
Serviti in tavola come prelibate specialità, un esemplare può valere anche 80 euro: lo stipendio medio di un operaio vietnamita.
Cani rapiti dalle città e dalle campagne, sottratti ai loro padroni, per poi essere rivenduti in nero ai tanti ristoranti che servono le loro carni come prelibata specialità. Succede in Vietnam, dove un esemplare di 20 kg può valere 80 euro: lo stipendio medio di un operaio.
Un facile guadagno per il quale si è dispostati a uccidere e si rischia di morire, in un’escalation di violenza che dai media internazionali è stata già ribattezzata “dog war”.
Da un lato, i sequestratori professionisti che, di fronte alla prospettiva di ingenti introiti, non si fanno scrupoli a prelevare gli animali con la violenza. Dall’altra, la popolazione – soprattutto dei villaggi rurali – che, esasperata dalle continue razzie, reagisce brutalmente con una giustizia fai da te.
E così si susseguono i casi di sangue che vedono cadere sia i rapitori che i padroni. A giugno, riporta il Corriere della Sera, nella provincia di Nthe An, un uomo è stato picchiato a morte: il suo corpo è stato bruciato e poi lasciato sul bordo della strada come monito per gli altri ladri. Non solo: nei giorni scorsi, nella provincia di Soc Tranc, due persone si sono costituite dopo avere ucciso il proprietario di un cane che li stava seguendo a seguito del furto del suo animale: i ladri gli hanno sparato con una balestra centrandolo in pieno cuore.
La polizia, pur essendo pienamente a conoscenza della situazione, non riesce a fronteggiarla. Gli agenti sono pochi e la popolazione tende ormai a non presentare neanche più denuncia, considerandola solo una perdita di tempo.
E intanto il mercato nero degli animali cresce. La carne di cane nei ristoranti continua a essere richiesta, al forno, barbecue, arrosto o sotto forma di zuppa. Soprattutto alla fine di ogni mese lunare quando il consumo di pietanze a base canina è considerato di buon auspicio.
Tuttavia sembra che qualcosa nella sensibilità della popolazione verso gli animali stia cambiando: «Ci sono due tendenze che si confrontano – ha spiegato all’Associated Press Robert Lucius, ex dipendente dell’ambasciata americana ad Hanoi - quella vecchia, ancora legata al commercio di carne di cane e quella degli ultimi anni, che vede una sempre maggiore condivisione dell’idea che i pets possano essere anche di compagnia». Molte associazioni animaliste e veterinarie vietnamite, infatti, sono già impegnate in battaglie per il riconoscimento dei diritti degli animali.
Fonte: gogreen virgilio
Tags: cani, dog war, ristoranti, vietnam










Nessun commento presente
Feed dei commenti
Trackback: http://diodatobuonora.blog.tiscali.it/2011/10/11/cani-in-vietnam-si-spara-per-rapirli-e-rivenderli-ai-ristoranti/trackback/