Maggio 2006

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RICETTE ANTICHE – RISOTTO CON LE CASTAGNE DEL CILENTO

Ingredienti: Riso gr. 300, n 20 castagne secche, pancetta gr. 50, rosmarino, formaggio pecorino, olio extra vergine di oliva, sale e pepe q.b.

Preparazione: In 1 litro di acqua fredda e salata porre le castagne e lasciarle in ammollo per ca. 8 ore dopodiché, cuocerle q.b. In una pentola versate l? olio di oliva e fate rosolare la pancetta e un po? di rosmarino tritato. Trascorsi 5 minuti, unite il riso e fatelo tostare per alcuni minuti. Dopodiché, versate nella pentola il brodo e le castagne e lasciate cuocere finchè il riso sarà ben mantecato. Aggiungere: sale, pepe e una spolverata di formaggio pecorino.

Vino consigliato: Terre Cerase, Villa Matilde

Vincenzo Longo, Savoy Beach Hotel, Paestum (SA)

Da ?Ricette Antiche (o quasi)? ? Amira Paestum 2002

Per ricevere copia del volumetto, inviare 3 euro in francobolli a
Diodato Buonora
Via Della Passata 9
84063 PAESTUM (SA)

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Leggendo qua e là – da il “Club di Papillon”

ADDIO AI TAPPI DI SUGHERO

Nel 2015 non si useranno più i tappi di sughero. Lo scrive oggi La Repubblica (29.05.06), che parla di una lenta rigenerazione delle cortecce delle piante da sughero. Il rapporto del WWF lancia l?allarme, ma intanto si diffonde anche tra i produttori eccellenti l?uso di tappi alternativi. Grande interesse in Francia sta destando ad esempio l?innovativo tappo della Guala, leader mondiale nel settore dei tappi, che ha lanciato Guala Seal, sperimentato da Enosis dello Studio Lanati e capace di mantenere intatta l?integrità del vino, con una longetività maggiore rispetto ad altri tappi.

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Da Nicola, al ?Borgo Antico?, come a casa propria

Alle 23 di una domenica mi sono ritrovato, per la prima volta, in questo ristorante della contrada Laura di Capaccio-Paestum. Con sorpresa, nonostante l?ora tarda, vedo che il locale è ancora affollato e l?atmosfera all?interno è abbastanza piacevole. A ricevermi Nicola, un cameriere che avevo già avuto modo di conoscere, qualche anno fa, in un ristorante degli Alburni. Quindi, sono stato riconosciuto e, devo ammettere, sono stato accolto con molto calore. Il locale è proprio adiacente al Bar Gregorio, il più noto della zona, un luogo dove spesso ci s?incontra per degli appuntamenti in quanto è ben attrezzato: tabacchi, giornali, ampio parcheggio e distributore di carburante. Una volta seduto, mi guardo intorno e noto che ci sono circa 120 posti all?interno e 60 all?esterno in un accogliente giardino con piante ornamentali ed esotiche. L?arredo è classico-moderno: sedie di legno con cuscini verdi incorporati, tovaglie e tovaglioli di colore verde chiaro, coprimacchia bianchi fiorati. Cinque i televisori (se non ho contato male) in sala, naturalmente tutti sintonizzati sullo stesso canale e sistemati in modo che da qualunque posto si possano vedere. Mi portano il menu, dando una veloce sbirciatina vedo che il locale è senza troppe pretese. L?offerta delle portate è selezionata con cura ed impegno. Si cercano di valorizzare in modo non troppo elaborato le specialità locali. Come consuetudine lascio fare e mi è servito, in un solo grande piatto, un antipasto composto da salmone marinato, insalata di mare, del gustoso puré di patate con gamberetti (preparato in una conchiglietta), un delizioso calamaretto farcito e dei gamberetti gratinati in foglia di limone, racchiusi con degli stuzzicadenti. A seguire dei rigatoni freschi conditi con gamberetti e carciofi; il cameriere ha puntualizzato che questi ultimi non sono di Paestum, ma provengono da Castelcivita, dove, sembra che da tempo immemorabile, si coltiva a livello strettamente familiare questa varietà ortofrutticola molto più piccola di quella pestana ma ugualmente gustosa ed interessante. In tutti i casi, il piatto è stato preparato da mani esperte ed amalgamato con molta professionalità. Come secondo, una freschissima pezzogna all?acqua pazza, rigorosamente proveniente dal nostro mare, spinata con molta competenza davanti ai miei occhi dal nostro Nicola. Per chiudere in dolcezza ho gustato una ?Torta della Foresta Nera? (un dolce al cioccolato d?origini tedesche) di Salvatore De Riso, uno dei più noti pasticcieri della nostra regione, insieme con un buon limoncello. Come vino, da una selezione di poco più di venti etichette, ho preferito qualcosa di leggero ed ho preso un ?Müller Thurgau 2005, Vigneti delle Dolomiti Igt di Santa Margherita?. Alla fine ho scambiato qualche chiacchiera con il gestore del Borgo Antico, Nicola Cantalupo (nella foto), originario di Castelcivita, che mi ha raccontato che dal 2004 è in questo posto ed il suo obiettivo è quello di far sentire gli ospiti come a casa propria. Possiamo dire: ci riesce molto bene. Costo: 25/30 euro a persona. Dimenticavo?a giudicare dalla focaccia che mi hanno servito con l?antipasto, sicuramente la pizza è di tutto rispetto.
Ristorante Pizzeria Borgo Antico da Nicola, Viale F. Gregorio (Contrada Laura) – 84040 Capaccio Scalo (SA). Tel. 0828.851292. Chiuso il mercoledì. Voto 70/100

Diodato Buonora – maggio 2006

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Alberghiero: la scuola incontra la famiglia

