con Caserta e, appunto, Salerno che si piazza al 12° posto: la classifica Qualivita delle province italiane è stata stilata incrociando gli indicatori delle quantità certificate e dei fatturati, in relazione alla superficie dell’area geografica e alle aziende presenti.

Quanto ai prodotti, tra i 155 con marchio classificati nell?atlante, a fare la parte del leone sono i formaggi e i salumi. Tra i primi spiccano per quantità di prodotto e di produttori l?Asiago dop, la Fontina dop, il Grana Padano dop, la Mozzarella di bufala campana dop, prodotti a denominazione d’origine rappresentano un patrimonio di 9,3 miliardi di euro di valore al consumo e di 4,8 miliardi di euro di valore alla produzione.
Guardando alle categorie merceologiche, ci sono al primo posto ortofrutticoli e cereali, con 45 riconoscimenti, dei quali 9 Dop e 36 Igp, segue l’olio extravergine d’oliva con 36 Dop e una Igp, poi i formaggi e i caseari, con 33 Dop, le carni (salumi e carni frasche) con 20 Dop e 10 Igp.
Tra le Dop salernitane riconosciute dalla Ue, il Fico bianco del Cilento, l?Olio extravergine di oliva Cilento, l?Olio extravergine di oliva Colline Salernitane e il Pomodoro S. Marzano dell’Agro Sarnese-nocerino e, in fase di istruttori, la Soppressata del Vallo di Diano e la Castagna di Acerno.
Tra i prodotti Igp, il Carciofo di Paestum, il Limone Costa d’Amalfi, la Nocciola di Giffoni e il Marrone di Roccadaspide.
Caterina La Bella

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?Anteprima Taurasi? ? Castello di Taurasi (AV), 2 dicembre 2006

TAURASI DOCG, ISTITUZIONI D?ACCORDO:
CRESCE LA QUALITA? MA E? NECESSARIO
RAFFORZARE IMPRESA E MARKETING

Parlano Buono (presidente del Consorzio di Tutela e sindaco di Taurasi), Tartaglia (direttore Stapa Cepica), Di Iorio (presidente Comunità Montana Terminio Cervialto), Capone (presidente Camera di Commercio), Mastroberardino (presidente Federvini),
Del Franco (presidente regionale Associazione Italiana Sommelier)

Cresce l?attesa per l?Anteprima Taurasi del prossimo 2 dicembre, quinta edizione dell?evento più importante dedicato al principe dei vini irpini. Collocata per la prima volta nella prestigiosa sede del Castello di Taurasi, la rassegna rappresenta da qualche anno ormai un appuntamento centrale per giornalisti, operatori e semplici appassionati della tipologia. Un?occasione per assaggiare praticamente in anteprima le nuove annate dei rossi irpini ma anche per fare il punto della situazione su quella che è la denominazione più autorevole e ricca di storia del Centro-Sud, ma anche quella che più soffre i mercati in questa congiuntura.

