Gaierhof

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“In Trentino manca una mission territoriale sul vino”, l’intervista a Luigi Togn, una vita nella vite 

Inizia il viaggio ‘Sorsi di vini, sorsi di viti e di vita’. Dal marchio Lechthaler e Torri di Luna a Maso Poli, la famiglia Togn è da generazioni in prima linea nella produzione di vino di eccellenza in Provincia. Luigi Togn: “Oggi si coltiva troppa uva bianca”  

Di Nereo Pederzolli 

TRENTO. Sorsi d’estate, sorsi tra vini e viti di una vita. Per conoscere gli artefici del vino tra le Dolomiti. Vignaioli, imprenditori, uomini e donne che con la vite hanno legami di vita. Storie, ricordi, ma soprattutto prospettive. Per onorare la memoria enoica, per sorseggiare perle di saggezza e gustare al meglio quanto si assapora.  

Ecco allora una sorta di ‘aperitivo’: l’attualità di una famiglia decisamente ‘vinosa’. Quella di Luigi Togn.  

E’ nel vino da oltre mezzo secolo, indomito innovatore, caparbio cantiniere, accorto Maestro di Vigna. Ha basato la sua attività sul rafforzamento dell’azienda/madre, la Gaierhof, in quel di Roverè della Luna. Favorendo altre iniziative enologiche, marchi come Lechthaler e Torri di Luna, ma soprattutto Maso Poli, splendido vigneto sulle colline lavisane.  

Luigi Togn, un trentino che ha sempre puntato sul mercato più diversificato. L’Americain primis, dove opera da decenni con l’amico Fabrizio Pedrolli, altro trentino pioniere della cultura internazionale del vino.  

Impegno e innovazione. Che hanno coinvolto le figlie RominaValentina e Martina, pure il genero Goffredo Pasolli, enologo tra i più autorevoli tra le Dolomiti.  

Ma come inizia la carriera dei TognLo spiega così. 

Quando ripercorro con la mente le tappe del mio percorso, mi sento un uomo fortunato. La mia fortuna sta nell’aver incontrato sulla strada personaggi significativi per la mia crescita personale, uomini di spicco, come anche persone umili, ciascuno giunto sul mio cammino al momento giusto. Penso in modo particolare a Bertold Schmidt, enologo alsaziano e mio dipendente della cantina di Roverè della Luna. Bertold mi stimolava di continuo, ricordo sempre la frase con la quale esordiva: “Luigi tu parli il tedesco, fai tante cose, non temere di realizzare le tue idee, i soldi si trovano sempre”. Era il 1966. E, all’epoca i vini tedeschi costavano molto, tre o quattro marchi al litro. 

In altre parole, è stato vitale per me intessere rapporto di collaborazione con persone esterne alla regione: aprire la mente a nuove conoscenze. Lo scambio di culture gioca a favore dell’affermazione del proprio orgoglio di appartenenza.  

Estero e Trentinocon che stimoliE con quali persone? 

Un altro personaggio importante nella mia vita professionale è stato Angelo Rossi, allora direttore del Comitato Vitivinicolo del Trentino del quale fui Presidente (dal 1990 al 1992). Insieme ad Angelo spingemmo affinché nella collina di Trento, ed in modo particolare nella Valle di Cembra, venisse piantato un vitigno nordico, il Müller Thurgau, decisamente adatto al microclima delle colline fresche della valle. Spingemmo i viticoltori della zona pedecollinare e pianeggiante della conca di Trento a dedicarsi alla coltivazione dello Chardonnay. 

Furono anni che proprio grazie all’Istituto del Vino Trentino nacque il concetto di spumante metodo classico trentino: marchi tuttora di spicco come Èquipe5, Ferrari Spumanti, Abate Nero, Cesarini Sforza ed altri hanno iniziato a disegnare allora il profilo spumantistico della nostra regione. Da non dimenticare l’Istituto Agrario di San Michele all’Adige che ci ha sostenuto con enotecnici e ricerca.  

Recente passatoma il futuro? 

Spesso mi interrogo su cosa potrei dire ad un giovane viticoltore, che desideri affacciarsi sul mondo del vino odierno, focalizzo sempre nella mia mente la stessa risposta: bisogna coltivare una visione. La capacità di vedere in avanti è la sola in grado di farci assorbire gli stimoli dall’esterno e trasformarli in forza e consapevolezza del proprio potenziale. Inoltre, in ogni settore imprenditoriale, anche quello viticolo, sono vitali le esperienze all’estero. Non dovrebbero mai essere messe in coda ad altre priorità. La mia curiosità, la mia sete di sapere, la mia brama di mettermi in discussione, mi ha portato davvero a curiosare e capire sistemi di gestione della filiera produttiva decisamente diversi da una mentalità che poteva essere quella italiana e nello specifico trentina.  

Quale momento ’storico‘ ricorda particolarmente del Suo operato a favore del vino trentino? 

Ricordo con orgoglio il 1992, con il Comitato Vitivinicolo del Trentino siglammo il protocollo di intesa per la lotta integrata in campagna. Fu un momento molto importante per la viticoltura della Provincia, perché si diede un consistente freno all’uso sconsiderato di pesticidi in campagna, che solo una ventina di anni fa intossicavano il nostro panorama agricolo. Sono passaggi vitali questi, sudati con il sangue, ma così importanti per tutti, da non dimenticare. 

Adesso la questione ecosostenibilità è all’ordine del giorno. Siamo pronti? 

Sarebbe utile che il nostro comparto si fermasse per un attimo a riflettere su quanti passi positivi e significativi si sono compiuti in Trentino, tuttavia l’immagine che mi sovviene pensando alle nostre aziende viticole è quella di un branco di cani sciolti, senza una vera ‘mission’ di territorio. Oggi in Trentino si piantano per contro anche troppi vitigni bianchi, circa l’80%, ma il nostro vero freno sta nell’incapacità di convincere il comparto a produrre di meno e puntare più sul territorio. Come? Puntando sul nome Trentino anche in etichetta, senza riportare il vigneto come fanno i grandi (Bordeaux, Chianti, eccetera).  

Visioni e suggerimenti. Che ora sono rilanciati dalla sua famiglia, dalle figlie in testa. Ma di questo parleremo in un prossimo sorso.

Da: il Dolomiti.it 

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 Luigi Togn della Gaierhof Leggi tutto »

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Una sommelier allo spazio della Camera di Commercio di Salerno

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Michele Girardi e Pasquale Lamoglie

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Con Romina Togn della Gaierhof, Vinitaly 2015

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Mario Notaroberto, il produttore di Valmezzana, il fiano cilentano che mi piace di più!

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Luigi Togn della Gaierhof al Vinitaly 2013 

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Luigi Togn della Gaierhof ritira l’argento per il suo Müller Thurgau

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