“A’ Tartana” ad Acciaroli: piccolo, carino e … buono

Alfredo e Annamaria La Greca

Sono sempre più convinto che maggio è il mese più bello per gironzolare nel Cilento. Non fa troppo caldo, non c’è traffico, ovunque si parcheggia agevolmente, il mare è uno spettacolo solo a guardarlo, il “verde” abbonda, i luoghi sono tranquilli e sicuri, quindi, tutto il necessario per trascorrere una giornata dove la pace regna sovrana. Il secondo sabato di questo bel maggio, complice una magnifica e serena giornata, sono arrivato fino a Marina di Camerota per poi percorrere la costa fino a Santa Maria di Castellabate. La sosta gastronomica l’abbiamo fatta ad Acciaroli (Comune di Pollica), località di mare tra le più belle d’Italia. Qui troviamo: un porto turistico, un mare pulitissimo (ogni anno, puntualmente, conquista le “5 vele”, massimo riconoscimento della Guida Blu di Legambiente e Touring Club, che viene conferito a quei posti che possono vantare un mare limpido e cristallino e la “Bandiera blu”, un riconoscimento conferito dalla FEE, Foundation for Environmental Education, alle località costiere europee che soddisfano criteri di qualità relativi a parametri delle acque di balneazione), un caratteristico centro abitato (di case in pietre) costruito direttamente sugli scogli, una chiesa dedicata all’Annunziata (edificata nel 1100) e una Torre Normanna esistente già nel 1233. Con la vicina Pioppi, ha il privilegio di essere la patria della famosa Dieta Mediterranea. Altra curiosità è che uno studio condotto dalla scuola di Medicina di San Diego (USA) assieme all’università di Roma La Sapienza, attribuisce ad Acciaroli di custodire i segreti della longevità, per i numerosi ultracentenari che vivono in questo stupendo paesino di sole 1000 anime. Inoltre, Acciaroli è anche famosa perché negli anni ’50, vi soggiornò varie volte Ernest Hemingway. Sembra che il famoso scrittore americano, affascinato dalla vita di un anonimo pescatore del luogo, soprannominato “’U viecchiu”, ne seguì le abitudini quotidiane, fermandosi a dialogare a lungo con lui e che da questa esperienza sia nato “Il vecchio e il mare”, capolavoro letterario che permise ad Hemingway di ottenere il Premio Nobel nel 1954. Tornando a noi, e cioè alla nostra esperienza a tavola, ci siamo fermati al ristorante A’ Tartana, anche perché ne avevamo sentito parlare bene, soprattutto per la buona cucina di mare. Erano quasi le 14 e 30 quando abbiamo avuto l’idea di andarci, avevamo da poco passato Casalvelino Marina e per andare sul sicuro abbiamo telefonato per vedere se facevamo in tempo per pranzare. La risposta è stata uno squillante “sì”, di quelli che ti fanno capire che a qualsiasi ora arrivi sei il benvenuto. La cosa ci ha fatto molto piacere. Il locale è in una traversina a meno di 100 metri dal porto.

L’ingresso del locale

I 3-4 tavoli esterni erano occupati e ci siamo accomodati all’interno. La sala è piccola, i muri sono rivestiti in pietra locale. Un caratteristico arco divide l’ambiente in due. Il tutto è semplice ed è contornato dalla calorosa accoglienza che ci viene offerta, sin dall’inizio, da Alfredo La Greca e sua madre Annamaria. Alfredo si occupa del servizio in sala (se necessario con l’aiuto di papà Antonio), mentre la signora Annamaria è l’anima della cucina. Il tutto è improntato, per la maggior parte, sui prodotti del territorio, a partire dal pescato locale e da altri ingredienti che offre la zona. Il nome “A’ Tartana” è dovuto ad un tipo di rete a strascico che veniva usata una volta.

Il menu

Per la scelta del menu ci hanno consigliato a voce, anche perché il locale non dispone di un menu cartaceo. Però, per chi vuol sapere a cosa va incontro dal punto di vista economico, all’ingresso troviamo una bella lavagna dove sono elencati i piatti proposti con i prezzi. Non è stato il nostro caso perché sapevamo della freschezza del pescato e dei prezzi molto competitivi.

Per iniziare abbiamo optato per un antipasto di alici con ricotta (che ci siamo divisi in 2), erano farcite, panate e fritte. Belle, caldissime, buone e gradevoli.

A seguire, abbiamo scelto un solo primo piatto per due, “cavatelli con vongole, cozze e zucchine”. Ci sono arrivate 2 mezze porzioni molto generose che abbiamo mangiato e gustato con piacere. Anche come secondo piatto, naturalmente, abbiamo preso il pesce. Alle varie proposte tra spada, tonno, totano ecc., non abbiamo esitato neanche un secondo quando ci è stato consigliato l’aluzzo.

Questo pesce, simile al barracuda, chiamato anche luccio di mare, considerato ingiustamente non pregiato, ha carni sode e compatte praticamente prive di lische fatta eccezione per quella centrale e qualcun’altra piuttosto grande facilmente individuabile, ha un sapore molto delicato. Ci è stato preparato gratinato e lo abbiamo veramente apprezzato. Molto buono anche l’olio extravergine che porta sull’etichetta il nome del locale. Alfredo con fierezza ci ha raccontato che le olive le ha raccolte personalmente, una a una, insieme a suo padre.

Per concludere in dolcezza non ho potuto rifiutare il cannolo alla cilentana, quello farcito da una parte con crema classica e dall’altra con crema al cioccolato. Da bere, abbiamo scelto e gradito il Fiano “San Matteo” 2016 di Alfonso Rotolo. La “Tartana” è un posto che merita, noi ci siamo stati veramente bene. Un luogo dove la materia prima e principalmente il pescato locale la fanno da padrona. La famiglia La Greca, con la loro accoglienza, gentilezza e ospitalità, rendono il posto molto accattivante, per certi versi magico. Noi in due abbiamo avuto un conto di 60,00 euro, e sin da adesso stiamo pensando a ritornarci. Bravi.

Diodato Buonora – Il Settimanale UNICO – maggio 2017

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