?La scuola incontra la famiglia?, questo il titolo della manifestazione organizzata dall?I.P.S.A.R (Istituto Professionale di Stato per i Servizi Alberghieri e della Ristorazione) della sede associata ?Rosanna Paolillo? di Capaccio/Paestum, che si è svolta il 23 maggio, al Mec Hotel di Paestum. I genitori delle classi terze hanno potuto vedere i propri figli preparare, sia in sala che in cucina, un succulento menu che è stato servito a circa 200 persone. Guardandosi intorno si vedevano i familiari molto più emozionati degli allievi che per l?occasione erano in perfetta divisa di lavoro e con fare sicuro si districavano tra i tavoli come fossero dei veterani. Gli imprenditori turistici di tutta la provincia (numerosi presenti all?evento) possono essere soddisfatti: l?alberghiero di Gromola diventa ogni giorno più scuola, e continuando così, da essa usciranno quelli che saranno il futuro del nostro turismo, come ha affermato il Sindaco di Capaccio, Vincenzo Sica, come sempre molto gagliardo e sicuro di sé. Per la cronaca, tra le personalità, erano presenti anche il sindaco di Agropoli, Antonio Domini, il grande poeta e scrittore Giuseppe Liuccio ed il provveditore agli studi di Salerno. Aurelio Di Matteo, dirigente scolastico dell?istituto, tra una portata e l?altra, ha fatto un bellissimo intervento, dando innanzitutto il benvenuto a tutti i presenti e promettendosi che s?impegnerà a fondo affinché la scuola di Capaccio-Paestum diventi autonoma e non sia più una sede coordinata di Salerno. Il prof. Di Matteo, in questi primi due anni di dirigenza, è ampiamente soddisfatto dei risultati ottenuti dalla scuola sia nell?andamento dell?istituto che nei vari concorsi che si svolgono in tutta la penisola. Numerosi sono i primi posti che i ragazzi di Salerno e Capaccio hanno portato a ?casa?. In ordine do tempo, Melania Iacuzio (classe IVª B ristorazione di Gromola), a Benevento circa 20 giorni fa, ha vinto il primo premio al concorso gastronomico-letterario ?cucina e magia ? cibo e bevande nella leggenda e nel mito? con il cocktail ?Hera Fecunda?. Tra i prossimi obiettivi del valido dirigente scolastico c?è l?organizzazione di un concorso nazionale, riservato alle scuole alberghiere, che ha come titolo ?I profumi e i sapori del Cilento?. Ogni scuola partecipante dovrà presentare un piatto con almeno 3 prodotti tipici cilentani e ci dovranno abbinare un vino della zona. Questo il menu che hanno servito i ragazzi per il loro saggio finale: ?Le tartare di melanzane e gamberi scottati al vapore all?emulsione di olio e limone e julienne di verdurine croccanti?, ?I paccheri di Gragnano con dadolata di tonnetto pinna gialla, alici di Menaica e pomodorini del piennolo?, ?La tagliata di manzo alle erbe cilentane e la parmigiana di patate e carciofi su letto di primizie dell?orto? e ?Lo sformatino di grano e ricotta bufalina al profumo di fior d?arancio e coulis di fragole?. Permettetemi di dirlo: dopo anni bui, la scuola di Gromola è rinata e docenti professionisti come Antonio Stratoti, Cosimo Mondelli, Gerardo Novi, Giacomo Di Motta, Giovanni Estatico e Pierino Mercurio (tanto per citarne qualcuno), con il loro impegno e la loro pro fessionalità daranno a Capaccio-Paestum la scuola che si merita.
Dibbì

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La curiosità
Ma è uno spot Disney per Chicken Little

L?uovo e la gallina – Uno studio inglese: ?Dilemma risolto?

Londra: E? nato prima l?uovo o la gallina? Dopo secoli di dibattito, non sempre serio, dalla Gran Bretagna giunge una risposta scientifica: è nato prima l?uovo. Così afferma uno stimato genetista inglese, John Brookfield, specialista di genetica evolutiva, all?università di Nottingham. Il professore parte dal presupposto che il materiale non si evolve durante la vita di un organismo vivente. In altre parole, secondo lo studioso, a un certo punto della catena evolutiva un uccello preistorico depose un uovo che conteneva un embrione geneticamente diverso dai suoi genitori: l?embrione della gallina. E dove stava questo embrione? In un uovo.
L?empirico ragionamento è finito ieri sulle pagine del Times, confortato dal parere del filosofo David Papineau secondo il quale ?se la prima gallina nacque da un uovo è evidente che esistevano uova di gallina prima che esistessero le galline?. Senonchè la BBC ha precisato che a commissionare al genetista di risolvere l?antico dilemma è stata la Walt Disney nel quadro di un?operazione promozionale per reclamizzare l?uscita in DVD del suo ultimo film Chicken Little. E? legittimo sospettare, ironizza la stampa britannica, che prima ancora della uova e della gallina siano venute le strategie di marketing, elemento che non depone troppo a favore della scientificità dell?indagine.
Ma ormai la notizia ha fatto il giro del mondo: per cui si può dire, tanto per restare in tema, che la
frittata è fatta. Resta da rispondere solo ad una domanda: se non è stata una gallina a farlo, chi o che cosa ha deposto il primo uovo di gallina?

Enrico Franceschini

da “La Repubblica” del 27 maggio 2006

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Una notizia che non piace ai francesi. È stata riportata da diversi quotidiani. Io l’ho presa dal sito di Luciano Pignataro www.lucianopignataro.it

nella foto: vigneti nella Napa Valley (California)

