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ARAGOSTA DI 140 ANNI TORNA LIBERA

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3 anni di blog, 142.000 visite, 142.000 grazie

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2 anni di blog, 96800 visite, posso dire solo grazie

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Misteriosa sostanza provoca malori, evacuato ristorante ‘Anni 30′</font

PREDAPPIO ? Un improvviso odore di acido ha rovinato il sabato sera di coloro che si sono recati al ristorante ”I matti anni 30” di Predappio per trascorrere la serata. Erano circa le 21 quando si è cominciato a percepire il fastidioso acido in aria. Molti clienti hanno cominciato ad avere difficoltà respiratorie, chi gli occhi rossi e chi un mancamento. I Vigili del Fuoco hanno accertato che le esalazioni sono state provocate da una sostanza presente in bagno.

Sul posto, oltre ai pompieri, si sono recati anche i medici del 118 che hanno prestato soccorso agli intossicati, ma fortunatamente nessuno è dovuto ricorrere alle cure ospedaliere. Del caso se ne stanno occupando i Carabinieri.

Secondo il proprietario del locale, Matteo Mondini che ha preferito chiudere per precauzione il locale in tal serata, è stato trovato in bagno un prodotto non usato dal personale per effettuare le pulizie. Nelle prossime ore sono attesi gli esiti degli esami.

Da: www.romagnaoggi.it

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Quattro anni di galera al ristoratore rumoroso
MADRID – Quattro anni di galera perché il suo ristorante, rumoroso, disturbava i sonni dei vicini. Pesante sentenza, confermata ora in via definitiva dal Tribunale Supremo, quella che si è abbattuta su Dionisio Mestre, titolare di un noto ristorante della calle Sicilia, nell?esclusivo quartiere barcellonese di Gràcia. Una pena senza precedenti, che fa discutere, che renderà felici molti cittadini nevrotici a causa dell?insonnia, ma che altri ritengono eccessiva. Eppure, non ci sono vie di scampo. Dopo due anni di battaglie giudiziarie, tra pochi giorni, inesorabilmente, il condannato vedrà chiudersi alle sue spalle i portoni del carcere.

Un discusso ministro della Sanità, erano gli Anni Ottanta della Transizione post-franchista, fu fortemente criticato perché esagerò un po? quando disse che «in Spagna, siamo molto rumorosi, urliamo a tal punto che i tumori di laringe aumentano esponenzialmente». Forse c?era del vero in quelle parole, è molto probabile che il ministro volesse additare e fustigare l?inveterato amore spagnolo alle riunioni animate, al baccano. Anche di notte, nei locali pubblici a tutto volume o per strada schiamazzando sotto le finestre di cittadini non più in grado di conciliare il sonno.
Proprio quell?insonnia che per due interminabili anni dovettero subire gli abitanti di un edificio contiguo al ristorante barcellonese El Portet. I periti hanno parlato di «seri danni alla salute psichica», conseguenze di una rumorosità del ristorante che proseguiva nonostante la reiterata protesta, anche a causa della «sorprendente e incomprensibile passività dell?amministrazione comunale».

La sentenza costituisce una pietra miliare nella giurisprudenza spagnola ed ora il condannato finirà in carcere. Eccessivo? Forse, ma la legge spagnola non consente sconti. La libertà condizionale non può essere concessa quando la pena inflitta supera i due anni di reclusione.

JOSTO MAFFEO
Da: il messaggero.it ? 11.05.07

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La mozzarella di Paestum protagonista alla festa dei 20 anni del Gambero Rosso

È stato un gran successo. La mozzarella di Paestum ha partecipato ai festeggiamenti dei 20 anni del Gambero Rosso, una delle riviste più note dell?enogastronomia che da diversi anni è specialista nelle guide di vini, ristoranti e alberghi oltre ad essere anche televisione con il canale ?Raisat-Gambero Rosso Channel?. Alla ?Città del Gusto? di Roma, sede dell’importante testata, oltre 800 persone sono state ospiti d?eccezione a questo particolare evento. Rinomati chef come Antonello Colonna e Fulvio Pierangelini o ancora personaggi come Luigi Cremona e tantissimi altri hanno gustato prodotti di qualità altamente scelti tra vini, spumanti, prosciutti, formaggi, salumi d?oca, olio e?. mozzarella di bufala di Paestum. L?unica Mozzarella presente o meglio l?unico prodotto campano. I caseifici presenti di Paestum, selezionati dal ristorante Nonna Sceppa, erano: La Bufalara, Riva Bianca, Masseria Lupata e La Perla del Mediterraneo. Solo chi c?è stato potrebbe testimoniare i volti di compiacimento che gli ospiti mostravano nel degustare una mozzarella che a detta di molti è da considerare una delle migliori al mondo.

