Storia della “Bustina di Zucchero”

Storia della "Bustina di Zucchero"

 

Derivati dalla barbabietola, dalla canna da zucchero, c’è chi li preferisce dietetici, sono i dolcificanti che versiamo nel caffè o cappuccino al bar, in viaggio, in aereo, al ristorante. Dolcificanti contenuti in bustine che sono sempre più diffuse dopo l’entrata in vigore della legge che vieta la zuccheriera per motivi igienici nei locali pubblici. Alcune bustine sono semplici, altre più accattivanti, diversificandosi a seconda della casa che ne cura la produzione o la distribuzione sul mercato. Alcune hanno impresso il nome del  locale e rappresentano così un ricordo di un incontro, di una cena, di un appuntamento. La storia delle bustine da zucchero inizia in Francia un secolo fa. I primi pezzi di carta destinati all’imballaggio di pezzi di zucchero, furono inventati infatti da due francesi  Loïc de Combourg e François de la Tourrasse, di  Parigi  che depositarono la loro invenzione nel 1908, nascevano le Sucre -Pochette. Loïc de Combourg e François de la Tourrasse fondarono anche la " Société Nouvelle de Sucre en pochette et de Publicité " (Nuova società dello zucchero in bustina e di Publicità) con sede a Parigi che si occupò dell’evoluzione di questa nuova invenzione.

Il 17 maggio 1909 Ernest Picard depositò un marchio di fabbrica per un involucro speciale destinato a contenere "zucchero igienico in bustina, per unità differenti, protetto dalle mosche e dai microbi della polvere ": nasceva la bustina di zucchero. Con la guerra del 1914 fece la sua apparizione un altro genere di bustina avente lo scopo di razionare lo zucchero. Si trattava, infatti, di razioni mensili da 750gr, 500gr e 250gr per persona. Tra il 21 febbraio 1917 e il 12 gennaio 1918 alcuni ristoranti fecero fabbricare delle bustine di zucchero in polvere con la scritta " ne gaspillez pas le sucre " e " ration pour une tasse ". In Italia, dove la bustina di zucchero ha iniziato a circolare dopo la fine del secondo conflitto mondiale, i primi collezionisti sono apparsi attorno al 1968. Come spesso succede, un oggetto destinato all’uso più comune, nato per motivi di praticità e senza grandi lanci pubblicitari, si è col tempo trasformato in oggetto da collezione, e bisogna ammettere che alcune sono davvero belle.

Ci sono collezionisti che preferiscono conservare le bustine vuote ed altri piene. Le bustine tipiche degli Stati Uniti sono molto piccole. Quelle italiane pubblicitarie sono piu’ grandi. Quelle europee hanno un formato intermedio. Ne esistono poi di svariate forme. Ci sono anche associazioni che riuniscono appassionati collezionisti di tutta Italia. E dimenticavo,  anch’io ho iniziato a collezionarle.

La mia collezione inizia nel maggio del 1988 e conta piu’ di 3000 esemplari.

Nasce per caso questa mia mania.

Un grosso grazie  va rigorosamente a mio padre "Andrea"che in qualsiasi posto andava portava bustine di eccezionale bellezza,ma un grazie di cuore va specialmente al mio grande Maitre Diodato Buonora che ha saputo, in sette anni di lavoro con lui,incrementare la mia collezione regalandomi fino a  600 bustine. GRAZIE  a tutti i miei amici che in qualunque posto del mondo si ricordano di me,attraverso una bustina di zucchero.

 

Davide Rotondi Maitre  A.M.I.R.A.(associazione Maitre Italiani Ristoranti e Alberghi)

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  1. chiara’s avatar

    wow davero tante, io dal 2010 ne ho 700

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