?Il Taurasi oggi più che mai vive una sorta di doppia identità – suggerisce Antonio Buono, Presidente del Consorzio di Tutela Vini d?Irpina e sindaco di Taurasi -. Da una parte cresce la qualità media della produzione in continuità con una storia importante, dall?altra non c?è ancora la percezione di questo processo presso i consumatori finali. Non ci sono mai stati tanti premi e riconoscimenti come in questi ultimi anni, il parterre continua a crescere per qualità e passione ma le difficoltà di vendita non mancano?. Se la convinzione è quella di poter contare su un vino dalle grandi potenzialità, espressione compiuta di un territorio così atipicamente meridionale, la forbice che separa l?entusiasmo irpino dalla risposta dei mercati è ancora ampia, come sottolinea Alfonso Tartaglia, direttore dello Stapa Cepica di Avellino: ?Qualsiasi riflessione che riguarda il vino parte dal lavoro quotidiano di chi deve prima di tutto puntare su materie prime di qualità, utilizzando al meglio anche i contributi tecnici di chi si occupa di ricerca e sperimentazione. Su questo aspetto, sempre perfettibile, possiamo dirci soddisfatti. Quel che manca invece è la capacità di fidelizzare il consumatore facendogli scorgere gli elementi di valore aggiunto in un vino che per lui, evidentemente, ha ancora un prezzo troppo alto. Bisogna investire di più sul marketing territoriale, riempire Taurasi vino e Taurasi distretto di nuovi contenuti?.
E? d?accordo con lui Nicola Di Iorio, presidente della Comunità Montana Terminio Cervialto: ?Sul Taurasi e sulla sua produzione coesistono luci ed ombre. Le luci sono rappresentate da una filiera in crescita in termini di qualità. Le ombre, invece, da un sistema imprenditoriale che, fatte le debite eccezioni, si presenta fragile e si basa su strutture finanziarie ed organizzative che vanno necessariamente riviste per competere sui grandi mercati. La creazione di iniziative, come la facoltà di enologia e vitivinicoltura, il consorzio di tutela e l?enoteca regionale, possono servire a creare la giusta promozione intorno alla filiera?. Sulla stessa lunghezza d?onda Costantino Capone, presidente della Camera di Commercio di Avellino e di Unioncamere Campania: ?Nonostante non abbia nulla da invidiare a nessuno nelle sue massime espressioni, è innegabile che il marchio Taurasi Docg sia piuttosto sofferente rispetto a quelli dei grandi rossi italiani. La creazione del Consorzio di Tutela dei vini d?Irpinia aveva nella sua ragion d?essere anche e soprattutto quello di rilanciare sul terreno del marketing e della comunicazione. La parcellizzazione della produzione non aiuta in tal senso e la speranza è quella che il consorzio si assuma sempre di più la responsabilità e la paternità di questo tipo di iniziative?. ?Siamo tutti d?accordo sul fatto che il Taurasi va comunicato e sostenuto nella sua immagine di oggi?, aggiunge Piero Mastroberardino, presidente di Federvini, ?ma ci sono due elementi che non vanno trascurati. Il primo è la distanza tra la struttura produttiva della denominazione nella sua globalità e le strategie di pianificazione e posizionamento. La seconda riguarda aspetti più ampi dello sviluppo del sistema irpino: al di là delle celebrazioni, il vino non viene ancora usato come argomento, come vera vocazione territoriale nella nostra provincia?. ?Ecco perché?, ribadisce Alfonso Tartaglia, ?eventi come Anteprima Taurasi, da noi sostenuti attraverso il progetto Terre Antiche del Nocciolo, diventano non solo importanti ma necessari. Ci sono le punte di diamante della nostra enologia ma è un momento di grande visibilità per tutta la filiera?. Per Antonio Del Franco, presidente regionale dell?Associazione Italiana Sommelier ?da 5 anni stavamo aspettando un degno contenitore per mettere in evidenza il nostro vino più amato. Ogni anno il pubblico che frequentava l’iniziativa, ritornava a casa infreddolito e con una sorta di insoddisfazione visiva, quest?anno col Castello di Taurasi sono convinto che riusciremo a sintonizzarci meglio sulle aspettative di chi vuole saperne di più su questo vino così austero e così irpino. Sono reduce da un viaggio a Pechino dove il Taurasi è stato il vino più apprezzato e uno dei pochi che si è giocato un paragone con i grandi francesi. Iniziative come l?Anteprima servono anche a questo?.

30 novembre 2006

Ufficio Stampa: Paolo De Cristofaro ? 328/0651252
Diana Cataldo ? 349/6636971
E-mail: anteprimataurasi@alice.it

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Olio extravergine d?oliva di qualità, attenzione ai furbi?

1) Un controllo a tappeto dei NAS nei locali di viale Monza a Milano ha fatto emergere dati inquietanti. Sono stati infatti 1.500 i litri d?olio adulterati con il colorante chiamato ?verdone? sequestrati e sottoposti ad analisi per individuarne il grado di pericolosità per la salute. Per difendersi dalle frodi, l?oleogo Luigi Caricato, dalle pagine de Il Giorno, consiglia di osservare il colore (che non dovrebbe mai essere troppo intenso) e soprattutto di sentire il profumo (che dovrebbe sempre sapere di frutto). Fonte: Club di Papillon

2) Olio di olive greche, spagnole e tunisine spacciato per italiano, questo è quanto emerso da un?indagine della Coldiretti pubblicata sulle pagine di Italia Oggi in occasione della ?Giornata nazionale dell?olio italiano?. I dati sono allarmanti anche per quanto riguarda la produzione nazionale di olive che è calata del 4% (di contro ad un aumento della produzione spagnola del 32%) e la costante tendenza al ribasso del prezzo delle olive in campo. Ma, ad essere in pericolo, non è solo la produzione bensì l?immagine stessa del prodotto italiano. Ha dichiarato infatti il presidente della Coldiretti, Paolo Bedoni : ?Occorre evitare che all?estero si radichi un falso made in Italy che non ha nulla a che fare con il territorio nazionale?. Fonte: Club di Papillon

