Luglio 2006

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?GASTRONOMIA IN PIAZZA?, TUTTO PRONTO
PER L?EVENTO IN PROGRAMMA A CONTRADA (AVELLINO)
IL 28, 29 e 30 LUGLIO ?06

Prodotti tipici di eccellenza dell?Irpinia e grande musica:
sul palco I Bottai di Macerata Campana, Carlo Faiello e Davide Van De Sfroos

CONTRADA (AVELLINO) ? La grande musica e la buona cucina si uniscono per dare vita a ?Gastronomia in Piazza?, manifestazione che torna a Contrada (Avellino) dopo qualche anno di assenza. Rafforzata da un programma d?eccellenza e dalla passione degli organizzatori che, con ferma volontà, hanno deciso di ridare al paese, situato a pochi chilometri da Avellino, una straordinaria occasione di festa.
Il 28, 29 e 30 luglio immancabile l?appuntamento con ?Gastronomia in Piazza?, che propone per ogni serata percorsi artistici ed enogastronomici con tre grandi nomi della musica popolare.

Il 28 luglio I Bottai di Macerata Campana porteranno sul palco la tradizione della Campania contadina, quella autentica, che non finisce mai di stupire per i suoi suoni suggestivi, rivisitati attraverso la musica che nasce dalle botti, vera invenzione dei Bottai.

Il 29 luglio toccherà a Carlo Faiello, con i suoi ritmi, la sua energia e la danza che da sempre incantano il suo pubblico.

Il 30 luglio gran finale con Davide Van De Sfroos, definito da Michele Serra, sulla pagine de ?La Repubblica?, ?lo Springsteen del Lago di Como?, per le sue origini e per la sua musica, che Van De Sfroos interpreta spesso in dialetto Tremezzino.

In più, ogni sera, non mancheranno le note e i balli popolari, dalla Pizzica Salentina alla Tarantella di Montemarano, fino all?immancabile Tammurriata dei Paesi Vesuviani.

Vera protagonista delle tre serate di ?Gastronomia in Piazza? sarà naturalmente la buona cucina, preparata secondo la tradizione autentica della terra irpina: gnocchi al ragù, penna Faliesi, zuppa di baccalà, baccalà fritto, anatra, coperta di costate alla brace, zuppa di legumi, affettati e formaggi rigorosamente irpini, serviti con gli immancabili vini Docg che hanno reso nota l?Irpinia nel mondo intero: Taurasi, Fiano e Greco di Tufo, oltre ad Aglianico e Sciascinuso.

?Gastronomia in Piazza? è organizzata dall?Associazione Aria, con il patrocinio del Comune di Contrada, della Pro loco ?Vegliante? e della Comunità Montana Serinese Solofrana.

Per informazioni: gastronomiainpiazza@virgilio.it
oppure 333/9643646-347/7607707

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RICETTE ANTICHE – MILZA DI S. MATTEO

Ingredienti per 4 persone: 400 gr. di milza, Olio extravergine di oliva, Cipolla, 1 spicchio d?aglio, Prezzemolo, Menta, Peperoncino, Sale, Pepe, Aceto.

Preparazione: Con un coltello andremo a incidere la milza al centro formando un sacchetto che farciremo con abbondante prezzemolo, uno spicchio d?aglio finemente tritato, delle foglioline di menta fresca e una buona dose di peperoncino. Dopo aver fatto tutto ciò andremo a chiudere la milza con uno spiedino. Successivamente, mettere a soffriggere la cipolla tagliata a fettine in una casseruola, aggiungere la milza e farla insaporire per qualche minuto. Dopo aver salato e pepato il tutto, andremo a ricoprire con aceto di vino. Coprire e far cuocere a fuoco molto lento per circa un’ora. Dopo essersi raffreddato si può servire.

La storia: Questa ricetta antica veniva e viene ancora oggi preparata una volta all?anno dai Salernitani, precisamente il 21 Settembre nell?occasione della festa di S. Matteo patrono e protettore della città Salerno e della Guardia di Finanza, essendo stato pubblicano.

Vino consigliato: Castellaccio, Colli di Salerno IGT, Monte Pugliano

Armando Onorato, Savoy Beach Hotel Paestum

Da ?Ricette Antiche (o quasi)? ? Amira Paestum 2002

Per ricevere copia del volumetto, inviare 3 euro in francobolli a
Diodato Buonora
Via Della Passata 9
84063 PAESTUM (SA)

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VIII FIERA ENOLOGICA TAURASI DOCG (11-15 agosto 2006)

TRA CONVEGNI, DEGUSTAZIONI, VIAGGI TRA LE CANTINE
E GRANDI CONCERTI, IL PROGRAMMA
DELL?EVENTO ENOGASTRONOMICO DELL?ESTATE

Tra le novità la visita alle cantine con servizio navetta, la Pro Loco Champions Wine e la partecipazione di Gigi Brozzoni, responsabile nazionale Vini d?Italia di Veronelli.
Regione ospite è la Sicilia, con uno spazio dedicato alla degustazione delle migliori etichette.
Sul palco di Taurasi saliranno: I Fluido Ligneo e I Tammurriarè, Kumenei, Capone & Bungt Bangt,
Il Parto delle Nuvole Pesanti e gli Almamegretta

TAURASI (AVELLINO) ? La Fiera Enologica Taurasi Docg 2006 giunge quest?anno alla sua ottava edizione. E presenta un programma come sempre ricchissimo ? dall?11 al 15 agosto 2006 – spaziando dal confronto sulle realtà vitivinicole e il futuro del settore di principale interesse della provincia di Avellino, fino ai concerti, che vedono com?è ormai tradizione grandi nomi della musica italiana – e in particolare di quella che affonda le sue radici nella tradizione popolare – sul palco di Taurasi (AV). E naturalmente degustazioni, spazi espositivi, artigianato locale, stand enogastronomici, spazi dedicati all?Ersac, alle Terre Antiche del Nocciolo, Grappart, Birra Point, Cocktail Bar, Parco Robinson ? Area giochi per i più piccoli a cura dell?associazione ?Ridere per Vivere ? Campania?, e spettacoli itineranti.

La realtà vitivinicola, insomma, vista in tutti i suoi aspetti per un evento che è ormai entrato di diritto tra i più importanti del Sud Italia, organizzato dalla Pro loco Taurasi in collaborazione con Ersac, Comune di Taurasi, Comunità Montana Terminio Cervialto, Antiche Terre del Nocciolo e lProvincia di Avellino.
Da segnalare anche la partecipazione della Fisar (Federazione Italiana Sommelier Albergatori Ristoratori), dell’Anag (Associazione Nazionale Assaggiatori di Grappa), di Veronelli Editore, Slow Food e Go Wine, oltre alla partecipazione di tutte le aziende vitivinicole e le cantine presenti sul territorio.
Tantissime le novità in programma, che rendono davvero imperdibili i cinque giorni della manifestazione che celebra il nettare più prezioso della terra d?Irpinia: il vino, con un occhio particolare, naturalmente, al Re dei rossi campani: il Taurasi DOCG.

Novità principale dell?VIII edizione è il viaggio tra le cantine di Taurasi: tutti i giorni, dalle ore 9,30 alle 13 e dalle 15 alle 18,30, un servizio navetta porterà i visitatori alla scoperta di quella realtà nascosta che è il cuore pulsante del territorio: le cantine.

Come ogni anno, inoltre, la Fiera Enologica ospita un?altra regione che vede nell?enocultura uno dei suoi pilastri fondamentali: quest?anno regione ospite è la Sicilia. Tutti i giorni, dalle 21 alle 24, presso il Palazzo De Angelis, sarà possibile visitare lo Spazio Go Wine con il banco di assaggio dei vini dei vitigni autoctoni e delle migliori etichette della Sicilia.

IL PROGRAMMA DELL?EVENTO

11 agosto

L?11 agosto si comincia alle ore 19 con il convegno sul tema ?Le denominazioni: freno o opportunità??, che vedrà come relatori autorità ed esperti del settore, che si confronteranno su uno degli argomenti di maggiore interesse per l?intero comparto vitivinicolo.
Dalle 21 alle 24 degustazione di vini campani a cura di professionisti sommeliers della FISAR e l?area ?Alla scoperta della Nocciola Campana?.
Dalle 21,30 guida alla degustazione di grappe a cura di professionisti assaggiatori dell?ANAG.

Alle 22 concerto con I Fluido Ligneo e I Tammurriarè.