Cabernet, la California umilia la Francia

CABERNET AMERICANI VINCONO ANCHE DA VECCHI DOPO TRENT’ANNI
di Marco Bardazzi

WASHINGTON. Nel 1976 era stato uno shock per la Francia: in un test alla cieca da parte di nove esperti mondiali di vino, i prodotti della California avevano battuto i prestigiosi Bordeaux, dando il via al boom della Napa Valley.
«Aspettate che i vini invecchino e vedrete, i nostri sono imbattibili alla distanza», si consolarono i francesi. Ma 30 anni dopo lo schiaffo è stato ripetuto dagli stessi cabernet californiani, che hanno atteso pazienti per tre decenni di ripetere la sfida con i francesi. Con un evento che ha di nuovo messo a rumore il mondo degli enologi, il celebre «Giudizio di Parigi» del 1976 è stato ripetuto con una doppia degustazione simultanea a Copia, nella Napa Valley e a Londra. I vini erano gli stessi che avevano fatto scalpore il 24 maggio di 30 anni fa, quando giudici francesi e britannici avevano sancito la nascita del fenomeno californiano, restando sorpresi loro stessi di aver preferito – senza poterli riconoscere – i vini americani a quelli francesi.
I rossi cabernet sauvignon e i bianchi chardonnay della costa occidentale degli Usa avevano dominato su vini del Bourdeaux e della Borgogna. Quando George Taber scrisse un articolo sulla sfida sul settimanale Time, fu l’inizio del boom per la valle a nord di San Francisco, dove all’epoca c’erano meno di una ventina di case vinicole degne di questo nome. Taber è stato tra i degustatori anche della rivincita del trentesimo anniversario, con professionisti di enologia chiamati a giudicare gli stessi 10 vini provati a Parigi nel 1976. Per la Francia, che sperava di cancellare l’onta, è stata una disfatta: quando i risultati di Copia e Londra sono stati paragonati, i californiani si sono trovati a conquistare le prime cinque posizioni, lasciando ai francesi solo i posti dal sesto in poi. Un Ridge Monte Bello Cabernet Sauvignon del 1971 è stato ritenuto il migliore in assoluto. «Quel Monte Bello – ha detto Paul Draper, viticoltore e amministratore delegato in California della Ridge Vineyard and Winery, che ha prodotto il vincitore – era il vino che l’organizzatore del test di Parigi, Stephan Spurrier, pensava avrebbe vinto all’epoca, e invece nel 1976 arrivò solo quinto». Nella degustazione di trent’anni fa, a vincere fu uno Stag’s Leap Wine Cellars del 1973, che stavolta si è piazzato al secondo posto. Il migliore dei francesi è stato ritenuto uno Chateau Mouton-Rotschild del 1970, in sesta posizione.
«Sono entusiasta di come sono andate le cose, adesso spero che metteremo fine a questa disputa», ha detto Draper, di fronte alla conferma del predominio dei rossi californiani. Per Taber, il giornalista che rese celebre l’evento di Parigi, «la differenza tra oggi e allora è come il giorno e la notte: qui oggi sono tutti così seri, mentre all’epoca ci divertimmo molto». La serietà era legata anche a ragioni di mercato, visto che la Francia ha pagato a caro prezzo la sconfitta di 30 anni fa: la proclamazione che ottimi cabernet potevano venir prodotti anche lontani dalle vigne francesi, fu l’inizio di un fenomeno mondiale che ha interessato non solo la California, ma anche i prodotti australiani e cileni, che acquistarono fiducia e si lanciarono all’assalto del mercato.
«A questo punto quello che possiamo dire – ha detto sorridendo dopo la rivincita Spurrier, l’organizzatore dell’evento del 1976 – è che ora sappiamo che un vino francese non può avere un gusto buono come un californiano». (ANSA).

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Gastrobarzelletta -

In un ristorante parigino…..

Nei ristoranti francesi il pane è sempre accompagnato con delle fettine di burro, a volte preparato in modo scenografico.

In un ristorante a Parigi, il cliente chiama il cameriere: senta, è molto bello il disegno sul burro, ma guardi che c?è un capello.

Ah, francamente non mi sorprende ? risponde il cameriere ? ho fatto il disegno con il mio pettine!

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Antonio Vicinanza, socio Amira e mio “allievo”, mi ha chiesto di dare spazio a questa notizia (da “IL MATTINO”) che parla di suo fratello Mimmo. Come posso non accontentarlo…..

Mimmo Vicinanza chef emergente

Mimmo Vicinanza del Papavero di Eboli e il Fiano di Avellino di Terredora sugli scudi della seconda edizione di Vitigno Italia che ieri ha chiuso i battenti alla Mostra d?Oltremare. Il primo ha vinto il premio come giovane chef emergente promosso da Vito Amendolara presidente della Coldiretti battendo sul filo di lana Enzo Politelli della Terrazza Calabritto di Napoli e Raffaele D?Addio del Foro dei Baroni di Puglianello. Il Fiano di Avellino dell?azienda di Walter Mastroberardino e dei figli Daniela, Lucio e Paolo, è risultato essere invece Vino Perfetto per la categoria bianchi. Chicco De Pasquale, patròn della società che ha promosso la kermesse, si dichiara soddisfatto per il raddoppio delle presenze che hanno raggiunto quota 15.000 e incassa il sostegno dell?assessore regionale Andrea Cozzolino, che ha dichiarato l?intenzione di sostenere maggiormente la prossima edizione, si chiamerà Vitigno Sud. Un evento nell?evento è stato Cooking&Wine curato da Luigi Cremona (che ha presieduto la giuria) e Lorenza Vitali: mai tanti chef erano venuti a Napoli per un evento: Anthony Genovese del Pagliaccio di Roma e Pino Lavarra di Palazzo sasso, le «stelle» della Penisola Antonio Caputo, della Taverna del Capitano, Alfonso ed Ernesto Iaccarino e Gennaro Esposito della Torre del Saraceno, i Jeunes Restaurateurs d? Europe con il presidente, Marco Bistarelli del Postale di Città di Castello, Andrea Mazzone, miglior giovane chef di cucina creativa, Tonino Cannavacciuolo, il famoso chef napoletano di Villa Crespi sul lago d’Orta, e Nico Romito del Reale di Rivisondoli, miglior giovane chef secondo la guida dell?Espresso 2006. Tra i tanti campani, Berardino Lombardi della Caveja, Pietro Rispoli di Villa Rizzo, Rosanna Marziale delle Colonne. La chiusura è stata affidata ad Heinz Beck miglior chef d?Italia 2006 secondo la «guida delle Guide», tre stelle Michelin, della Pergola di Roma.
Luciano Pignataro

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Leggendo qua e là ? da ?La Repubblica? del 24 maggio 2006

Taittinger

Offerta indiana per lo champagne

NEW DELHI ? Lo champagne francese potrebbe diventare indiano. La United Breweries, primo gruppo indiano di alcolici e terzo al mondo, ha offerto circa 750 milioni di dollari per l?acquisto della francese Taittinger, il sesto produttore al mondo di champagne. Secondo fonti di stampa indiane, United Breweries, gruppo guidato dal miliardario Vijay Mallya, avrebbe fatto l?offerta di acquisto alla società francese la scorsa settimana attraverso la banca internazionale Standard Chartered, anche se nessuna delle due società ha ancora confermato ufficialmente la notizia.