Dibbì

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Se continua così tra cinquant?anni non mangeremo più pesce

È proprio allarme. Le diete a base si pesce sono in grave pericolo. Questo è il risultato secondo uno studio effettuato da 14 ricercatori e pubblicato sulla rivista americana ?Science?. La causa è dell?eccesso di pesca, soprattutto di quella a strascico, dell’inquinamento e della distruzione dell’habitat naturale, le specie pescate si sono ridotte del 65% negli ultimi 50 anni, e nel giro di mezzo secolo spariranno del tutto. Per contrastare il drammatico fenomeno, che riguarda tutti i mari del pianeta, gli specialisti esortano a ridurre e controllare la pesca, proteggere i fondali e aumentare le aree protette (Corriere della Sera).

Fonte: Club di Papillon

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Leggendo qua e là ? da La Stampa (10.08.06)

Quarant?anni da maître
nella Dolce Vita di St. Moritz

ST. MORITZ. Il suo passo è felpato, scivola da dietro come un’ombra. Si annuncia schiarendosi la voce, fa mezzo giro del tavolo e pronuncia le tre consuete parole di metà pasto: «Tutto bene signori?». «Tutto bene, grazie». «Lavoro qui esattamente da quarant’anni e quaranta giorni» racconta Nino Borelli, maître d’hotel di lungo corso, mentre sfiora con le punte delle dita la tovaglia bianchissima del tavolo, in questa oasi di cristalli e luci soffuse che è il ristorante del Monopol, un 16 punti Gault Millau super lusso, nel cuore di St. Moritz.

«Sono arrivato da un paesino vicino a Reggio Emilia che avevo 23 anni, e non mi sono più mosso da questa sala. Ne ho viste di tutti i colori: lo Scià di Persia, Farah Diba, i Principi di Monaco, gli Agnelli. Petrolieri texani, attori a non finire. Falk veniva con i suoi amici, prenotava tutto il ristorante, voleva l’orchestrina e si tirava fino all’alba? Tutto bene signori?».

La Dolce Vita alpina

Arrivare in bici nella capitale della dolce vita alpina dai rigori dei 2760 metri del passo più alto d’Italia, lo Stelvio, è come affrontare un salto nel tempo.
Poche pedalate in discesa verso la Valle di Müstair e poi, da Zernez, contro il vento dominante che spira dal Maloja, e si scavalcano decenni, si oltrepassano culture inconciliabili, si doppiano isole agli antipodi di questo arcipelago nel centro del nostro continente che sono le Alpi. Il passaggio è repentino: dal paradiso dello sci estivo anni Sessanta, con gli alberghi-rifugio che affacciano sui ghiacciai e sul reticolo di impianti a fune, libidine dello sport che sfida le stagioni, al pathos oleografico dell’Engadina, con i suoi laghi fatati, l’estasi romantica del paesaggio alpino, la visione estetizzante delle altezze.

Dall’homo tecnologicus dello sci di massa, alle immagini alto borghesi della Belle époque, così ben sintetizzate in quella celebre galleria di manifesti pittorici che pubblicizza la località, stampati stagione dopo stagione, e rimasti fedeli a uno stile inconfondibile. La Belle époque alpina è nata a St. Moritz (San Murezzan in romancio), e tutto qui tende a tenerla in vita. Di quell’epoca rimangono le architetture fiabesche degli enormi grand hotel da 200 stanze, il Kulm, il Carlton, il Badrutt, il Palace, rimane la lussuosa mondanità, il gusto della passeggiata contemplativa, la contiguità tra cultura e natura, e sempre i soliti manifesti ad arredare la cittadina, antichi o più recenti ma ancora realizzati secondo uno stile divenuto di maniera, con sognati protagonisti d’antan arrivati nel «vero» paradiso naturale, mondano e sportivo delle Alpi.