12 agosto

Il 12 agosto si apre con il Wine Tasting sul Taurasi DOCG a cura di Gigi Brozzoni, responsabile nazionale Vini d?Italia di Veronelli, in programma alle ore 15,30.
Alle 19 secondo appuntamento con i convegni della Fiera Enologica 2006. Rappresentanti istituzionali si confronteranno sul tema ?Irpinia: il turismo legato ai suoi prodotti agricoli di qualità?.
Dalle 21 alle 24 si ripete l?appuntamento con la Nocciola Campana e la degustazione di vini della regione a cura di sommeliers professionisti della FISAR.
Alle 20,30 degustazione guidata su ?Il Taurasi e gli altri grandi rossi del Sud?, a cura di Gigi Brozzoni.

Alle 22 Kumenei in concerto.

13 agosto

La terza giornata ? 13 agosto ? si apre con una delle novità dell?edizione 2006 della manifestazione: la Pro Loco Champions Wine, una sorta di Palio della Botte in stile taurasino, in programma alle ore 10 in viale Francesco Tedesco.
Dalle 21 alle 24 spazio alla nocciola campana e alla degustazione di vini della regione, mentre dalle 21 si ripete l?appuntamento con la guida alla degustazione del Taurasi DOCG a cura di professionisti sommeliers della FISAR.
Alle ore 22 altro interessante appuntamento con la gastronomia tipica: ?Signor Caciocavallo… si presenti!?, laboratorio del gusto a cura delle condotte irpine di Slow Food. Si parlerà anche del territorio del caciocavallo podolico, prodotto che rientra di diritto nel paniere delle eccellenze irpine, soffermandosi sui processi di lavorazione e stagionatura.

Alle ore 22 l?attesa esibizione dei Capone & Bungt Bangt.

14 agosto

Il quarto giorno ? 14 agosto ? vede la seconda edizione della ?Baby Gimkana DOCG?, in programma alle ore 17 in viale Francesco Tedesco.
Dalle 21 alle 24 ancora spazio alle degustazioni dei vini campani e alla nocciola campana, mentre alle ore 21,30 torna la guida alla degustazione delle grappe a cura di professionisti assaggiatori dell?ANAG.

Alle ore 22 Il Parto delle Nuvole Pesanti in concerto.

15 agosto

L?ultima giornata della Fiera Enologica 2006 ? 15 agosto ? si apre alle ore 17 in viale Francesco Tedesco con la seconda Passeggiata Ecologica tra i vigneti. Dalle 21 alle 24 degustazione di vini campani e spazio alla nocciola campana, alle 21,30 guida alla degustazione del Taurasi DOCG a cura dei sommeliers della FISAR.

Chiudono l?VIII edizione della Fiera Enologica 2006 gli Almamegretta in concerto.


Taurasi (Avellino), 25 luglio 2006

UFFICIO STAMPA
FIERA ENOLOGICA TAURASI DOCG 2006
Tel.: 339/8685903 ? 349/6636971
E mail: fiera_enologica2006@libero.it

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da Unico settimanale

La migliore ?lacryma? è quella di Sannino

Vino e Amira, continuano le degustazioni. A passare l?esame degli amirini il ?Lacryma Christi del Vesuvio bianco Doc 2005?, vino ottenuto dai vitigni Coda di volpe bianca (loc. detta Caprettone) e/o Verdesca (min. 80%), Falanghina e/o Greco (max. 20%). La gradazione alcolica minima è di 12 gradi. Con gradazione inferiore, i vini sono denominati Vesuvio Doc e non potranno portare in etichetta la dicitura ?Lacryma Christi?. È un prodotto che entra a pieno titolo nella storia dell?enologia nazionale ed internazionale. Infatti, la fama di questo vino (Doc dal 1983), ha fatto fiorire miti e leggende, tra le quali la più affascinante è: ? Dio, riconoscendo nel Golfo di Napoli un lembo di cielo asportato da Lucifero, pianse e laddove caddero le lacrime divine sorse la vite del Lacryma Christi?. 12 le ?lacryme?che sono passate sotto l?esame attento di 11 degustatori AMIRA (Aiello, Buonora, Calabrese, Cavallaro, Daniele, Falanga, Grippo, Napoleone, Rotondi, Sangiovanni, Taurone). Questo il verdetto: 1° Sannino, azienda di Ercolano, nettamente il migliore ed il più piacevole. In degustazione è risultato: ?eccellente? all?esame visivo; al ?naso? non ha entusiasmato (solo ?buono? in tutto: intensità, persistenza e finezza) ma il tutto era pulito e corretto, si percepivano i sentori di mela matura al punto giusto; al gusto ?buono? all?intensità e ?ottimo? in tutti gli altri parametri della scheda Amira. Lasciava una bella bocca piena, tanto da farlo sembrare uno dei vini più blasonati campani, come il greco o il fiano per esempio. Punteggio 76/100. A seguire: Raffaele Pagano, Boscoreale (72/100); l?avellinese Terredora di Montefusco (72/100); Fioravante Romano di Ottaviano (68/100); De Falco di San Sebastiano al Vesuvio e Sorrentino di Boscotrecase (61/100); Grotta del Sole di Quarto (59/100); Manimurci di Paternopoli e Ametrano di Torre Annunziata (53/100); Vesevus di Boscotrecase (51/100); Saviano di Ottaviano (40/100).
In questo 2005, Cristo non ha versato ?lacrime? uguali in tutte le aziende?
Dibbì

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Al ?Brezza Marina? di Paestum, ottimi sapori di mare e di orto

Con i miei ?Viaggi e assaggi?, a volte, capita di non avere voglia di fare ?esperimenti? e quindi, rispolverando nella mia memoria, cerco un luogo che mi dia ampie garanzie di trascorrere dei buoni momenti a tavola. Su questi pensieri sono ritornato dopo circa 30 mesi al ristorante Brezza Marina di Paestum, locale, secondo me, in continua crescita qualitativa. Personalmente ero già rimasto favorevolmente impressionato nella mia prima visita dando il buon punteggio di 78/100, ora con piacere, riempiendo la mia scheda di valutazione, ho dato un meritato 82/100. Il segreto di questo successo è come scoprire l?acqua calda: ottime materie prime, ortaggi di stagione della Piana del Sele, il pescato unicamente fresco e solo di mare proveniente per la maggior parte dalle paranze di Agropoli e Castellabate, una carta di vini ampia quanto basta per poter soddisfare tutti i desideri, servizio cordiale e, cosa che non guasta, un eccellente rapporto qualità prezzo. Per chi si è perso la ?puntata? precedente, ricordo che il locale è in contrada Laura e lo troviamo dopo poco più di 100 metri dal semaforo (l?unico), sulla destra, andando verso Salerno. Il posto è al pian terreno di un condominio, cosa che può sembrare penalizzante ma basta entrare per rendersi conto che si è in un vero ristorante arredato con gusto e passione. I tavoli, messi alla distanza giusta, sono vestiti con eleganti tovaglie lunghe color beige. Al centro della sala, un?invitante esposizione di pesce fresco. A riceverci il ?patron? Carmine Ricco con i suoi più stretti collaboratori: Vincenzo Menichino (lo chef) e Rosario Schiavo che si occupa del servizio in sala. Il locale, per la cucina che offre, non ha un vero e proprio menu, in quanto il tutto è preparato secondo la disponibilità della materia prima che come detto sopra è sempre freschissima. Quindi, ho lasciato fare in tutto. Ecco cosa mi hanno servito: carpaccio di dentice con cetriolo (ottimo: il leggero salato del pesce si sposava a meraviglia con il gusto del cetriolo, formando un interessante connubio di sapori); polipetti affogati (tenerissimi e gustosissimi, Carmine ci spiega che questo è il miglior periodo per consumare questo mollusco); zuppetta di fiori di zucca e calamari su crostone di pane contadino (un grande abbinamento terra-mare che non dimenticherò tanto facilmente); a seguire il primo: paccheri con alici fresche (da sempre le alici nostrane mi fanno impazzire, quindi?); poi, gamberoni al sale (eccezionali, naturalmente freschi, cotti al forno sotto il sale e serviti sgusciati sopra un letto di fiori di zucca crudi che ho condito con il buon olio di De Conciliis? sì, proprio quello del vino); siamo al dolce: un semifreddo di fichi e amaretto che ha terminato un succulento pasto in una delle migliori tavole della nostra provincia. Come vino, mi hanno servito un ottimo Facetus 2003, Falanghina del Taburno Doc dell?Azienda Fontanavecchia di Libero Rillo, servito nei bicchieri adatti. A questo proposito, interessante la cantina che è visitabile su richiesta. Conto: 35/40 euro vini a parte.
Nella foto: Rosario Schiavo e Vincenzo Menichino.

Ristorante ?Brezza Marina? Via F. Gregorio 52 ? 84040 Laura di Paestum (SA). Tel. 0828.851017. www.ristorantebrezzamarina.com – Chiuso il mercoledì. Voto 82/100.

