
Copio e incollo questa interessante recensione a un vino di una mia cantina dal blog
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Taurasi 2001 Di Prisco
Pasqualino di Prisco ha cominciato a vinificare in proprio, non conferendo più le sue uve, a partire dal 1995. Questa scelta è stata sicuramente vincente. All’inizio erano solo aglianico e coda di volpe, da vigneti di proprietà a Fontanarosa, piccolo borgo confinante con Taurasi, all’interno della docg del più nobile tra i rossi campani. Pian piano Di Prisco si è confrontato col fiano e col greco, riuscendo a ottenere comunque ottimi risultati (in particolare mi piace sottolineare le performance del greco Pietrarosa 2005 che assaggiato anche ad anni di distanza risulta un vero campione di razza). Tuttavia resta il Taurasi il suo prodotto di punta. All’inizio la lavorazione era tradizionale in tutto (anche per l’impiego delle botti grandi), in seguito si è fatto ricorso alla barrique che tuttavia non ha particolarmente inciso sulla qualità dei vini (il 2004, per esempio, resta a mio modo di vedere un gran bel Taurasi, espressione del territorio e del vitigno).
Ora, confrontandomi
con il 2001, vinificato pre-barrique, mi ritrovo a dialogare con un Taurasi di prim’ordine, come quelli a cui sono stato abituato. Sono passati quasi 8 anni dalla vendemmia e la 2001 resta un’annata sempre particolarmente chiusa, scorbutica, severa, che necessita di decenni per compiersi definitivamente. Tuttavia resta questa una delle migliori annate interpretate da Di Prisco. In Irpinia l’annata è stata caratterizzata da una gelata primaverile che ha ritardato e diradato naturalmente la comparsa delle gemme, poi un’estate regolare, calda e un autunno con ottime escursioni termiche, asciutto e una maturazione ottimale solo a fine ottobre e inizio novembre. Il risultato è stata una naturale concentrazione che ha prodotto vini di importante estrazione e dall’architettura nobile, destinati a lunghissimo invecchiamento. Ancora oggi con le 2001 taurasine si fa fatica, non già perché siano vini cattivi, tutt’altro, è che si tratta di campioni in piena fase evolutiva che necessitano di molti anni, con tannini ancora fitti, naso ancora inchiostrato e chinoso, tuttavia la tessitura è quella dei grandi vini, non c’è dubbio. E così il 2001 di Di Prisco si tiene in linea con tali caratteristiche. Il colore è un rubino fittissimo, segno di grandi estratti, al punto da macchiare il bicchiere e da tenere il liquido ben ancorato alle pareti (è di 14 la percentuale alcolica); naso scuro, profondo, animale e terroso, con note di china, cuoio, pelli, polvere da sparo, un autunnale sottobosco di castagni, solo dopo un’adeguata ossigenazione vengono fuori note di fiori secchi, l’onnipresente prugna, olive nere, alloro e prepotentemente la liquirizia con un che di mentolato. Penso che si tratti della quintessenza del Taurasi in versione maschia (come contraltare citerei sempre l’eterno Taurasi di Mastroberardino, di grana più sottile e dal carattere baroleggiante). Duro, come il carattere irpino, incisivo come la gente dell’Appennino meridionale, di quella parte di Italia che Franco Arminio definirebbe da "bandiera bianca" per purezza, rigore e estraneità a ogni logica di imbarbarimento del paesaggio e di progresso fine a se stesso. In bocca l’ingresso è imponente, caldo con ritorni di prugna subito evidenti e note dolci a centrobocca e poi una lenta risacca sapida e terrosa; la chiusa è appena amarognola, lunghissima, scandita da un tannino fittissimo e indomito: come al solito la pulizia finale è un tratto distintivo dell’aglianico. Il palato non ha tregua, è costretto a lavorare dall’inizio alla fine, trovandosi continuamente dilazionate le sensazioni e dovendo ricorrere ogni volta a una reazione diversa. Incantevole e purissima la prugna sotto spirito a bicchiere vuoto. È necessario in questo momento un controbilanciamento col cibo. Un agnello alla brace potrebbe essere una carne adeguata al lavoro dei tannini, mentre un pecorino potrebbe esaltare le componenti balsamiche e donare armonia all’abbraccio cibo-vino. Ma se desiderate, abbinatelo come vi pare, purché si tratti di piatti dal sapore intenso e dalla struttura importante.
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nella foto una storica etichetta del Taurasi di Di Prisco
Per informazioni sull’azienda Di Prisco in provincia di Salerno: 338 9426245 dbuonora@libero.it






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