3)Sugli scaffali dei supermercati è straniero l?olio di oliva contenuto quasi in una bottiglia su due, ma ai consumatori vengono presentate tutte come italiane perché sulle etichette non è obbligatorio indicare l?origine delle olive ed è quindi possibile ?spacciare? come Made in Italy miscugli di olio spremuto da olive spagnole, greche e tunisine. Sono queste le ragioni della mobilitazione avviata dalla Coldiretti in tutta Italia con la raccolta di firme a sostegno dell?obbligo di indicare in etichetta l?origine dell?olio di oliva alla quale sono giunti consensi bipartisan dal mondo politico ed istituzionale ma anche il deciso sostegno delle associazioni dei consumatori, di quelle ambientaliste e delle imprese come Wwf, Lipu, Legambiente, Symbola, CdG, Vas, Club Papillon, Federconsumatori, Adusbef, Adoc, Codacons, Movimento difesa del cittadino e Aiab.
Oggi per essere certi di acquistare un olio realmente italiano bisogna scegliere uno dei 37 oli extravergini d?oliva Dop che hanno ottenuto un riconoscimento comunitario e vengono prodotti in base a uno specifico disciplinare di produzione in un territorio delimitato, oppure, verificare che sulla bottiglia vi sia l?indicazione (facoltative per legge) prodotto 100% italiano oppure italiano, oppure acquistare direttamente dalle circa 7800 aziende agricole italiane che offrono il proprio olio. Fonte: enotime.it

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Al ristorante ?I Cavalieri? di Battipaglia, una buona qualità ad un prezzo onesto

?Viaggiando e assaggiando? sono ritornato a Battipaglia, la bella cittadina che potrebbe essere, a giusto titolo, la capitale della Piana del Sele. Pochi sanno che nel 1986 Battipaglia fu segnalata tra i cento comuni di Italia che, per il progresso economico e civile conseguito, avevano contribuito a rendere più grande l’Italia nella storia dei quarant’anni della Repubblica. Una bella soddisfazione. Tornando al ?gusto?, la nostra meta gastronomica è stata il ristorante ?I Cavalieri?, che ha aperto i battenti circa 4 anni fa. Per raggiungere il posto, arrivando da Paestum, all?inizio della città, invece di prendere la variante che passa vicino allo stadio e va verso l?autostrada, si prosegue diritto per la vecchia strada, dopo meno di 100 metri si gira a destra, ancora 100 metri e sempre sulla destra si trova, ben visibile, il ristorante che è ubicato al pian terreno di una palazzina di tre piani. Appena entrati, dopo aver varcato il piccolo anti-ingresso, vediamo un camino che, dato la stagione, non è ancora in funzione, oltre a due divani che servono a rendere comoda un?eventuale attesa. A seguire c?è la sala che è elegante e ben arredata in uno stile classico-moderno, dove fanno da cornice una parete rivestita in legno ed adattata a cantina ed un bell?acquario con pesci variopinti. Il tovagliato è di colore giallo-oro, i bicchieri sono quelli adatti a bere vini di qualità, l?illuminazione è quella giusta ed anche il sottofondo musicale è piacevole. In un angolo ci sono le dediche e le foto di personaggi famosi che hanno frequentato il locale, come Gianfranco D?Angelo, Mariella Nava, Vincenzo Salemme e Stefano Masciarelli. C?è veramente una bella atmosfera nonostante in sala ci sia un solo tavolo occupato (come nostra abitudine arriviamo sempre un po? tardino). A riceverci il ?patron?, Simone Lauri (nella foto insieme allo chef Gennaro Formisano) che prontamente ci fa accomodare (eravamo in cinque) e portandoci il menu ci chiede se preferiamo acqua gassata o liscia. Cosa che non succede spesso. Dalla lista che comprende 6 antipasti, 9 primi, 6 secondi, 3 contorni e 4 dessert, alcune cose da noi richieste non erano disponibili, come lo spada marinato, i funghi porcini ed il filetto di manzo. Simone si è giustificato dicendo che lavorando unicamente con prodotti freschi a volte capita che non si riesce a trovare tutto. Iniziamo la serata con un centrotavola di crostini, gentilmente offerto, con delle buonissime alici marinate profumate con bacche di pepe rosa. L?antipasto che ho scelto, ?Trittico di affumicati con emulsione di aceto balsamico?, era composto da spada, salmone e tonno (molto salato). Peccato che non è stato accompagnato con dei crostini tostati. Come primo mi sono lasciato tentare dalle ?Cortecce con vongole e crema di patate?, che tutto sommato erano buone. Eccezionale invece, sia in qualità che in quantità, la tagliata di manzo su letto di rucola ed aceto balsamico. Successivamente abbiamo chiesto il solito formaggio, per terminare il vino, ma siamo rimasti delusi: non ce n?era. Abbiamo rimediato con un tortino al cioccolato ed uno alla nocciola che hanno chiuso, in tutti i casi, una piacevole serata. Dalla lista dei vini, dove in prevalenza c?erano quasi tutte le etichette della Feudi di San Gregorio e di Struzziero, noi abbiamo bevuto il Roseto 2005, Fiano di Avellino Docg di Struzziero che si è confermato un ottimo bianco e un Selve di Luoti 1998, Taurasi Docg della Feudi che, dato la sua nomea per la qualità, non ha bisogno di commenti. In 5 abbiamo pagato 216,70 euro, che, se togliamo il vino, diventano 150: in pratica 30 euro a persona vini esclusi. Niente da dire: onestissimo.

