Feudi Spada, la cantina del “pesto-capaccese” Alessandro Leoni

Alessandro Leoni

Per il loro modo di fare, per il sapersi relazionare, per la serietà, per l’umiltà, per la professionalità, per la convivialità e per tante altre cose, alcune persone da subito ti sono simpatiche e ti entrano nel cuore. Per me, una di queste è Alessandro Leoni, poco più che trentenne, nato in Piemonte, cresciuto in Umbria e “adottato” da Capaccio Paestum. Uso la parola adottato perché Alessandro, nel comune Pesto-Capaccese e dintorni, è conosciuto e apprezzato da moltissime persone, ha tantissimi amici nel mondo della ristorazione e del vino. Per la sua notorietà, ho spesso pensato che è conosciuto, in senso positivo, come una “vecchia buona donna”. Alessandro, dal 2012 è l’enologo di cantina dell’Azienda Agricola San Salvatore, è l’uomo di fiducia di Riccardo Cotarella che controlla e segue, con molta meticolosità, i lavori in vigna e in cantina. Infatti, Riccardo Cotarella, uno degli enologi più bravi e famosi al mondo, segue diverse cantine in tutta Italia, e qualcuna anche all’estero, e in ognuna posiziona un suo allievo per avere un filo diretto con le aziende. Alla San Salvatore di Peppino Pagano, appunto, ha posizionato Alessandro. Basta guardare i risultati aziendali, dal punto di vista commerciale e dai riconoscimenti ottenuti sulla varie guide enologiche per affermare che insieme hanno fatto un ottimo lavoro. Alessandro si è laureato in agraria all’Università degli Studi della Tuscia a Viterbo e prima di approdare alla San Salvatore ha avuto esperienze nelle cantine di Podernuovo a Palazzone di San Casciano dei Bagni (SI), l’azienda vinicola di Bulgari, alla Terrazze dell’Etna di Randazzo (CT), alla Monrubio di Castel Viscardo (TR) e alla Falesco di Montecchio (TR), l’azienda della famiglia Cotarella. Ho iniziato con questo preambolo per introdurvi nella cosa più interessante fatta da Alessandro. Titolare della Feudi Spada, azienda con uliveti (3,5 ha) e vigneti (2 ha), fino allo scorso anno ha prodotto olio con olive Leccino, Frantoio e Moraiolo, mentre con le uve produceva vino per la famiglia e il resto lo dava ad una cantina cooperativa della sua zona, Castel Viscardo nei pressi di Orvieto. Da quest’anno, invece, ha immesso in commercio 3 vini con una sua etichetta, circa 6.000 bottiglie. Ne avevo sentito parlare grazie ai social e da lui stesso che sporadicamente mi aveva accennato qualcosa. Ieri sera (22 aprile), mi ha chiamato e mi ha detto: “sei disponibile, verso le 19 e 30, ci vediamo all’Enoteca Chez Amis di Capaccio Scalo e ti faccio assaggiare i miei vini”. Un po’ per curiosità, un po’ perché stimo molto la persona, ho accettato senza farmi pregare più di tanto.

La prima cosa che noto, guardando il cartone e la bottiglia, è che Alessandro non ha lasciato nulla al caso a partire dall’immagine. Si vede che i suoi “maestri” non erano persone a caso. Il primo vino degustato si chiama “La Marchesa”, un bianco Umbria Igp ottenuto per il 90% da Grechetto (tipico vitigno umbro) e il restante 10% con Riesling che ha subito un leggero passaggio in legno. Il colore è giallo paglierino vivo, o meglio brillante come dicono i sommelier. Al naso si percepiscono dei profumi molto interessanti con sentori di note agrumate, fiori e frutta fresca. La persistenza, sia olfattiva che gustativa è lunghissima. Ti lascia una bocca bellissima che dopo poco tempo t’invita a bere di nuovo. Niente da dire, per essere la prima vendemmia messa in commercio è a dir poco entusiasmante. Buono ma, secondo me, non all’altezza del precedente il secondo vino degustato. Si chiama “Opera” ed è un Rosato Umbria Igt, ottenuto con il 100% da uve Sangiovese. Molto particolare il colore che Silvia di Chez Amis ha definito “rosa cipria”. Al naso sentori di fragole e al gusto si lascia bere senza problemi. Per la sua gradazione (12%) potrebbe essere il compagno ideale nelle calde serate d’estate, magari in abbinamento con una buona pizza Margherita. Terzo vino, ancora un capolavoro. Si chiama “Peppone”, in onore del suo papà. È un Rosso Umbria Igp, ottenuto per l’85% da uve Grenache e il restante 15% da Syrah. Il Grenache, vitigno di provenienza francese, lo troviamo ai Feudi Spada da circa 90 anni. Ho visto delle foto, la pianta ha un tronco che sembra un albero. Come tutti i vini degustati anche il Peppone è un 2016. Il vino ha 14 gradi alcolici, il colore è rosso rubino. I profumi sono quelli dei grandi vini. Nonostante la giovane età, i tannini, in pratica non si sentono. In bocca è pieno, caldo e piacevole. Mi è piaciuto molto. Non solo l’ho degustato, ma ho chiesto il bis. Grande vino. Degustando e chiacchierando, Alessandro mi ha parlato della sua Umbria, una regione con bassissima densità di popolazione, e della Feudi Spada. Già nel 1400, il principe Orazio, di ritorno dai suoi viaggi studio in Francia e in Spagna, recuperava marze di vite e di ulivo, che poi innestava e sperimentava nel suo Feudo. Creò un vero e proprio campo sperimentale, stravolgendo l’agricoltura del Feudo. Un grande patrimonio che in azienda conservano gelosamente. Nel prossimo anno saranno messi in commercio altri due vini che attualmente sono in affinamento: il Soraia (90% Chardonnay e 10% Grechetto), bianco barricato e l’Orazio (50% Cabernet Franc, 40% Cabernet Sauvignon e 10% Grenache), un rosso che sicuramente farà parlare di sé. Per i curiosi e gli appassionati, attualmente questi vini li potete trovare all’enoteca Chez Amis di Capaccio Scalo (377 277 3275) oppure chiamando Alessandro (349 353 2424). Vedrete ne vale la pena.

Diodato Buonora – Il Settimanale UNICO – Aprile 2017

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