Diodato Buonora – luglio 2007

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Leggendo qua e là ? dal Club di Papillon 21.07.06

Prospettive rosee per la vendemmia 2006

Prospettive rosee per la vendemmia 2006, stando alle previsioni di Unione Italiana Vini e Ismea: nel prossimo autunno dovrebbero uscire dalle cantine della penisola oltre 53 milioni di ettolitri di vino, con un aumento del 6% rispetto al 2005. L?annata sarà buona anche dal punto di vista qualitativo, soprattutto grazie al clima particolarmente favorevole, che ha provocato un rigoglioso sviluppo vegetativo in tutta Italia, con buone riserve idriche nonostante la siccità degli ultimi tempi. Tra le zone di massima produzione le previsioni annoverano le province di Alessandria ed Asti, la Valtellina, l?Alto Adige, l?Umbria e la Puglia.

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Iovine di Lettere è il nono finalista del sondaggio vinicolo sul DBnews

La ?Vini Iovine? di Lettere è la nona finalista del sondaggio che nella finalissima di agosto definirà la ?cantina campana preferita 2006? dai ?navigatori? del ?Diodato Buonora News?.

Qulche notizia tratta dal sito www.vinocampania.it

?I vini a denominazione di origine controllata Gragnano e Lettere Rosso Frizzante sono ottenuti da uve provenienti esclusivamente da vigneti della Penisola Sorrentina comprendenti l`intero territorio dei Comuni di Gragnano, Pimonte, Lettere, Sorrento, Vico Equense, Massa Lubrense, tutti in Provincia di Napoli.

I vini di Gragnano e Lettere provengono da antichi vigneti ora chiamati Piedirosso (loc. detto Per?è Palummo) e Sciascinoso (loc. detto Olivella) ed Aglianico.
Nei giorni della vendemmia è bello ammirare i mutamenti del tempo i sistemi di raccolta su muli robusti che si arrampicano sui sentieri impervi provvedendo al trasporto dei grappoli.
In pochi chilometri quadrati si concentra la storia di millenni. Dove sottoterra si nascondono tesori di grande valore, sopra assolati, i pergolati delle vigne.
I vini Sannio Aglianico D.O.C. e Falanghina provengono dalla nostra azienda in Provincia di Benevento.?

Enologo referente : Aniello Iovine

Questi gli altri finalisti: Alfonso ROTOLO e MONTEVETRANO (Salerno); Mastroberardino e Colli di Castelfranci (Avellino); Mustilli e Fontavecchia (Benevento); Alois e Villa Matilde (Caserta).

Attualmente è in rete il 10° sondaggio: Napoli 2 che terminerà il 30 luglio. La finalissima durerà tutto il mese di agosto.

VOTATE ANCHE VOI. Si può votare una volta al giorno per ogni sondaggio.

Questo il verdetto del 9° sondaggio:

1° Iovine 15,03 %
2° Nasti, Villadora 12,32%
4° De Angelis, Pietraspaccata 10,95%
6° Cantine Russo 1951 – 9,58%
7° Il Giardino del Mediterraneo, Scala 8,21%
9° Cantine Grotta del Sole 6,84%
10° Cantine Federiciane 5,47%

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In un ristorante spagnolo: Pelotas a la Matador

Un turista, recatosi in Spagna per vedere l’Expo di Siviglia, va in un ristorante tipico e, non conoscendo bene la lingua, ordina la solita fettina di carne. Accanto a lui c’è un signore che ha sul piatto due polpettoni enormi pieni di sugo e li sta mangiando con evidente piacere.

Visto tale piatto succulento chiama il cameriere e gli fa:
- Mi scusi… ma che piatto è quello che sta mangiando il signore qui a fianco?

- Ah senor… es la nuestra especialidad, es un plato muy tipico llamado: Pelotas a la Matador.

Il giorno dopo il turista torna nel ristorante e chiede il famoso piatto. Dopo un po’ il cameriere gli porta due polpettine misere e minuscole, al ché chiede spiegazioni.

Il cameriere:
- Senor no siempre perde el toro!

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Leggendo qua e là ? dal Club di Papillon 19.07.06

Coperto e servizio aboliti a Roma

Nei ristoranti romani non si pagheranno più il pane e il coperto. La giunta della Regione Lazio ha infatti approvato una proposta di legge per abolire la voce dal conto, con un provvedimento – si legge su Il Messaggero – che era già stato varato nel ?95, ma che era poi entrato in conflitto con le disposizioni dell?Unione europea. Ma se per i membri della giunta l?iniziativa porterà ad una maggior trasparenza, favorendo lo sviluppo di un settore che in Lazio conta oltre 23 mila attività, i ristoratori insorgono: ?il pane e le stoviglie sono costi reali, che rischiano di ripercuotersi sul prezzo delle pietanze?. (Vagli a spiegare che quella voce per gli stranieri è incomprensibile quando non imbarazzante.)

(db) Speriamo che presto questa voce antipatica scompaia da tutti i ristoranti d’Italia

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RICETTE ANTICHE – GALLINELLA (o cuoccio) IN AGRODOLCE
ricetta medioevale in lingua originale

La ricetta, sconcertante per le miscele proposte, è espressione del gusto italiano per i sapori agrodolci e l?indeterminatezza fra dolce e salato tipica del Medioevo.
?Pesce ben lavato quanto si conviene: friggere con l?oglio abbondantemente, poi lassa freddare; poi abbi cipolle tagliate per traverso; frigile con oglio rimanente del pesce: poi prendi amandole monde, uva secca, prugne, e friggi con le dette cipolle insieme, e leva via foglio che avanza, e togli pepe e zafferano, e altre spezie elette, bene trite, e distempera con le cipolle predette, e vino e aceto; e, distemperato fortemente, metti a fuoco fino che bolla: poi levalo dal fuoco, e poni in altro vaso, e mettilo ordinatamente a solaio con pesce predetto. E se `I volessi dolce, ponvi o vino cotto o miele competentemente ….?

Ingredienti per 4 persone: 1 Kg. di gallinella o ?cuoccio? – 4 grosse cipolle – 10 gr. di mandorle spellate – 100 gr. uva passa – 20 prugne secche – 15 cl di vino rosso – 5 cl d?aceto – 5 cl d?olio di oliva – 10 stigmi di zafferano – 1/4. di cucchiaino di pepe macinato – 1 punta di cucchiaino di zenzero in polvere – 1 punta di cucchiaino di cardamomo in polvere – sale – 1/2 bicchiere di vino passito (facoltativo).

Preparazione: Friggere il pesce tagliato a pezzi in olio di oliva caldo. Togliere e mettere da parte. Friggere le cipolle a rondelle nel resto dell?olio. Aggiungere le mandorle, l?uva passa e le prugne ben lavate, quindi il vino, l?aceto e tutte le spezie. Bollire per una ventina di minuti. Disporre il pesce e le cipolle a strati in un piatto fondo, meglio se di terracotta. Servire freddo o tiepido. All?ultimo momento si può annaffiare con 1/2 bicchiere di passito.

Nel Medioevo il pesce ha molteplici significati ed é sempre sorpresa perché, anche se le città facevano molti sforzi per organizzare il mercato, la pesca restava incerta, la freschezza precaria ed i trasporti difficili: Alla chiusura del mercato il venerdì i poveri recuperavano i pesci invenduti che venivano lasciati per imposizione dei regolamenti cittadini tendenti ad impedire la loro vendita altrove quando non erano più freschi. Probabilmente nelle campagne lontane dal mare non si conosceva nemmeno il pesce di mare. ! cuochi conoscevano bene i pesci e sapevano trasformali in arrosti, torte salate o pasticci e brodetti ed a tutti adattavano le salse usate anche per le carni, rinforzandole con un po? di succo di limone e di spezie per correggere il freddo umido di questa ?carne di Quaresima?. Tentavano anche di conservarli sotto sale o in marinata.

Vino consigliato: Fiano Paestum IGT, A.A. Joaquin

Claudio Napoli, I.P.S.A.R. Salerno

Da ?Ricette Antiche (o quasi)? ? Amira Paestum 2002

Per ricevere copia del volumetto, inviare 3 euro in francobolli a
Diodato Buonora
Via Della Passata 9
84063 PAESTUM (SA)
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Degustazioni AMIRA ? Lacryma Christi del Vesuvio Bianco 2005
Prima quella di ?Sannino?