C?era più coreografia

«St. Moritz è sempre St. Moritz, forse non cambierà mai» racconta Nino Borelli. «I grandi industriali, l’élite mondiale arriva sempre, ma rimane meno, e si muove con più discrezione. È soprattutto la mobilità che è cambiata. Un tempo si facevano le lunghe villeggiature, e allora si portava con sé parte della propria vita, delle proprie abitudini. E in quanto ad abitudini, i ricchissimi sono piuttosto eccentrici, mi creda! Lo scià di Persia arrivava con un buon numero di nobili, come il re di Svezia e vari sceicchi: occupava molti piani all’Hotel Palace per gli amici, lui però stava nella sua villa, e faceva feste molto molto private.

Il cambiamento è cominciato a metà degli anni Ottanta. Anche da noi le cose sono cambiate: allora c’era quello che si chiamava il servizio al tavolo. Si portava il tavolino con lo scaldavivande, le cloche, e si servivano da lì i cibi cotti all’istante o tenuti al caldo. C’era molto più coreografia. Pensi, prima in sala eravamo in 12, adesso siamo in 4, più io». Tra le decine di manifesti pittorici che glorificano i fasti della cittadina, affissi ai muri o anche ridotti in cartolina, ce n’è uno, forse il più antico di tutti, che data 1895. Il soggetto a tinte tenui è la fiabesca sequenza dei laghi vista in prospettiva. Da quell’anno in poi ne seguiranno di memorabili.

Come quello dell’inverno 1907, che propone una follia dal vago gusto classico: al posto della biga il cavallo traina a tutta velocità uno sciatore sulla superficie piatta del lago ghiacciato: è il folle gioco dello skikjöring che si celebra come un rito tribale ogni inverno. E poi la galleria insegue la celebrazione delle attività ricreative dei villeggianti, dalle più convenzionali alle più azzardate: il tè sulla vetta del Corvatsch, il patinoire del Palace, lo slittino a testa in giù chiamato Skeleton, le signore impellicciate ai bordi del lago che si distraggono col polo, il più recente kitesailing (trainati sul ghiaccio da una vela). E su tutti spiccano i manifesti con i cerchi olimpici, quelli del 1928 e del 1948.

«Si vorrebbe che St. Moritz non cambiasse mai – racconta Borelli -, in realtà oggi io ho dovuto adeguarmi ai tempi. Le faccio un esempio: con il mio lavoro le lingue sono tutto, io parlo l’italiano, il francese, il tedesco, l’inglese, e ora anche il giapponese e il russo». «Il giapponese?! Il russo?!». «Sì, non ci crederà, ho imparato su Internet. Poche cose: le ordinazioni, qualche frase per chiedere se tutto va bene. È importante, però, fa parte della professionalità. Oggi sono i russi i veri ricchi! Ho dovuto imparare la loro lingua anche se sto per andare in pensione tra pochi mesi».

L?amore con la segretaria

«Lascia con nostalgia?». «Sono stato bene qua. Il Metropol e il ristorante sono stati un po’ la mia casa: dopo un’anno che lavoravo, era il 1967, mi sono innamorato della segretaria dell’albergo. Ci siamo sposati. Abbiamo fatto tre figlie e oggi abbiamo un po’ di nipotini. E’ la terza generazione». «E ora cosa farà, signor Borelli?». «Mi godrò le montagne. Ma, al contrario di come si potrebbe credere, non mi godrò le mance accumulate. A fine serata mi dicevano sempre: ?Domani passa il segretario a saldare?, e così ciao mance. Si ricordi, i veri ricchi i soldi non li toccano mai».

Marco Albino Ferrari, scrittore ed esperto di montagna, sta attraversando le Alpi in bicicletta: una lunga pedalata da Trieste a Ventimiglia. Ogni tappa è l?occasione per incontrare un personaggio in qualche modo simbolico di un mondo alpino che, chilometro dopo chilometro, muta facce e paesaggi. Un viaggio che, da oggi, Ferrari racconta ai lettori de «La Stampa».

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