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OSCAR DEL VINO
TRE NOMINATION ALLA PROVINCIA DI SALERNO

L’Assessore all’Agricoltura Corrado Martinangelo esprime grande soddisfazione per le nomination di tre salernitani ai prestigiosi Oscar del Vino, la manifestazione organizzata da Bibenda e Ais Roma che sarà trasmessa su Rai Uno alle 17,30, l’11 giugno prossimo. La Provincia di Salerno vede infatti tre protagonisti in corsa, in tre categorie diverse.
Si tratta della Cantina Marisa Cuomo di Furore candidata all’Oscar Miglior Bianco d’Italia, Bruno De Conciliis candidato all’Oscar come miglior Enologo dell’Anno e di Luciano Pignataro del Mattino in corsa come migliore giornalista dell’anno. Il valore simbolico di queste scelte effettuate in una rosa molto ristretta, solo tre concorrenti in corsa per ciascun titolo, mette al primo posto nel Mezzogiorno la provincia di Salerno e premia implicitamente anche gli sforzi dell’Assessorato alla valorizzazione e la comunicazione delle nostre eccellenze della filiera agricola.

nella foto al centro Luciano pignataro al recente VINITALY di Verona

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Leggendo qua e là ? da ?La Repubblica? del 22 maggio 2006

De Castro: vedremo in sede Ue

?Vino al truciolato possiamo bloccarlo?

ROMA: ?E? ancora tutta da giocare in sede europea? la partita del vino che si può invecchiare col trucco. Lo ha dichiarato il ministro delle Politiche Agricole Paolo De Castro commentando il provvedimento in esame a Bruxelles che dovrebbe consentire l?uso di pratiche enologiche capaci di creare una sorta di invecchiamento artificiale del vino. De Castro ha annunciato che oggi a Bruxelles porrà il problema alla commissaria europea all?agricoltura Mariann Fischler Boel, e la riproporrà al vertice dell?organizzazione internazionale della vite e del vino che si riunirà in Spagna.

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Mastroberardino vince il 3° sondaggio vinicolo sul DB news

Sul fil di lama, e dopo aver dovuto prolungare questa ?manche?, AVELLINO 1, due giorni in più, l?Azienda Mastroberardino (nella foto Piero Mastroberardino) di Atripalda vince il 3° sondaggio vinicolo e conquista un posto in finale per aggiudicarsi il titolo della ?cantina campana preferita? dai ?navigatori? del ?Diodato Buonora News?.
Attualmente in rete il 4° sondaggio: AVELLINO 2 (in testa per il momento Colli di Castelfranci di Castelfranci). A seguire ci saranno: Benevento 1 e 2, Caserta 1 e 2, Napoli 1 e 2.
Sono già in finale: Alfonso ROTOLO e MONTEVETRANO.
VOTATE ANCHE VOI. Si può votare una volta al giorno per ogni sondaggio.

Questo il verdetto del 3° sondaggio:

1° Mastroberardino 13,75%
2° Benito FERRARA e VILLA RAIANO 12,50%
4° Colli di Lapio (Clelia Romano) 11,25%
5° Salavatore Molettieri 10%
6° Pasquale Di Prisco, Perillo e Pietracupa 8,75%
9° I Favati 7,50%
10° Petilia 6,25%

Dal sito dell?azienda Mastroberardino: www.mastro.it

Il messaggio
Il vino non è un mondo semplice, è un mondo di valori sedimentati, con il quale generazioni si cimentano apprendendo e fornendo a propria volta contributi. È un patrimonio che si accresce lentamente, con fatica, facendo tesoro di errori, difficoltà, scegliendo possibilmente sempre la via maestra, che quasi mai coincide con la più breve. È saper attendere gli eventi con una visione di ampio respiro, senza cedere alle lusinghe del risultato immediato, influenzando con il proprio agire il quotidiano ma rispettando la coerenza del disegno superiore. È tutto questo e tanto ancora, grande, sconfinato, che induce gli esponenti di famiglia Mastroberardino a percepire se stessi come interpreti che ricevono un testimone per ritrasmetterlo a propria volta e, in tale consapevolezza, stimano il proprio ruolo come tappa di un percorso armonico, in cui tutto e parti si fondono insieme, inscindibilmente, in ossequio al messaggio culturale che questa lunga storia incorpora e tramanda ….

Il paradigma
Gli esponenti della famiglia Mastroberardino che si sono succeduti di tempo in tempo alla guida dell’azienda si sono identificati in un valore forte e basilare, che ha ispirato le scelte plasmando e colmando di significati una storia: la lealtà verso il proprio territorio, le origini, l’ambiente naturale e quello sociale, a tutela di un’identità culturale. La coerenza nei confronti di questo paradigma ha condotto in modo naturale la famiglia a svolgere un ruolo pionieristico nella difesa e valorizzazione, in purezza, del culto degli autoctoni, della viticoltura nativa, del Fiano, del Greco, dell’Aglianico, giungendo all’inversione di tendenza, ovvero consentendo a tali varietà, coltivate nell’ultimo secolo in territori circoscritti, di divenire interessanti al punto tale da essere importate e impiantate in nuovi e diversi contesti geografici.

La Tradizione
La tradizione costituisce un valore nella misura in cui rappresenta un vincolo di coerenza, di credibilità rispetto alle decisioni che volta a volta vengono assunte. La famiglia Mastroberardino vive il contesto socioculturale vitivinicolo da circa tre secoli, in base alle più attendibili ricostruzioni storiche, a partire dal Settecento, epoca in cui un tal Berardino, con l’appellativo professionale di “Mastro”, diede origine a una discendenza che, scelto il proprio quartier generale ad Atripalda, nel cuore dell’area viticola d’Irpinia, ove sono tuttora situate le antiche cantine, legò indissolubilmente le proprie sorti al culto del vino. Dieci generazioni, da allora, hanno condotto le attività di famiglia, alternando fasi di espansione e sviluppo aziendale a momenti di contrazione o di difficoltà, circostanze ricorrenti nella storia delle imprese familiari di più antica origine.

L?Innovazione
Richiamare la propria tradizione non implica la rinuncia ad innovare. Mastroberardino è una sintesi di competenze tecnologiche e tecniche tra le più avanzate. La loro applicazione, tuttavia, non è finalizzata a mutare la natura o i caratteri fondamentali dei propri vini antichi, bensì a preservarne l’esistenza e il valore, rendendoli compatibili con l’evoluzione degli schemi che contraddistinguono il gustare un vino. Le antiche cantine sono dunque allo stato dell’arte delle conoscenze in campo enologico, ma il modo in cui queste sono applicate in casa Mastroberardino rispetta i principi che da sempre ispirano la filosofia di famiglia.