Continuano le degustazioni vinicole al ?buio? dell?Amira (Associazione Maîtres Italiani Ristoranti e Alberghi) sezione Paestum. L?ultima ha avuto come tema ?Lacryma Christi del Vesuvio Doc bianco 2005?, vino ottenuto dai vitigni Coda di volpe bianca (loc. detta Caprettone) e/o Verdesca (min. 80%), Falanghina e/o Greco (max. 20%). La gradazione alcolica minima è di 12 gradi. Con gradazione inferiore, i vini sono denominati Vesuvio Doc e non potranno portare in etichetta la dicitura ?Lacryma Christi?. È un prodotto che entra a pieno titolo nella storia dell?enologia nazionale ed internazionale. Infatti, la fama di questo vino (Doc dal 1983), ha fatto fiorire miti e leggende, tra le quali la più affascinante è: ? Dio riconoscendo nel Golfo di Napoli un lembo di cielo asportato da Lucifero, pianse e laddove caddero le lacrime divine sorse la vite del Lacryma Christi?.
La zona di produzione comprende le aree dei comuni di Boscotrecase, Trecase, San Sebastiano al Vesuvio, e parte dei territori dei comuni di Ottaviano, San Giuseppe Vesuviano, Terzigno, Boscoreale, Torre Annunziata, Torre del Greco, Ercolano, Portici, Cercola, Pollena Trocchia, Sant?Anastasia e Somma Vesuviana, tutti in provincia di Napoli.
12 le ?Lacryma Christi del Vesuvio bianco Doc 2005?, che sono passate sotto l?esame attento di 11 degustatori AMIRA (Aiello, Buonora, Calabrese, Cavallaro, Daniele, Falanga, Grippo, Napoleone, Rotondi, Sangiovanni, Taurone).

I campioni degustati nei saloni del Hotel Esplanade di Paestum, hanno dato il seguente risultato. Naturalmente, è possibile per numerosi motivi, che un altro campione della stessa azienda e della stessa annata possa dare un giudizio diverso.

1° vino classificato: Lacryma Christi del Vesuvio bianco Doc 2005, Sannino, Ercolano (NA). Non conosco quest?azienda, ma il suo Lacryma Christi bianco è stato nettamente il migliore ed il più piacevole. Leggendo qua e là, forse ho intuito che l?enologo è Alessandro Mancini, uno che il vino lo sa fare (vedi i bianchi di Colli di Castelfranci). Se è lui, il mistero di questo prodotto è presto svelato, altrimenti, complimenti a chi l?ha ?fatto?. In degustazione è risultato: ?eccellente? all?esame visivo; al ?naso? non ha entusiasmato (solo ?buono? in tutto: intensità, persistenza e finezza) ma il tutto era pulito e corretto, si percepivano i sentori di mela matura al punto giusto; al gusto ?buono? all?intensità e ?ottimo? in tutti gli altri parametri della scheda Amira. Lasciava una bella e ricca bocca piena tanto da farlo sembrare uno dei vini più blasonati campani, come il greco o il fiano per esempio. Un?azienda che, secondo me, è da seguire con interesse. Gradazione alcolica 12,5%. Punteggio finale 76/100 buono.

2° vino classificato: Lacryma Christi del Vesuvio bianco Doc 2005, Pagano Raffaele, Boscoreale (NA). Piccola azienda guidata dal giovane Raffaele Pagano che da pochi anni mette in bottiglia quello che per decenni la sua famiglia ha venduto sfuso. Con impegno si stanno vedendo i primi risultati. Questa ?lacryma? è piaciuta per la sua freschezza e complessità: ?eccellente? al visivo; ?buono/ottimo? al naso che era pulito e fine; ?buono/ottimo? al gusto dove lasciava una bella sensazione di piacevolezza soprattutto alla persistenza. Complimenti. Gradazione alcolica 12%. Punteggio finale 74/100 buono.

3° vino classificato: Lacryma Christi del Vesuvio bianco Doc 2005, Terredora di Paolo S.S., Montefusco (AV). Una buona ?lacryma?. Dai sentori olfattivi di frutta esotica s?intuiva che alle spalle c?è un?azienda blasonata. Comunque la ?Terredora?, secondo me, sta facendo un buon lavoro sui bianchi, soprattutto avellinesi. Gradazione alcolica 13%. Punteggio finale 72/100 buono.

4° vino classificato: Lacryma Christi del Vesuvio bianco Doc 2005, Fioravante Romano, Ottaviano (NA). Vino più che corretto. La famiglia Romano produce vini da oltre cento anni, ma solo dal 1995 ha iniziato ad imbottigliare e preferisce distribuire i propri vini unicamente nella ristorazione e nelle enoteche, non servendo i supermercati. Il punteggio parla chiaro: molto vicino ai ?primi della classe?. Al naso si percepivano note di caffé. Gradazione alcolica 12,5%. Punteggio finale 68/100 buono.

5° vino classificato ex aequo: Lacryma Christi del Vesuvio bianco Doc 2005, De Falco, San Sebastiano al Vesuvio (NA). Una ?lacryma? senza infamia e senza lode. Corretta e niente più. Gradazione alcolica 13%. Punteggio finale 61/100 buono.

5° vino classificato ex aequo: Lacryma Christi del Vesuvio bianco Doc 2005, Sorrentino, Boscotrecase (NA). Simile al vino precedente. ?Naso? anonimo. Gradazione alcolica 12,5%. Punteggio finale 61/100 buono.

7° vino classificato ex aequo: Lacryma Christi del Vesuvio bianco Doc 2005, Grotta del Sole, Quarto (NA). Questo vino è stato prodotto da una delle aziende più blasonate e conosciute della Campania. Il risultato non è stato dei migliori anche perché al naso si percepivano degli antipatici sentori di chewing gum alla banana. Gradazione alcolica 12,5%. Punteggio finale 59/100 sufficiente.

7° vino classificato ex aequo: Vigna Lapillo 2005, Lacryma Christi del Vesuvio bianco Doc, Sorrentino, Boscotrecase (NA). Quest?azienda è stata presente in degustazione con due etichette. Questa lacryma avrebbe dovuto essere più importante, ma è piaciuta meno della precedente. Difatti quella base ha ottenuto due ?punticini? in più per una migliore finezza sia olfattiva che gustativa. Gradazione alcolica 13%. Punteggio finale 59/100 sufficiente.

9° vino classificato ex aequo: Lacryma Christi del Vesuvio bianco Doc 2005, Manimurci, Paternopoli (AV). Il punteggio parla da solo. Pochi ed anonimi i profumi. Gradazione alcolica 12,5%. Punteggio finale 53/100 sufficiente.

9° vino classificato ex aequo: Lacryma Christi del Vesuvio bianco Doc 2005, Ametrano, Torre Annunziata (NA). Simile al prodotto precedente. Una piccola ?lacryma?. Gradazione alcolica 13%. Punteggio finale 53/100 sufficiente.

11° vino classificato: Lacryma Christi del Vesuvio bianco Doc 2005, Vesevus, Boscotrecase (NA). Poco piacevole all?olfatto. Anonima. Gradazione alcolica 12,5%. Punteggio finale 51/100 sufficiente.

12° vino classificato: Lacryma Christi del Vesuvio bianco Doc 2005, Saviano, Ottaviano (NA). Una delusione. Evidenti problemi in tutto: vista, olfatto e gusto. Colore simile a quello della birra. Gradazione alcolica 12%. Punteggio finale 40/100 sufficiente.

In questo 2005, Cristo non ha versato ?lacrime? uguali in tutte le aziende?

Diodato Buonora, Fiduciario Amira Paestum
Responsabile degustazione
Per informazioni:
amirapaestum@tiscali.it
www.amirapaestum.it
http://diodatobuonora.blog.tiscali.it

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Gli olivicoltori ?Le Contrade? sono la prova: nessuno è profeta in patria