Ristorante I Cavalieri, Via Bosco I°, 40 – 84091Battipaglia (SA). Tel. 0828.614223. Chiuso il martedì. Voto 74/100

Diodato Buonora – ottobre 2006

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Il buttero, fino a non molto tempo fa, è stato una figura insostituibile nella maremma toscana, un’area fatta di vasti spazi, di terreni impervi e di paludi dove pascolavano vacche e cavalli bradi allevati in branchi numerosi nelle grandi aziende. Il buttero era la persona preposta alla cura delle mandrie, un personaggio eroico, il simbolo di una terra, il custode di tradizioni millenarie. Una vita, dall?alba al tramonto, sempre a cavallo. Ora, i tempi sono cambiati, le grandi mandrie quasi non esistono più e di butteri ne sono rimasti ben pochi. Questa introduzione è dovuta per spiegare, per chi non lo conoscesse, il significato di questa parola che da poco più di un mese è anche il nome di un nuovo ristorante ad Agropoli, il quale, appunto, ha il suo punto di forza nella grandissima qualità della carne. Per arrivare al locale, dalla S.S. 18, uscite ad Agropoli sud, andate verso il centro per qualche centinaio di metri e, subito dopo il nuovo ospedale, sulla sinistra, troverete quest?interessantissima meta gastronomica. A gestire ?Il Buttero? troviamo Giuseppe (Peppe) Di Giovanni, che per tantissimi anni è stato un affermato maître in una nota struttura alberghiera di Paestum. Poi, è arrivata la voglia di avere qualcosa in proprio, anche perché suo figlio Gennaro (i due sulla foto) frequenta con passione il funzionale istituto alberghiero di Gromola. Il modo ?scoppiettante? di fare di Peppe e la sua voglia di stupire hanno fatto sì che di questo posto se ne parlasse subito e bene. Difatti molti amici mi hanno confidato che, per occupare uno dei sessanta posti di cui dispone il locale, hanno dovuto fare la fila. Ed ecco che alla vigilia della ?befana?, alle dieci di sera, solo soletto, ho preso la via del ?Buttero?. Arrivato, noto nel parcheggio davanti al ristorante un gigantesco, innovativo, originale e luminoso albero di Natale (in seguito Peppe mi confida che è stato costruito con un suo ?brevetto?). Dopo aver parcheggiato, vedo che il tutto è molto attraente come ad esempio l?imponente insegna stile ?saloon western? che è situata sopra la struttura. Entro e noto una caldissima atmosfera. A destra, a vista, il forno a legna per le pizze. A fianco un?esposizione di antipastini e verdure preparati in modi sfiziosi. Appena dietro, una griglia per la carne, la quale viene tagliata e cotta davanti ai vostri occhi. Poi, un bravo chitarrista suona tavolo per tavolo delle indimenticabili canzoni napoletane. In pratica ci sono tutti gli ingredienti per una ?gustosa? serata. A ricevermi Massimo De Rosa, il responsabile di sala, che mi fa accomodare all?ultimo tavolo rimasto libero. Come dicevo prima, il locale è giovane e non ha ancora tutti gli accessori pronti. Non c?è il menu, per il momento è pronto solo quello delle pizze, che è molto vivace: ogni pizza una pagina ed ogni pagina la foto della pizza. L?impaginazione e le foto sono state curate da ?Diva Service? di Capaccio Scalo. Molto bravi. A breve sullo stesso stile dovrebbe essere pronto anche il menu per il ristorante. Come di consuetudine, quando mi conoscono, lascio fare ed ecco che mi arriva l?Antipasto del Buttero: salsiccia cilentana, soppressata, bocconcino di bufala, speck, pancetta di maiale della cinta senese, prosciutto crudo, zucca marinata, peperoni saltati, frittatina con salsiccia, bruschette al guanciale e una fragrante focaccina profumata all?origano. Cose semplici, che la ricercatezza, la freschezza e la qualità delle materie prime ne hanno fatto un antipasto di prim?ordine. Al ?Buttero? preparano solo pochi primi piatti elaborati in modo particolare e sfizioso. Per questo si avvale della consulenza dello chef Luigi Mucciolo che nel suo genere è un vero artista. Come primo, mi hanno servito i cavatelli con salsiccia e broccoli che in questo caso sono stati tagliuzzati molto finemente. Era molto tempo che non assaporavo un primo così gustoso e ben amalgamato. Poi è il momento della carne che viene grigliata in sala direttamente dal ?patron? Peppe. Su un letto di radicchio mi è stato portato un misto composto da pancetta di maiale, buone costolettine d?agnello, succulenti ?tracchiulelle?, vera salsiccia e un tenerissimo controfiletto di manzo argentino. Per finire, un affettato di frutta fresca ed esotica da ?fotografia?, e degli ottimi dolci che sono preparati dalla bravissima signora Enza, moglie di Peppe. Con tutto questo buon mangiare ci voleva anche dell?ottimo bere. La carta dei vini non è ancora disponibile, ma il locale dispone di diverse etichette, che sono a vista, per tutte le tasche. Personalmente, mi sono lasciato andare ed ho bevuto un Barolo Docg 1999 di Prunotto: un vino e un?azienda che non necessitano di presentazione. Costo circa 30 euro (vini a parte).