Il Vigneto
Il carattere complesso di un gran vino conferisce importanza al tutto, all’inscindibilità dei momenti che lo generano, alle relazioni tra le diverse fasi del processo che concorrono a delinearne la personalità. Ciascun momento, dunque, ha la medesima rilevanza nella riuscita di un siffatto progetto. L’origine di questo cammino è rappresentata dal vigneto, in cui la cura e la dedizione dell’uomo contribuiscono a tutelare la risorsa naturale che l’ambiente dona, in territori che nel corso di millenni hanno confermato la propria straordinaria vocazione alla viticoltura d’eccellenza. Le tenute sono dislocate nelle aree che storicamente hanno rappresentato il fulcro delle zone di produzione tipiche dei grandi vini di questa regione. A riconoscimento del ruolo che la famiglia ha avuto nella salvaguardia del patrimonio viticolo ed enologico dell’epoca romana, la Soprintendenza Archeologica di Pompei le ha affidato in concessione i terreni in antico adibiti a vigneto nell’antica città di Pompei, affinché venissero reimpiantati con i medesimi antichi vitigni che caratterizzavano e caratterizzano la viticoltura dell’area.

La Cantina
Una cantina antica, secolare, che dà il senso di accoglienza tipico del focolare, vissuta come simbolo di radicamento dei valori familiari. Meta di visitatori provenienti da ogni parte del mondo, è divenuta una pinacoteca, in seguito alla realizzazione di dipinti che ornano le cupole situate nelle grotte di invecchiamento ed affinamento ad opera di artisti come Raffaele De Rosa, Maria Micozzi, Doina Botez. Ambienti di lavoro e di contemplazione, caratterizzati da una sobrietà raffinata e discreta, che richiama alla mente sensazioni ormai sopite: il tempo rallenta, bandisce i rumori superflui; i preziosi, custoditi con serenità sapiente, riposano e temprano la propria personalità fino al momento in cui dovranno confrontarsi con l’esterno, portando con sé il patrimonio di sensazioni accumulate nel lungo periodo di gestazione. Dovranno recare un messaggio, quei preziosi, un messaggio antico e forte, che rifugge compromessi e superficialità: il messaggio del vino, sangue della terra.

Il Vino
L’insieme armonioso di queste componenti, di queste risorse della natura e dell’uomo, costituisce la culla nella quale sperimenta i primi passi il vino, che, duemila anni orsono, era il vino degli imperatori, nella lussureggiante e ambìta Campania felix. Quei vitigni e quei vini, che hanno accompagnato popoli nelle più disparate esperienze, tuttora esprimono, a volte in modo austero e solenne, altre con maggiore vivacità e schiettezza, la propria originale, poliedrica personalità. Nella storia bimillenaria dell’Aglianico il Taurasi è il vino delle ‘vigne opime’ dell’antica Taurasia di cui riferisce Tito Livio. Il Greco di Tufo, dal vitigno Greco, presente oggi lungo la valle del Sabato, in Irpinia, importato dagli Elleni prima della fondazione di Roma Il Fiano di Avellino, dal vitigno omonimo, di antichissima origine, noto anche come ‘Latino’, in quanto autoctono, per distinguerlo dal vitigno Greco, importato. Plinio aveva denominato queste uve ‘apiane’, perché predilette dalle api. Ad Antonio Mastroberardino si deve il recupero, nell’immediato dopoguerra, nonché il rilancio di questi antichi vitigni, in fase di estinzione, l’individuazione delle aree di produzione e la loro vinificazione in purezza.

Riferimenti: Il risultato del 2° sondaggio

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Leggendo qua e là. da “La Repubblica del 21 maggio 2006″

Il deputato guida la mobilitazione contro la pratica d?invecchiamento usata in molti paesi

?Il vino truciolato è una truffa fermiamo subito la norma Ue?

Realacci: a rischio la qualità italiana

Antonio Cianciullo
ROMA: ?Un finto quadro dell?ottocento è una truffa. Un vino invecchiato artificialmente, imbottito di trucioli per simulare una stagione in barrique che non c?è mai stata, dovrebbe divenire legale? E? uno schiaffo ai consumatori e ai produttori che investono sulla qualità. Bisogna impedirlo?. Ermete Realacci, deputato della Margherita e presidente di Symbola, la fondazione per le qualità italiane, lancia la mobilitazione contro il regolamento Ue che consente d?utilizzare trucioli di legno per aumentare i tannini del vino,ottenendo un effetto simile a quello prodotto dal passaggio in botte di rovere.
La normativa europea sul vino ai trucioli dovrebbe essere approvata entro un paio di mesi, troppo tardi per fermarla?
?Possiamo ancora farcela. In occasione della festa della Piccola Grande Italia, dei 6mila piccoli comuni che custodiscono le radici dell?identità culturale, paesaggistica e alimentare del paese, Legambiente e la Città del vino lanciano una petizione alla Ue per bloccare l?approvazione d?un regolamento sbagliato. Che falsa il mercato anche perché non permette di distinguere i vini invecchiati con il trucco: non c?è l?obbligo di scrivere sull?etichetta che il fascino dell?età è stato ottenuto con i trucioli ?.
Si profila un compromesso : i singoli Stati avrebbero un margine d?intervento; l?Italia pare orientata ad applicare la nuova pratica enologica solo ai vini da tavola.
?Sono palliativi. Il punto non è limitare i danni, ma ottenere vantaggi. L?Italia ha conquistato il primato nell?export del vino con un investimento sulla qualità, sul legame con il territorio, sulla difesa delle tecniche tradizionali. Tornare indietro non conviene?.
Eppure la m motivazione dell?Ue è proprio questa: consentire i sistemi che usa la concorrenza cilena, americana, sudafricana per non finire fuori mercato.
?Abbiamo già conosciuto la stagione della corsa al ribasso, della rinuncia alla qualità per inseguire l?obiettivo di una crescita delle vendite.
Questa stagione si è conclusa nel 1986 con lo scandalo del vino al metanolo. Da quel disastro i produttori italiani sono riusciti a riemergere capovolgendo la situazione. Oggi abbiamo conquistato il 25% delle esportazioni mondiali e siamo primi per vendite negli Usa. Produciamo il 40% in meno ma abbiamo triplicato fatturato ed export. La ragione è semplice: nel mercato globalizzato, con un?enorme offerta di prodotti di fascia media a prezzi bassi, il nostro spazio è la grande qualità.
Abbiamo l?eccellenza in casa e aabiamo dimostrato di saperla coltivare con successo: distruggerla sarebbe un atto masochistico. Dobbiamo invece recuperare l?intera gamma della tradizione con operazioni come la raccolta di centinaia di vitigni autoctoni italiani e mediterranei, curata da Symbola e dal parco delle Cinque Terre assieme alla facoltà di Agraria dell?Università di Milano : utilizzando le più avanzate tecniche di mappatura genetica s?ottiene la materia prima dei vini del futuro?.
Il nuovo governo si schiererà su questa linea?
?La prima indicazione è già venuta: aver affidato a un vicepremier, Francesco Rutelli un pacchetto di competenze che unisce beni culturali e turismo mostra una direzione di marcia precisa. Sostituendo la politica dei condoni a pioggia e del massacro del territorio con il rilancio dei prodotti d?eccellenza che nascono dall?intreccio fra tradizione e innovazione tecnologica, difesa dei grandi paesaggi e scommessa sulla conoscenza. Cioè con la soft economy?.