Siamo a 250 metri d?altitudine: da un lato s?intravede il mare che dista pochi km e nelle giornate limpide si può vedere Capri, dall?altro si ammira uno scenario di grande fascino che per un attimo fa pensare alle Dolomiti. Qui abbiamo visitato l?azienda ?Le Contrade?, olio extravergine d?oliva di grandissima qualità, situata a cavallo tra i comuni di Giungano e Capaccio, diretta da Luigi Orlotti (nella foto). Un?azienda piccola a carattere familiare: solo 500 piante d?ulivo suddivise in tre varietà: 85% Rotondella, 10% Frantoio e 5% Leccino che danno la possibilità di produrre annualmente circa 20 quintali di olio. Fino a qualche anno fa, la famiglia Orlotti produceva un olio senza infamia e senza lode, come ancora oggi se ne producono tanti. Poi, dal 1998 Luigi si rese conto delle grandi potenzialità del proprio uliveto ed iniziò a fare un discorso altamente professionale puntando decisamente sulla qualità, dapprima in società con alcuni amici e successivamente da solo. I risultati e le soddisfazioni non sono tardati ad arrivare: dal 2003 l?azienda è sistematicamente presente sulla guida di Slow Food; dal 2005 la troviamo su ?L?Olio ? il libro guida agli oli d?Italia?, edito dall?Associazione Italiana Sommelier dell?olio; ?Gambero Rosso?, la famosa rivista enogastronomica, per diverse volte ha scritto, lodandone la qualità, dei prodotti di ?Le Contrade?; tantissimi premi e riconoscimenti in vari concorsi nazionali, ultimo in ordine di tempo è ?L?Orciolo d?Oro? 2006, 15° concorso nazionale oli extravergini d?oliva. Tornando in azienda: le olive, dopo la raccolta manuale, vengono frante entro poche ore con mezzo meccanico, munito di centrifuga. Tra i prodotti dell?azienda: il ?Cannito?, un olio monovarietale di Rotondella che prende il nome dalla località dove sono ubicati gli olivi. Questo olio è stato giudicato dalla ?Guida agli Extravergini?, edita dalla Slow Food, il miglior monocultivar della Campania. Ecco la descrizione del prodotto scritta dagli esperti della guida: ?Il color giallo oro con venature verdi anticipa profumi bene assortiti, intensi e complessi; ricordi di oliva e mandorla fresca si accompagnano a sentori di erbe officinali particolarmente pregevoli. In bocca evidenzia buona struttura, scorrevolezza e un sapore armonico che poggia sulla condizione dolce, ben sostenuto dalle componenti di amaro e piccante. Finale e persistente e molto gradevole.?. Altro prodotto, sempre di grande qualità, è lo ?Spartacus?, un blend di olive Frantoio e Leccino, chiamato così perché sembra che, proprio nei pressi dell?azienda, Plutarco racconta che nel 71 a.C. ci fu l?ultimo atto della cosiddetta ?guerra servile?, tra gli schiavi ribelli di Spartaco e l?esercito romano capeggiato da Licinio Crasso. Comunque due grandi prodotti che a torto sono un po? bistrattati dai nostri ristoratori che preferiscono usare oli meno buoni e più economici in un periodo dove si parla tanto di qualità. Eppure una delle ultime disposizioni vieta nei ristoranti l?uso delle oliere anonime, dovrebbe favorire il consumo di oli di grande qualità e molti sanno che ?Le Contrade? nella nostra zona non è seconda a nessuno. Il prezzo? Non so esattamente quanto costa, ma sappiamo bene che l?olio extravergine di qualità arricchisce e migliora tutte le pietanze della nostra cucina mediterranea e non è quello che stravolge il costo di un piatto. Come dicevamo sopra, l?azienda è a cavallo tra due comuni e anche fra le due DOP della nostra provincia. Infatti l?olio Le Contrade potrebbe essere certificato sia come olio ?Colline Salernitane dop? che ?Cilento dop?, ma Luigi ci ha spiegato che la certificazione ha un costo non indifferente e che lui preferisce fare un buon prodotto rinunciando alla certificazione. Difatti, se vi capita tra le mani una bottiglietta di ?Le Contrade? potrete vedere sul retro-etichetta una serie d?informazioni che documentano la qualità dell?olio. Su quello che ho degustato c?è scritto: bottiglia n. 65 di 1264; perossidi 6,6 (il tenore di perossidi presenti nell?olio di oliva ne attesta il suo stato di ossidazione primaria e quindi la sua tendenza ad irrancidire, negli oli extravergini dovrebbe essere inferiore a 20); acidità 0,19; oltre al lotto, l?anno di produzione e alla scadenza che sono dati obbligatori. A leggere questi dati ed a vedere la diffusione del prodotto sul nostro territorio, viene da pensare che sia proprio vero: ?nessuno è profeta in patria?.

Recapito: Olivicoltori Le Contrade, Contrada Gaudo 9, 84050 Giungano (SA). Tel. 339.2294763 – fax 0974.880020. Sito web: www.lecontrade.com
Diodato Buonora – luglio 2006

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Gastrobarzelletta ? Due missionari ….in brodo

Due missionari sono stati catturati dai cannibali.
Vengono messi a cuocere nel pentolone quando, ad un tratto, uno dei due comincia a ridere a crepapelle.
Meravigliato, l’altro gli chiede:
- Si può sapere cos’hai da ridere in un momento come questo?
- Ho appena fatto pipì nel brodo!

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Villa Matilde conquista il primo posto nell?8° sondaggio vinicolo sul DBnews

VILLA MATILDE di Cellole, l?azienda che ha ?rispolverato? il Falerno del Massico, è l?ottava finalista (Caserta 2), per assegnare il titolo della ?cantina campana preferita? dai ?navigatori? del ?Diodato Buonora News?. Questi gli altri finalisti: Alfonso ROTOLO e MONTEVETRANO (Salerno); MASTROBERARDINO e COLLI DI CASTELFRANCI (Avellino); MUSTILLI e FONTANAVECCHIA (Benevento); ALOIS (Caserta)

Attualmente è in rete il 9° e il 10° sondaggio: Napoli 1 e Napoli 2. Terminati questi due sondaggi, ci sarà la finalissima che durerà tutto il mese di agosto.

VOTATE ANCHE VOI. Si può votare una volta al giorno per ogni sondaggio.

Questo il verdetto dell? 8° sondaggio:

1° Villa Matilde 19,75 %
2° Vestini Campagnano 18,51%
3° Tenuta Adolfo Spada 11,11%
4° Colle Sasso 9,87%
5° Galardi, Gennaro Papa 8,64%
7° Castello Ducale, Masseria Felicia 7,40%
9° Fattoria Prattico 6,17%
10° Masseria Piccirillo 2,46%

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RICETTE ANTICHE – ZUPPA DI BACCALA’ E PATATE

Questa ricetta risale ai primi del ?900 quando il baccalà veniva importato al porto di Napoli in botti di legno e solo successivamente in sacchi di juta. I bottegai salernitani, puntuali all?arrivo delle navi, si servivano di carri trainati da muli per il trasporto del baccalà che veniva poi smistato nelle varie botteghe cilentane.

Ingredienti per 4 persone: gr. 800 di baccalà – gr. 500 di cipolle – gr. 600 di patate – Olio (q.b.) – Peperoncino – Sale – Pane raffermo – 2 foglie di alloro.

Preparazione: Versare l?olio (q.b.) in una pentola o preferibilmente in un tegame di creta, aggiungere le cipolle affettate e farle imbiondire insieme al peperoncino e l?alloro; Aggiungere l?acqua e salarla. Tagliare il baccalà, tenuto a mollo per tre giorni ed immergerlo nell?acqua portata ormai in ebollizione insieme alle patate. Far cuocere il tutto a fuoco lento per circa un?ora. Servire con tocchetti di pane raffermo.

Vino consigliato:, Aglianico Sannio Doc, I Vini del Cavaliere, Azienda Cuomo

Franco Napoleone, Ristorante Oasi, Paestum (SA)

Da ?Ricette Antiche (o quasi)? ? Amira Paestum 2002

Per ricevere copia del volumetto, inviare 3 euro in francobolli a
Diodato Buonora
Via Della Passata 9
84063 PAESTUM (SA)

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Degustazioni AMIRA ? Nero d?Avola 2004
Primo il ?Chiaramonte? di Firriato

L?ultima degustazione vinicola alla ?cieca? organizzata dall?A.M.I.R.A. (Associazione Maîtres Italiani Ristoranti e Alberghi) sezione Paestum, ha avuto come tema Nero d?Avola 2004. Vitigno antico tipico della Sicilia, dove è il migliore ed anche il più diffuso. Conosciuto anche come ?Calabrese?, nome che sembra sia un?errata traduzione del dialetto siciliano ?calaurisi?, unione di due parole, ?calea?, ovvero uva e ?aulisi?, che vuol dire d?Avola borgo della provincia di Siracusa.
Il Nero d?Avola, coltivato ad alberello o a spalliera da un?uva ad alta gradazione zuccherina che gli permette di arrivare con facilità ad oltre quindici gradi alcolici. Per questo motivo è quasi sempre usato negli uvaggi ed entra nella composizione di diversi vini doc come il Cerasuolo di Vittoria, il Marsala, l?Eloro e tanti altri. Allevandolo con particolari criteri si è riusciti ad abbassare il grado zuccherino ed aumentarne l?acidità. Vinificato così in purezza, con tecnologie moderne, si è rivelato come uno dei grandi rossi di struttura italiani, adatto anche ad un lungo invecchiamento.