Ristorante Il Buttero, Via S. Pio X, 84043 Agropoli (SA). Tel. 339.1316316. Voto 77/100.

Diodato Buonora – gennaio 2006

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Il bufalo di qualità al Consorzio Alba


Gustosa, sana, sicura, nutriente e biologica, questi sono i 5 buoni motivi, secondo il Consorzio Alba, per consumare la carne di bufalo. Il Consorzio Alba (Allevatori bufalini Associati), con sede ad Ogliastro Cilento, sostiene e promuove il consumo della carne bufalina dal 1998. Nella mia visita, insieme al Direttore, dott. Luigi Aldo Baj (nella foto), ho potuto costatare con quanta cura, professionalità, impegno e soprattutto igiene è lavorata la carne. L?Alba distribuisce autonomamente i propri prodotti, sia freschi che insaccati come l?assolo (bresaola di bufala), la schiacciata di Paestum, la soppressata, il bufalino cocktail e la salsiccia sia dolce che piccante. Il bufalo, da anni snobbato e dimenticato, grazie all?impegno del consorzio ha sempre più consensi nei confronti dei ristoratori e dei consumatori. Gli allevatori del consorzio, tutti cilentani, destinano alla macellazione solo i maschi fra i 12 e i 15 mesi di età che sono nutriti in modo esclusivamente naturale. Per garantire la qualità delle carni e la salute degli animali, i veterinari dell?ASL sono presenti quotidianamente per effettuare continui controlli, tutto questo a vantaggio del consumatore che con la carne di bufalo è certo di gustare un prodotto nostrano e sicuro. I vantaggi di questa carne rossa sono una maggior capacità di ritenzione idrica rispetto ad altre carni, un bassissimo contenuto di grassi saturi, molte proteine, una consistente percentuale di ferro, meno calorie dei bovini, molta digeribilità ed un basso tenore di colesterolo, tutti pregi che ne fanno un alimento adatto soprattutto ad anziani, bambini, sportivi e cardiopatici.
Gli associati all?Alba sono: l?Azienda Agricola Chirico Benedetto di Ascea, l?Azienda Zootecnica dell?Alento di Perito, l?A. A. Salati Ianniti Evelina e l?A. A. Bellelli Ettore di Capaccio, l?A. A. Contini Francesco di Altavilla Silentina, l?A. A. Fravita di Matinelle, e l?A. A. Palumbo Pasquale di Eboli.
Grazie alla volontà e all?intuito di queste aziende, la bufala, presente nell’Italia meridionale già in epoca romana, non è solo mozzarella, ma anche carne e salumi di qualità che vanno a vantaggio della nostra economia.
Chi vuol avere un primo approccio con il ?bufalo? dell?Al.B.A. a Capaccio-Paestum può provare presso l?Osteria La Pergola, Il Vecchio Podere, il Ristorante Oasi, La Ruota del Pavone, il Ristorante Nettuno, la Masseria Eliseo e la Tenuta Seliano; a Battipaglia al ristorante Tavernola, a Pontecagnano alla Masseria Casella, ed a Salerno al ristorante Spunzillo.
Il Consorzio Alba è molto attivo a livello promozionale. Con la collaborazione di Slow Food ha organizzato 14 cene in altrettante città italiane per far conoscere la carne bufalina cilentana. Inoltre è stato presentato un ricettario redatto con l?aiuto di grandi chef che è andato letteralmente a ruba. Per chi ha la passione della cucina, tutte le ricette le può trovare sul sito del Consorzio.