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De Conciliis, una realtà importante nel panorama vinicolo nazionale
Su questo numero appuntamento con il vino?e che vino! Approfittando di una bellissima giornata di sole, sono stato in visita all?azienda dei ?Viticoltori De Conciliis? di Prignano Cilento. Un vero tuffo nella natura e nella tranquillità del nostro Cilento che a guardarlo ed ammirarlo diventa sempre più bello ed interessante sotto il profilo paesaggistico ed enogastronomico. Per arrivarci, basta prendere la S.S. 18 e, andando verso Sud, la prima uscita è proprio Prignano Cilento e, seguendo le indicazioni per il paese, l?azienda si trova dopo circa 1 km sulla sinistra. Anche se i vini ?De Conciliis? hanno varcato da tempo i confini nazionali e attualmente li troviamo sulle liste dei vini dei ristoranti ed enoteche più importanti della nostra penisola, l?azienda è molto giovane, difatti solo quest?anno festeggerà il 10° anniversario. Prima i De Conciliis allevavano polli e in azienda avevano 100.000 galline che producevano in media circa 40.000 uova al giorno. Le uve dei propri vigneti venivano conferite alla cantina sociale di Rutino e per loro vinificavano piccole partite destinate all?autoconsumo. Poi, nel ?96 la svolta: con un piccolo budget e tanta voglia di fare bene s?iniziarono a produrre poche decine di ettolitri di Fiano e solo nel ?97 i primi rossi con una cantina che cominciava a diventare vera. Oggi, si coltivano poco più di 30 ettari a vigneto e si producono circa 150.000 bottiglie. Le guide del settore seguono con interesse la ?De Concoliis? e annualmente giudicano positivamente i suoi vini: il riconoscimento più importante (il primo nel Cilento) è, senza dubbio, l?assegnazione dei 3 bicchieri per il Naima 2001 che gli è stato conferito nel 2004. Tornando in azienda, sono stato ricevuto da Bruno De Conciliis (nella foto), un personaggio che è un vulcano di sapienza enologica che da sempre è alla ricerca della massima qualità. Bruno è considerato da molti uno dei maggiori artefici della rivoluzione vinicola cilentana, quello che ha fatto conoscere il ?Cilento del vino? nel mondo. Dietro a tutto questo successo, naturalmente, c?è una squadra vincente, eccola: Alessandro (il papà, classe 1925, è il vero motore dell?azienda), Luigi (segue tutti i lavori nelle vigne, prepara e seleziona le uve), Paola (fa la parte più noiosa ? ci confida Bruno ? si occupa delle scartoffie, cioè dell?amministrazione, oltre che a curare la produzione dell?olio), infine, il già citato Bruno che ?fa? il vino. Leggevo in un articolo del mio amico Oreste Mottola: «In una bottiglia i De Conciliis infilano di tutto: qualità, storia, fatica, sentimenti». Se vogliamo, è tutto qua il segreto dell?azienda. Vastissima e varia la gamma dei vini prodotti: il Selim, uno spumante brut (metodo charmat) ottenuto da uve fiano e aglianico, un ?vino? che Bruno consiglia di bere in barca sulle onde del nostro mare cilentano; il Donnaluna Fiano, ottimo con una cucina semplice marinara; il Perella, sempre da uve Fiano, un vino che ha avuto un passaggio in botti di rovere che subisce con forza qualche anno d?invecchiamento migliorandone le qualità organolettiche; l?Antece, ancora da uve Fiano, un vino prodotto nel modo antico, cioè lasciando fermentare il mosto per alcuni giorni con le bucce, praticamente una vinificazione in ?rosso?; il Donnaluna Aglianico, il classico per eccellenza da abbinare alla cucina ?terragna? cilentana; il Naima, il fiore all?occhiello dell?azienda, un vino che si può paragonare ai più importanti del panorama vinicolo nazionale; poi, due vini ottenuti da uve surmature: il Ka! (energia vitale in egiziano) prodotto con Malvasia e Moscato e il Ra! (Dio del sole egiziano), da uve Aglianico e Barbera. La grappa di Naima, distillato di vinacce aglianico dalla Giovi, conclude la lista di prodotti di un?azienda che è sempre di più una realtà importante nel panorama vinicolo nazionale.
Recapito: Viticoltori De Conciliis, Località Querce 1, 84060 Prignano Cilento (SA). Tel.0974.831090. Sito web: www.viticoltorideconciliis.it

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da “La Repubblica” 20 maggio 2006
Il caso

Agricoltori e Verdi accusano le multinazionali per l?impoverimento
delle varietà tradizionali

Leggendo qua e là – ?Dal fico permaloso al San Marzano, 1400 colture d?Italia a rischio estinzione?