10 sono i vini ?Nero d?Avola 2002?, tutti siciliani, che sono passati sotto l?esame attento di 8 degustatori AMIRA (Buonora, Calabrese, Grippo, Napoleone, Rotondi, Sangiovanni, Taurone e Vicinanza).

I campioni degustati nei saloni dell?Hotel Esplanade di Paestum, hanno dato il seguente risultato. Naturalmente, è possibile per numerosi motivi, che un altro campione della stessa azienda e della stessa annata possa dare un giudizio diverso.

1° vino classificato: Chiaramonte Nero d?Avola 2004, Sicilia Igt, Firriato, Paceco (TP). Un prodotto nettamente superiore agli altri. Il punteggio parla chiaro. È stato il vino che è piaciuto di più: Eccellente all?esame visivo con un colore rosso rubino che potremmo definire invitante. Al naso, ha deluso nelle persistenza che è risultata solo ?buona? e nei profumi che erano soprattutto eterei anche se si percepivano nettamente i sentori di marasca e mora. Al gusto invece è stato giudicato all?unanimità ?eccellente? alla persistenza e ?ottimo? in tutti gli altri parametri della scheda: intensità, finezza, corpo, stato evolutivo e piacevolezza. Quello che ho letto su questa azienda è proprio vero: «La tradizione più antica della Firriato è la sua giovinezza e i produttori, Salvatore e Vinzia Di Gaetano, che sintetizzano la capacità di fare impresa in tenacia e caparbietà. Sono convinti, infatti, che riuscire ad utilizzare le risorse di un territorio che naturalmente risulta essere uno dei più vocati del mondo per la coltura della vite, può portare alla produzione non solo di uve di alta qualità, ma anche alla produzione di grandi vini». Prezzo indicativo in enoteca: ? 8,50. Gradazione alcolica 14%. Punteggio finale 83/100 ottimo.

2° vino classificato: Kailà Nero d?Avola 2004, Sicilia Igt, Fatascià, San Giuseppe Dello Jato (PA). Buono il ?Kailà? di questa giovanissima azienda che è stata fondata solo nel 2002. Il fatto che uno dei proprietari, Stefania Lena, è anche enologa e si avvale dei consigli di Riccardo Cotarella, dice chiaramente che sin dall?inizio si è puntati alla qualità. Difatti l?azienda Fatascià la troviamo già presente sulle guide più importanti del settore. In degustazione, oltre all?eccellente ?vista? in tutti i parametri olfattivi e gustativi si sono alternati i ?buono? e gli ?ottimo?. Al naso si percepivano nettamente i sentori di peperone verde e di erba tagliata, profumi che generalmente si sentono nel cabernet?. Comunque un buon vino dall?ottimo rapporto qualità prezzo. In enoteca ? 5,00. Gradazione alcolica 13 %. Punteggio finale 76/100 buono.

3° vino classificato: Mandrarossa Nero d?Avola 2004, Sicilia Igt, Settesoli, Menfi (AG). Ancora un vino piacevole, prodotto in un?azienda che fa grandi numeri: 15.000.000 di bottiglie, 6500 ettari vitati di proprietà. Ottimo alla vista. Buono/ottimo al naso ed al palato. Profumi percepiti: prugna e amarena. Prezzo indicativo in enoteca: ? 5,50. Gradazione alcolica 13,5%. Punteggio finale 70/100 buono.

4° vino classificato: Nerosse Nero d?Avola 2004, Sicilia Igt, Sicania, Canicattì (AG). Un vino corretto prodotto dalla ?Sicania? che è sul mercato con diversi marchi. Oltre che con questo ?Nerosse? gli amirini hanno degustato anche il nero d?Avola venduto con il nome ?Puro Desiderio? che si è classificato al 6° posto. Il vino si è rivelato ottimo alla vista e buono/ottimo al naso e al gusto. Prezzo indicativo in enoteca: ? 5,00. Gradazione alcolica 13%. Punteggio finale 68/100 buono.

5° vino classificato: D?Istinto Nero d?Avola 2004, Sicilia Igt, Calatrasi, San Cipirello (PA). Ancora un buon vino. La Calatrasi è un?altra azienda da grandi numeri: 8 milioni di bottiglie prodotte, 1850 ettari vitati coltivati di cui 1.500 in affitto. Oltre che in Sicilia possiede dei vigneti in Puglia e in Tunisia. In degustazione: vista ?eccellente?; naso ?buono/sufficiente? e gusto ?buono/ottimo?. Prezzo indicativo in enoteca: ? 6,00. Gradazione alcolica 13,5 %. Punteggio finale 66/100 buono.

6° vino classificato: Puro Desiderio Nero d?Avola 2004, Sicilia Igt, Sicania, Canicattì (AG). Vino corretto. In enoteca: ? 5,90. Gradazione alcolica 13 %. Punteggio finale 64/100 buono.

7° vino classificato: Regaleali Nero d?Avola 2004, Sicilia Igt, Tasca d?Almerita, Sclafani Bagni (PA). Da quest?azienda ci aspettavamo di più. Prezzo indicativo in enoteca: ? 6,50. Gradazione alcolica 13%. Punteggio finale 60/100 buono.

8° vino classificato: Nero d?Avola 2004, Sicilia Igt, Fattorie Azzolino, Camporeale (PA). Un vino che non ha entusiasmato. Etereo al naso. Poco fine al gusto. Prodotto da uve biologiche.. Prezzo indicativo in enoteca: ? 7,50. Gradazione alcolica 13%. Punteggio finale 53/100 sufficiente.

9° vino classificato: Baglio Antico Nero d?Avola 2004, Sicilia Igt, Maremonti/Sicily Wines, Campobello di Mazara (TP). Poco da dire. Non è piaciuto. Poco fine al naso. Poco piacevole al gusto. Prezzo indicativo in enoteca: ? 6,00. Gradazione alcolica 12,5%. Punteggio finale 52/100 sufficiente.

10° vino classificato: Tumoli Nero d?Avola 2004, Sicilia Igt, Curatolo, Marsala (TP). Deludente. Vogliamo credere che la ?nostra? bottiglia abbia avuto dei problemi: Puzzette al naso e al gusto. Prezzo indicativo in enoteca: ? 6,50. Gradazione alcolica 13,5%. Punteggio finale 49/100 sufficiente.

Luci e ombre per questo vino che nella degustazione amira della versione 2002 aveva letteralmente entusiasmato i degustatori. Da sottolineare che i prezzi, anche se hanno subito un aumento, sono da oscar.

Diodato Buonora, Fiduciario Amira Paestum
Responsabile degustazione
Per informazioni:
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Sono più felice della sconfitta dei francesi che della vittoria azzurra

Ogni tanto mi concedo una notizia che non ha niente a che fare con l?enogastronomia. Parliamo del Mondiale e degli Azzuri, Campioni del Mondo. Difatti, i campioni sono loro i calciatori e tutto il team Italia, noi siamo italiani ma non è grazie a noi che hanno vinto. Di tutto, la cosa che mi ha fatto più piacere è la sconfitta dei tedeschi prima e dei francesi dopo. Questi due episodi mi hanno dato più soddisfazione della vittoria dei ?nostri?. Perché? Semplice: ho pensato ai milioni di nostri connazionali che vivono in Germania e in Francia e cosa avrebbero passato in caso di sconfitta italiana. Solo chi è stato all?estero può capire.
Inoltre, non capisco tutta questa euforia che si sviluppa dopo ogni partita mondiale. Confusione e caos che hanno turbato a più riprese la quiete pubblica.
Caroselli di auto e di bandiere che si sono espresse in modi più incivili che civili. No, io resto per i piedi per terra. Vincere va bene ma dare fastidio agli altri no, soprattutto se turisti tedeschi e francesi che hanno scelto la nostra nazione per le proprie vacanze. Il tifo e l?euforia vanno bene, ma devono essere espressi sempre in modo pacato e civile.
I calciatori? Sono felice per quei gregari che hanno tirato la ?carretta? che grazie a questo episodio diventeranno più famosi. Molti di questi hanno dimostrato veramente attaccamento alla maglia e alla nazione. Totti? Se fosse stato per me, dopo l?episodio di due anni fa, quando sputò in faccia ad un avversario, non l?avrei fatto più giocare in nazionale. In quel momento lui rappresentava l?Italia e, sinceramente, non abbiamo fatto bella figura nei confronti del mondo intero. Come pure Zidane, un grande campione che ieri sera si è macchiato di un episodio gravissimo. È vero quello che dice tanta gente: i calciatori famosi sono ricchi, sono campioni, ma la maggior parte di loro sono veramente degli esseri piccoli piccoli. Come dire non sono i soldi che fanno l?intelligenza e la cultura. È vero i soldi aiutano: ma a delle persone così preferisco essere quello che sono: un umile maître d?hotel che tutti i giorni va in albergo per guadagnarsi onestamente la propria vita.