Recapito: Consorzio Alba (Allevatori Bufalini Associati), Località Difesa, zona industriale ? 84061 Ogliastro Cilento (SA) ? tel. 0974.844019 ? fax 0974.844127 ? sito web: www.consorzioalba.com – e-mail: info@consorzioalba.com

Diodato Buonora – febbraio 2004

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L?osteria Demetra è aperta da poco più di un anno, si trova in contrada Laura di Paestum. Arrivando da Capaccio Scalo, al semaforo della Laura, girate a sinistra e dopo poche centinaia di metri sulla vostra destra, trovate il ristorante. Si nota subito, una casetta sapientemente ristrutturata di colore giallo chiaro, davanti un?insegna di legno con la raffigurazione di quella che ha dato il nome al locale, Demetra, la dea greca dei campi e delle messi che aveva insegnato agli uomini la coltivazione dei campi. Franco Torrusio, ?patron? del locale (nella foto insieme allo chef, Carmelo Prinzo), ha spiegato che il nome Demetra è stato scelto in un momento dove l?uomo sembra non aver più rispetto per la natura. La coltivazione degli ?ogm?, il dare farine animali alle mucche con il risultato del morbo della ?mucca pazza? e della produzione degli ortaggi geneticamente modificati. Quindi, il nome è stato dato come forma di riconoscenza verso la dea, nel segno della continuità.
Il posto è invitante dall?esterno, mentre l?interno è caldo, accogliente, arredato con mobili antichi. Ai muri notiamo due affreschi di un rinomato artista locale, su uno è raffigurato Dionisio, dio del vino e dell?ebbrezza, sull?altro, una delle pareti della rinomata ?Tomba del Tuffatore?. I posti sono circa 50, suddivisi in due salette. Elegante la preparazione dei tavoli, tovaglie bordeaux con coprimacchia color crema, bicchieri a vino con piede lungo, i bicchieri ad acqua sono dei tumbler bassi.
Noi siamo stati qui, in sei, una sera d?inizio dicembre. Una compagnia di quelle che non ti fanno dimenticare la serata per un bel po?, di quelle che vogliono cibo e vino in quantità, oltre che di qualità. A riceverci, Franco, uno che da oltre un ventennio è impegnato nel campo della ristorazione, e si nota. Il menu offre una buona scelta: ci sono cose semplici e cose leggermente elaborate, pietanze di mare e di terra. Noi, abbiamo scelto: affettato di salumi (non locali, ma di qualità), ravioli in salsa di melanzane e provola (molto gustosi), filetto ai porcini (tenerissimo, si scioglieva in bocca) con contorno di piacevoli patatine (non surgelate), controfiletto di manzo alla griglia con verdurine grigliate (una delizia per il palato). Non ancora paghi, abbiamo chiesto una zuppa di fagioli con scarola e salsiccia con crostini che ha chiuso in bellezza una serata da ricordare. Ci sono stati serviti tutti prodotti di qualità molto ben preparati. Come vino, da una lista scritta a mano, di circa 100 etichette ben assortite (peccato che mancavano le annate), abbiamo bevuto: champagne Veuve Clicquot (come aperitivo), poi, Dolcetto d?Alba, Rosso di Montalcino, Nuhar Nero d?Avola di Rapitalà, Cappellaccio Aglianico di Rivera e Brunello di Montalcino.
Un locale da visitare, magari durante le prossime feste. Il conto vi costerà 25/30 euro, vini a parte.