Elena Dusi
ROMA: A coltivarli sono rimaste poche famiglie di contadini. Un altro paio di generazioni, e di loro non rimarrà nulla.
Sono il prugnolo, la corniola, la mela cotogna, l?uva spina (nella foto) e la zucca mantovana: i padri ne ricordano il sapore, i figli non saprebbero distinguerli in un cesto di frutta mista. Entrambi poi hanno dimenticato fico permaloso, ciliegia cuccarina e pomodori corbarini.
?Chiediamo la creazione di una lista nazionale che raccolga le varietà locali. Chiediamo uno spazio di libertà per gli scambi di piante e sementi contadine? è il testo della ?Petizione per la salvaguardia della biodiversità rurale?, che si può firmare anche tramite Internet (civiltacontadina.it). Iniziative di sensibilizzazione sui prodotti dell?agricoltura tradizionale sono in programma domenica, Giornata mondiale della biodiversità per iniziativa dell?Onu e Giornata nazionale ?Mangiasano? organizzata da Confederazione italiana agricoltori, Verdi ambiente e società, Associazione per l?agricoltura biologica e Federconsumatori.
Nell?ultimo secolo, denunciano gli organizzatori della Giornata, sono scomparsi dai campi della penisola i tre quarti delle diversità genetiche. Le varietà a rischio sono 1400. Alla fine dell?800 in Italia si raccoglievano 8mila varietà di frutta, mentre oggi si raggiungono a fatica le 2mila. Le mele si presentavano sui banchi dei mercati con 5mila volti diversi.
Oggi le varietà si sono più che dimezzate a l?80 per cento del mercato appartiene a quattro cultivar (varietà di piante coltivate, ndr): le americane Red Delicious (rossa) e Golden Delicious (gialla), l?australiana Granny Smith (verde) e le neozelandesi Gala a due colori.
Il problema, secondo le associazioni che domani organizzeranno stand informativi in molte piazze italiane, è in norma di legge del 2001 che vieta ogni scambio e movimento di semi non iscritti al registro europeo delle varietà. Il coltivatore dei ceci di navelli o dei legumi di montagna (un esempio di prodotti a rischio) non può far altro che continuare ad autoprodurre la sua specie, chiudendola di fatto in una gabbia trasparente. ?Le varietà di pubblico dominio ? denuncia la petizione ? vanno a perdersi per essere sostituite dagli ibridi . Oggi oltre il 90 per cento delle sementi commerciali di cetrioli, cocomeri, pomodori, melanzane, zucchine, meloni e peperoni sono ibridi.? Gli stessi San Marzano doc sono diventati rari. E la pratica di iscrizione nei registri, che richiede una burocrazia lunga e costosa, diventa ?una via impraticabile per i semplici agricoltori e le varietà contadine tradizionali?.

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Gastrobarzelletta – Il maître birbantello: mette il viagra nel caffè dello chef

Leggermente “sporchina”

Da sempre negli alberghi i maîtres e gli chef sono amici o ?nemici?.
In questo caso sono amicissimi e, pensate, tutte le mattine, al suo arrivo, il maître porta, personalmente, il caffé allo chef.

Il maître, che era un po? birbantello, una mattina pensò di mettere una pasticca di ?Viagra? nel caffé dello chef.

Il seguito?
Ecco che dopo circa due ore il maître va in cucina e vede che lo chef è tutto bagnato sul davanti del pantalone.

La domanda arriva spontanea: «Chef, cosa ti è successo?»

Di rimando lo chef risponde: «Sono andato al bagno per fare la pipì, ho visto che non era il ?mio? e l?ho rimesso dentro e mi sono ?.ritrovato così».

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Ignoro la data della notizia. Mi è sembrato interessante portarvi a conoscenza questa notizia, datami da un amico a Cesenatico.

Voglio fare il portaborse…, ovvero, mandiamoli a lavorare

MANDIAMOLI A LAVORARE (non è una notizia gastronomica).
Sull? ?Espresso? di qualche settimana fa c?era un articoletto che spiega che recentemente il Parlamento ha votato all?UNANIMITA? e senza astenuti (ma và?!) un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa ? 1.135,00 al mese.
Inoltre la mozione è stata camuffata in modo tale da non risultare nei verbali ufficiali
STIPENDIO ? 19.150,00 AL MESE
STIPENDIO BASE circa ? 9.980,00 al mese
PORTABORSE circa ? 4.030,00 al mese (generalmente parente o familiare
RIMBORSO SPESE AFFITTO circa ? 2.900,00 al mese
INDENNITA? DI CARICA da ? 335,00 circa a ? 6,455,00
TELEFONO CELLULARE gratis
CINEMA gratis
TESSERA TEATRO gratis
TESSERA AUTOBUS- METROPOLITANA gratis
FRANCOBOLLI gratis
VIAGGI AEREO NAZIONALI gratis
CIRCOLAZIONE AUTOSTRADE gratis
PISCINE E PALESTRE gratis
FS gratis
AEREO DI STATO gratis
AMBASCIATE gratis
CLINICHE gratis
ASSICURAZIONE INFORTUNI gratis
ASSICURAZIONE MORTE gratis
AUTO BLU CON AUTISTA gratis
RISTORANTE gratis ( nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per ? 1.472.000,00). Intascano uno stipendio ed hanno diritto alla pensione dopo 35 mesi in parlamento mentre obbligano i cittadini a 35 anni di contributi (per ora!!!)
Circa ? 103.000,00 li intascano con il rimborso spese elettorali ( in violazione alla legge sul finanziamento ai partiti) più i privilegi per quelli che sono stati Presidenti della Repubblica, del Senato o della Camera. (es. la Pivetti ha a sua disposizione e gratis un ufficio, una segreteria, l?auto blu ed una scorta sempre al suo servizio)
La classe politica ha causato al Paese un danno di 1 MILIARDO e 225 MILIONI di EURO. La sola camera dei deputati costa al cittadino ? 2.215,00 al MINUTO!!
Far circolare??..si sta promovendo un referendum per l?abolizione dei privilegi di tutti i parlamentari?? queste informazioni possono essere lette solo attraverso internet in quanto quasi tutti i massmedia rifiutano di portarle a conoscenza degli italiani??
PER FAVORE CONTINUATE LA CATENA

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?Veni, Vidi, Vini.? al Castello Arechi