Comunque a nome di tutti i nostri connazionali all’estero: GRAZIE AZZURRI
Diodato Buonora

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All?Arco Vecchio di Monte Cicerale: protagonista il Cilento

Una sorpresa positiva: l?osteria Arco Vecchio di Monte Cicerale. Siamo nella località famosa per i buoni ceci, nel cuore del Cilento. Qui nella frazione Monte, alcuni amici, quasi un anno fa, hanno avuto l?idea di aprire questa osteria che con le sue bontà si sta facendo conoscere in tutta la provincia (e non solo). Per raggiungere il posto, provenienti da Battipaglia, si esce dalla S.S. 18 subito dopo Paestum e si seguono le indicazioni per Cicerale. La nostra meta gastronomica la troviamo nella frazione Monte, poco prima di giungere in piazza. Qui sulla sinistra, molto bene illuminati, si vedono gli archi dell?osteria. L?auto si parcheggia agevolmente in strada. Noi, in due, senza prenotare, abbiamo visto subito un ambiente molto caldo ed accogliente, anche se non c?era nessuno a riceverci. In seguito arriva uno dei soci e ci fa accomodare nel posto che ci piaceva di più. È una domenica sera sul tardi, il locale è poco affollato. Ripeto, l?ambiente è piacevole, il locale è suddiviso in più salette, tutte arredate in perfetto stile cilentano, le sedie sono quelle comode impagliate, i tavoli sono preparati con cura, con posate e bicchieri di qualità, le tovaglie e i tovaglioli sono di colore beige chiaro, mentre i coprimacchia sono a grandi quadroni, su tutti i tavoli un mini fiasco che fungeva da porta candela; i muri dello stabile, che è un?antica casa di fine ?800, sono stati sapientemente ripresi con rivestimenti in pietra locale. Veniamo al dunque: l?ordinazione viene fatta alla voce, non ci è stato presentato il menù, ma in questi ambienti dove regna la naturalezza e la genuinità dei prodotti, penso sia giusto così. Ecco che come antipastini, il nostro tavolo è letteralmente e lentamente travolto da un?infinità di cose buone e sfiziose: biscotti di grano bagnati e conditi con pomodori, olio e origano (più o meno un?acquasale in versione moderna), poi, ceci (naturalmente di Cicerale) tostati, melone, prosciutto crudo, soppressata, salsiccia, formaggi pecorini e caprini, melanzane, patate, zucchine, fagioli e pomodori preparate in svariati modi, si prosegue con pizzetta al pomodoro, ai fiori di zucca, frittelle, zucchina dorata e fritta, gatto? di patate, gatto? di patate e melanzane, frittatina di zucchine e (non abbiamo capito perché, sembrava un pesce fuor d?acqua) delle alici fresche dorate e fritte. Sicuramente avrò dimenticato qualcosa, ma francamente anche se prendevo nota, era impossibile registrare tutto. Passiamo al primo: per amor di territorio abbiamo scelto una lagane e ceci che era degna di una bravissima nonna cilentana. Buona, molto buona, che, condita con dell?olio accompagnato da peperoncini croccanti e piccanti, ci ha costretto a chiedere una seconda bottiglia di vino. Al secondo abbiamo gustato un ricco fagottino con funghi porcini di qualità accompagnato da patate al forno. Il dolce? Abbiamo dovuto rinunciare, con tutta la buona volontà non ce l?avremmo fatta. Abbiamo solo preso dei morzelletti locali che, anche se non era l?abbinamento ideale, ci hanno fatto bere ancora un po? di nettare di Bacco. Contemporaneamente abbiamo scambiato qualche chiacchiera con Claudio Mollo (nella foto con Sonia e Carmine) lo chef che, originario della zona, ha avuto lunghe esperienze al Nord e all?estero e non poteva essere altrimenti, la sua passione per l?arte culinaria è evidente. Singolare ed intelligente la carta dei vini: conteneva solo vini di aziende cilentane, come Rotolo, De Conciliis, Botti, Marino, Vinari/Barone e Maffini. Pensate, a più riprese mi è capitato in diversi locali ?nostrani? di non trovare nessuna delle nostre etichette. Qui voglio veramente fare i complimenti a chi ha avuto questa idea. Noi, comunque, abbiamo bevuto un Cilento Aglianico 2004 di Vinagri/Barone e un Cilento Aglianico 2001 barricato di Botti. Alla fine, abbiamo ricevuto un conto da oscar qualità-prezzo: 70 euro in due che, se si tolgono i 25 del vino, diventano 22,50 euro a persona. Di questi tempi, con tanti ristoratori impazziti, è bene notare questo indirizzo sulla propria agenda: vale assolutamente la pena visitare. Inoltre, il locale si sta organizzando per poter ricevere le prenotazioni on line, scegliendo direttamente il tavolo: sarà il primo al sud ad offrire questo servizio.

Osteria Arco Vecchio, Via Santa Maria ? Frazione Monte Cicerale, 84053 Cicerale (SA). Tel. 0974.834187 ? Chiuso il martedì – Sito web: www.osteriaarcovecchio.it – Voto 75/100.

Diodato Buonora – luglio 2007

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Gastrobarzelletta – La papera che fa l’autostop

Un signore sta mangiando in un ristorante e dalla vetrata dello stesso vede una papera che fa l’autostop.

Incuriosito si sofferma a guardare e si domanda dove vada quella papera. Passa una macchina e si ferma per dare un passaggio alla papera; la papera sale e la macchina riparte. Dopo 10 metri circa l’auto si ferma e la papera scende per ricominciare a fare l’autostop.

Passa una seconda auto e si ripete la stessa scena: la papera sale in macchina e dopo 10 metri ridiscende.

Così avviene con una terza auto e poi con una quarta e una quinta.

Incuriosito il tizio che stava al ristorante termina di corsa il pranzo e dopo aver preso l’auto si ferma per dare un passaggio alla papera autostoppista.

La papera sale in auto e il tizio, dopo essere ripartito, per sbloccare la tensione chiede: – Dove ti devo lasciare?

La papera brevemente: – QUA.

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VINO: DEGUSTAZIONE PER IL SUD PER LA GUIDA TOURING CLUB

(ANSA) – NAPOLI, 5 LUG – Terminata la più grande selezione di vini del Sud: al Savoy Beach di Paestum sono state degustate da quattro commissioni 695 etichette coperte, cioè senza conoscere il nome e il produttore, ma solo il vitigno. Così Vini Buoni d’ Italia, la guida edita dal 2007 dal Touring Club e curata da Mario Busso e Luigi Cremona, punta a scegliere i migliori bicchieri prodotti esclusivamente da uve autoctone italiane da consigliare ai consumatori e al pubblico degli appassionati. Le tre regioni hanno una varietà ampelografica enorme e si caratterizzano proprio per la produzione e la commercializzazione di vini autoctoni. In totale le quattro commissioni, coordinate dal giornalista Luciano Pignataro, hanno provato 695 vini di 154 aziende. Alle finali di Roma per conquistare la Corona andranno 43 etichette di 38 aziende. In
particolare, per la Campania sono 30 i vini che hanno superato 85/100, 17 rossi, 12 bianchi e un
passito. Dieci i vini della Basilicata, 9 Aglianico del Vulture e un passito, tre i vini della Calabria, 2
bianchi e un rosso.
«Il dato confortante è quello della qualità media – osserva Luciano Pignataro – che si accompagna ad un favorevole rapporto con il prezzo in uscita dell’azienda. In queste tre regioni è ormai possibile bere bene, tipico e spendendo pochi soldi scegliendo fra tutte le tipologie e in qualsiasi terroir. Appena dieci anni fa sarebbe stato impossibile avere questo risultato». «Su 154 aziende – conclude Pignataro – solo una non ha raggiunto la soglia dei 60/100, cioè la sufficienza. L’unica delusione rispetto alle aspettative è costituita dai rosati, continuo a non capire perché non ci si impegna seriamente in questo segmento che piace a tutti i consumatori e che è tipico del Cirò, del Sannio, del Vesuvio e della Costa d’Amalfi». Adesso i 43 vini del Sud dovranno superare, sempre coperti, le valutazioni del panel formato dai coordinatori di tutte le regioni della guida. (ANSA).


Nella foto: Luciano Pignataro

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Leggendo qua e là – da enotime.it
Interessante articolo per chi vuol avvicinarsi ed approndire le conoscenze sul vino.

DOC FANTASMA? PER GLI ENOLOGI DEVONO SPARIRE!

Forte presa di posizione da parte dell?Assoenologi relativamente alle DOC che esistono solo sulla carta.