Osteria Ristorante Demetra, Via Laura 104 ? 84063 Paestum (SA). Tel. 0828.851462. Chiuso il lunedì. Voto 79/100.

Diodato Buonora – Dicembre 2003

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Ho visitato tante cantine, in Campania, Sicilia, Toscana, Friuli ed anche all?estero. In ognuna trasformano l?uva in vino. È vero, sempre le stesse cose. Però, visitarle trasmette sempre un?emozione particolare e ogni storia, anche se simile, è diversa dall?altra, interessante e, a volte, anche appassionante. Da qualche anno ho iniziato a visitare i caseifici della nostra provincia, che, sempre di più, sta diventando la culla mondiale della mozzarella di bufala di qualità, quella che tutti ci invidiano. Per certi versi, visitare una cantina o un caseificio, trasmette identiche emozioni. In ognuna di essa una storia, personaggi diversi, con tanta passione per il raggiungimento della qualità totale. L?ultimo mio ?itinerario? mi ha portato all?azienda casearia ?La Masseria?, nel comune di Eboli, la cittadina divenuta famosa per il romanzo ?Cristo si è fermato a Eboli? scritto nel 1944 da Carlo Levi. Per raggiungere ?La Masseria? è semplicissimo: dal famoso bivio di Santa Cecilia, bisogna andare verso Eboli, ed esattamente dopo due Km, sulla sinistra troviamo la nostra meta. L?azienda è gestita da Nicola Rizzo e suo figlio Christian (insieme sulla foto), due persone che hanno le idee ben chiare. Una breve chiacchierata con loro, con successivo assaggio di prodotti, mi ha fatto rendere conto che il loro non è un caseificio qualsiasi, ma uno di quelli che non ha nulla da invidiare ai più famosi della Piana del Sele. Alla ?Masseria? i prodotti caseari sono ricavati esclusivamente dal latte ottenuto dalle bufale dell?azienda che sono poco più di 220. Tutti sanno che per ottenere un buon prodotto ci vuole un latte di altissima qualità. Qui, le bufale sono allevate unicamente con foraggi come erba medica, mais ed altro, ottenuti in proprie coltivazioni, da agricoltura biologica. Nicola Rizzo, il papà, ci racconta che l?azienda esisteva già dal 1932ai tempi di suo nonno, ma è solo dal 2000 che si è iniziato a trasformare il latte in delizie di rara qualità. Ora, ad interessarsi maggiormente dell?attività, intrapresa con tanta passione, è il figlio Christian, 34 anni, avvocato penalista che ai tribunali ha preferito ?La Masseria? che gli sta dando grandi soddisfazioni. Pensate: i circa 15 quintali prodotti quotidianamente sono destinati unicamente al mercato locale, in pratica quello più esigente e competente. Sappiamo che, al nord o all?estero, chi non ha mai assaggiato una ?grande? mozzarella, considera buona anche quella modesta, prodotta da caseifici senza scrupoli, dove l?unico obiettivo è quello di far quattrini. Visitare ?La Masseria? è stata veramente una bella scoperta e se passate da queste parti approfittatene per gustare i prodotti di punta quali le mozzarelle (nei vari formati), la ricotta che è eccezionale e la scamorza che non è da meno. Se siete fortunati, e capitate al momento della produzione, dal punto vendita che si presenta in modo, igienicamente parlando, impeccabile, potete ammirare da una grande vetrata come alla ?Masseria? preparano prodotti caseari di grande qualità.

Azienda casearia ?La Masseria?, Via Cornito, 84020 Eboli (SA). Tel. e fax 0828625016

Diodato Buonora – settembre 2005

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