Gli enologi italiani riuniti a congresso ad Ischia dal 2 al 5 Luglio scorso hanno posto le basi affinché in futuro diventi più complesso riconoscere a DOC (Denominazione di Origine Controllata) un vino italiano. Infatti nella futura modifica della legge 164/92, che regolamenta gli aspetti legali della nostra vitivinicoltura, dovrebbe essere sancito che qualsiasi nuova denominazione dovrà partire dall?Igt (Indicazione geografica tipica) e dimostrare almeno 5 anni di positiva esistenza in vita prima di poter pensare di diventare DOC. Inoltre tutti i vini DOC creati politicamente e attualmente senza alcuna bottiglia prodotta (ad oggi 7) dovrebbero immediatamente essere declassati al gradino inferiore. Oggi la legislazione prevede 4 gradini decrescenti idealmente schematizzabili con una piramide.

Il gradino più alto è occupato dalla DOCG – Denominazione di Origine Controllata e Garantita, istituita nel 1984 e concessa a vini già riconosciuti DOC da almeno 5 anni, rispetto ai quali hanno dei disciplinari di produzione specifici e più restrittivi. Devono possedere un particolare pregio e rinomanza nazionale ed internazionale, inoltre subiscono un controllo amministrativo, analtico ed organolettico prima della commercializzazione.

Al gradino subito inferiore la DOC – Denominazione di Origine Controllata che è stata istituita nel 1963 e viene concessa a prodotti di qualità con una precisa origine territoriale, sia ampia (es. Piemonte) che ristretta (es. Langhe). Posseggono un disciplinare di produzione che regolamenta tutte le fasi produttive dall’uva e al vino, inoltre subiscono un controllo amministrativo e analitico, a volte anche organolettico, prima della commercializzazione.

Scendendo ancora ecco l?IGT – Indicazione Geografica Tipica, istituita nel 1992 e concessa a vini identificati da un nome geografico tipico che comprende un’area generalmente ampia (Salento, Delle Venezie, Colli della Toscana Centrale). Rispetto ai DOC possiedono un disciplinare di produzione meno restrittivo, e subiscono un controllo amministrativo e analitico prima della commercializzazione.

Infine al gradino più basso troviamo il VINO DA TAVOLA. Sono i meno pregiati e, in base ai dettami della legge n° 164 del 1992, non possono riportare in etichetta l’annata, il vitigno e la zona di provenienza, ma unicamente il colore (bianco, rosato e rosso) e la tipologia di appartenenza (frizzante, spumante, ecc.). Non hanno disciplinari di produzione e subiscono controlli amministrativi e analitici prima della commercializzazione.

Gli enologi fanno rilevare che dei 336 vini DOC attualmente riconosciuti in Italia ben 90 rivendicano meno del 50% rispetto alle loro reali potenzialità, 28 non arrivano
al 20%, 14 sono sotto il 5% e 7 sono solo sulla carta.
Elisabetta Fezzi

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Leggendo qua e là ? dal Club di Papillon 03.07.06

Gli italiani acquistano il vino al supermarket

Per rifornire la cantina gli italiani si rivolgono più al supermercato che all?enoteca. E? una delle conclusioni del rapporto sul mercato del vino presentato al congresso di questi giorni dall?Assoenologi, secondo cui il 60% delle vendite di vino avviene nella grande distribuzione; in crescita le vendite dei vini più costosi, ma anche di quelli della fascia intermedia, da 2-3 euro al litro. Cresce anche la vendita di vino sfuso e l?export, soprattutto sui mercati dei Paesi ?europei emergenti? quali Danimarca, Belgio e Ungheria (La Stampa).

Nota personale: Perchè molte aziende si ostinano a non essere presenti nella grande distribuzione?

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A Michele Alois la 7ª tappa per il nostro sondaggio vinicolo

L?azienda di Michele Alois è la settima finalista (Caserta 1), per definire la ?cantina campana preferita? dai ?navigatori? del ?Diodato Buonora News?. Questi gli altri finalisti: Alfonso ROTOLO e MONTEVETRANO (Salerno); Mastroberardino e Colli di Castelfranci (Avellino); Mustilli e Fontavecchia (Benevento)

Attualmente in rete l?8° ed il 9° sondaggio: CASERTA 2 e Napoli 1. Sono in testa Villa Matilde da una parte e dall?altra che è appena iniziato ci sono i primi voti per De Angelis e F.lli Nasti.
A seguire ci sarà l?ultimo sondaggio Napoli 2. Nel mese di agosto la finalissima.

VOTATE ANCHE VOI. Si può votare una volta al giorno per ogni sondaggio.

Questo il verdetto del 5° sondaggio:

1° Alois 16,85 %
2° I Borboni 15,73%
3° Viticoltori del Casavecchia 13,48%
4° Alepa 11,23%
5° Michele Moio, Terre del Principe 8,98%
7° Telaro 7,86%
8° Della Valle Jappellj 6,74%
9° Caputo 5,61%
10° Fattoria Selvanova 4,49%
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DB

Riferimenti: Per notizie sull?azienda Alois :

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Giornalisti, produttori e ristoratori campani festeggiano le tre nominations dell’Ais Roma

La soddisfazione dell’Arga Campania

La grande pasta di Gragnano e le birre di Teo Musso proposte dal sommelier Domenico Sarno sono state la cena di una grande festa fuori dai canoni tradizionali organizzata da Raffaele Vitale, patròn di Casa del Nonno 13 a Mercato San Severino, e dalla Perlage srl per salutare in allegria Luciano Pignataro, Bruno De Conciliis e Marisa Cuomo, i tre protagonisti campani dell’Oscar del Vino promosso dall’Ais di Roma presieduta da Franco Ricci. I quattro piatti di pasta cucinati dallo chef Donato Episcopo sono stati preceduti dalle tapas dei tre ristoranti cetaresi, Acquapazza, Convento e San Pietro, capitani dal sindaco Secondo Squizzato bagnate dal Selim di de Conciliis. Poi il via alle danze: spaghetti con zucchine e cicale, pacchero con bottarga e fichi, timballo di pasta e patate con tartufo nero di Bagnoli Irpino e infine i classici fusilli con braciola di capra. Tra i presenti, i produttori Silvia Imparato (Montevetrano), Luigi Maffini, Gerardo Giuratrabocchetti (Cantine del Notaio), il segretario dell’ordine dei giornalisti nonché presidente dell’Arga Campania Francesco Landolfo, il vicepresidente nazionale dell’Ais Vincenzo Ricciardi, i giornalisti Annibale
Discepolo (Il Mattino), Brunella Cimadomo (vicepresidente dell’Arga eGiampaolo Necco (webmaster www.argacampania.it), Clara Barra (Gambero rosso), Monica Piscitelli (Il Danaro), Adele Chiagano (Gambero Rosso), Donatella Bernabò Silorata (La Repubblica), Giuseppe Di Girolamo (Roma), Vittoria Cisonno presidente del Mtv di Puglia, Mimmo Cirsone delle Edizioni
del Tirso di Bari, Janet D’Alessio, pr dell’Hotel Caruso di Ravello, Silvio De Angelis, responsabile della Piemme Campania, Giacomo Pastore (Coldiretti Avellino), Francesco Colonnesi (Slow Food Napoli), Sergio Calzigna (Slow Food Salerno), Mimmo Vicinanza e Maurizio Somma (Il Papavero di Eboli), Lina Martone (Megaron di Paternopoli), La Locanda di Bu, gli agriturismi Chiusulelle di Ogliastro Cilento e Corbella di Cicerale, l’affinatore di formaggi Michele Amato, Antonio e Lucio Tubelli (Timpani e Tempura di Napoli), Rocco Iannone (Pappacarbone di Cava de’ Tirreni), il direttore dell’Associazione del Borgo di Terravecchia Rosario Muro, Pasquale Buonocore del Pastificio Afeltra, Michele Buonomo presidente di Lega Ambiente Campania, Cosimo Mogavero ed Eugenio Luigi Iorio, direttore tecnico e responsabile scientifico della Festa della Pizza di Salerno. Alla manifestazione sono arrivati anche gli auguri affettuosi di Enzo Vizzari, responsabile delle Guide Espresso.

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Gastrobarzelletta – Il solito ubriaco

Un tizio rientra a casa completamente ubriaco alle tre del mattino.

Entra in camera da letto e si corica accanto alla moglie.

Poi conta i piedi in fondo al letto: “1,2,3,4 … 5, 6 !, Ma c`e` qualcun altro nel mio letto …”!

Allora si alza per contare meglio i piedi da piu` vicino: “1,2,3,4!

No, e` tutto OK, siamo solo in due”

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