Continuano senza sosta le manifestazioni sul vino. Martedì 23 maggio al Castello Medioevale Arechi di Salerno è in scena la seconda edizione di ?Veni, Vidi, Vini.?, il mercato alla conquista del bere con gusto, organizzata da Partesa Campania in collaborazione con Slow Food (presenti in degustazione i presidi Slow campani). L?incontro ha come obiettivo la promozione, agli addetti ai lavori, di una vasta selezione vinicola regionale e nazionale. In pratica alcuni viticoltori faranno assaggiare ai numerosi ospiti i vini dell?ultima vendemmia. Tra le aziende salernitane ci saranno Apicella e la Vinagri Barone con una linea di vini tutta nuova sia nei contenuti che nell?immagine. Nell?ultimo ?Vinitaly? a Verona, questa azienda ha conquistato numerosi consensi positivi da esperti del settore nazionali ed internazionali. Numerose le aziende avellinesi presenti e tutte interessanti: Cantina dei Monaci, Alinea, I Favati, Fratelli Urciuolo, Perillo (a detta di molti produce il miglior Taurasi). Tra le campane delle altre province si potranno assaggiare i vini di Aia dei Colombi (Benevento), Trabucco (Caserta), Grotta del Sole e Ametrano (Napoli), ottime le sue ?Lacryme Christi?. La kermesse continua, inoltre, con la presenza di aziende alto-atesine, friulane, piemontesi, toscane, venete, lucane, pugliesi, siciliane e sarde. Per tutte le informazioni si può contattare Giuseppe Di Fiore (335.1099781).
Dibbì – maggio 2006

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12 – 15 maggio 2006
TERRA MIA ? QUINTA EDIZIONE
Centro Servizi ? via S. Lorenzo ? Atripalda (AV)

BIANCHIRPINIA, LA VENDEMMIA 2005 AI RAGGI X
FIANO E GRECO, OLTRE TRENTA I VINI ASSAGGIATI
LA STAMPA SPECIALIZZATA FA TAPPA IN IRPINIA

Si è conclusa con successo la seconda edizione di BianchIrpinia. Frutto della collaborazione tra l?Associazione Terra Mia e il Consorzio di Tutela dei Vini d?Irpinia, con il sostegno di Banca della Campania, BianchIrpinia è il primo e finora unico evento interamente dedicato alle due denominazioni bianche più conosciute della provincia di Avellino, e non solo. Una rassegna nella rassegna, inserita nel programma di Terra Mia e andata avanti parallelamente per offrire alla stampa specializzata uno spazio tecnico e qualificato di degustazione e riflessione. Nelle tre giornate previste sono stati più di 40 i giornalisti del vino intervenuti, in rappresentanza di tutte le più importanti testate di critica enologica nazionale ed internazionale. Trentadue Greco di Tufo in degustazione, trentasei i Fiano di Avellino, il programma di BianchIrpinia ha avuto come fulcro le due sessioni di assaggio riservate alla stampa, svoltesi nella sala Consiliare del Comune di Atripalda. C?era grande curiosità attorno alla controversa vendemmia 2005, piovosa ed impegnativa ma comunque in grado di generare vini dotati di polpa e di una certa complessità. Stando a quanto è emerso dal tasting, sembra un?annata più da Fiano che da Greco, ma, come ha avuto modo di sottolineare Giampaolo Gravina de L?Espresso, ?è un vero peccato assaggiare ora dei vini che daranno il meglio di sé solo tra qualche anno. Bisognerebbe far capire ai ristoratori e ai consumatori, a cominciare da quelli locali, che non tutti i bianchi sono fatti per durare il tempo di una stagione?. D?accordo Othmar Kiem, responsabile per l?Italia della rivista austriaca Falstaff: ?C?è una grande energia che viene fuori da questi vini irpini e che per certi versi non ti aspetti in una zona meridionale. L?annata forse non è straordinaria ma è ancora molto presto per esserne certi?. Un po? più critico Maurizio Paolillo di Porthos: ?Non si può certo dire che i prodotti non siano all?altezza, ma noto con preoccupazione una certa tendenza all?appiattimento. A mio avviso c?è poca voglia di osare, tirando fuori i caratteri più sanguigni del terroir irpino?.
Molto apprezzata dagli operatori specializzati anche l?escursione a Tufo seguita alle degustazioni. Guidati con grande entusiasmo dal sindaco della cittadina, Fabio Grassi, il gruppo ha visitato ciò che resta delle miniere di zolfo, per poi spostarsi nelle cantine Di Marzo e chiudere con un piccolo tour tra i vigneti della collina di San Paolo, soffermandosi nella suggestiva zona dei Cutizzi. Ha chiuso l?intenso programma il convegno a cura del Consorzio di Tutela, dal titolo Il Palato Immaginario. L?evoluzione del Gusto tra mercato, tendenze e comunicazione. Brillantemente condotto dal giovane Antonio Boco di Winenews e Gambero Rosso, l?incontro ha offerto numerosi spunti per comprendere in che modo sta cambiando l?atteggiamento dei produttori, dei consumatori e degli operatori della comunicazione nel mondo del vino ma non solo. Come ha sottolineato Roberto Bianconi, responsabile del progetto Wine and Design, ?il vino non fa altro che riflettere ciò che succede in altri settori. C?è di mezzo una valutazione etica, ancor prima che estetica, che chiama in causa il nostro concetto dinamico del tempo libero e degli investimenti emotivi e sociali fatti su di esso?. Fabio Turchetti, giornalista enogastronomico de Il Messaggero, si è invece divertito a mettere in evidenza gli aspetti ridondanti e passeggeri del fenomeno moda legato all?enogastronomia: ?Stiamo diventando tutti sommelier e esperti di lardo di colonnata. Ma l?atteggiamento di fondo è ancora famelico e poco incline alla vera volontà di capire cosa c?è dietro un prodotto o un?elaborazione. E non è detto che questo sia un percorso obbligato?. ?Gusto, valorizzazione, territorio sono ormai parole che ricorrono in continuazione nella comunicazione di settore ma non solo?, concorda Franco Pallini di Winenews, ?e i nuovi mezzi non hanno fatto altro che amplificare un sottile piacere di regalare consigli e di sentirsi un po? esperti di qualcosa che obiettivamente mantiene il suo fascino. Il confine tra l?autoreferenzialità e l?apertura di una nuova prospettiva culturale è assai labile ma vale la pena di percorrerlo con spirito positivo?.
CREDITI
Ideazione e organizzazione: Associazione Terra Mia
Col Patrocinio di: Regione Campania ? Assessorato all’Agricoltura e Attività Produttive, E.R.S.A.C., Provincia di Avellino, Consorzio di Tutela Vini d’Irpinia, Camera di Commercio di Avellino, Ente Provinciale del Turismo, Comune di Atripalda
E con la collaborazione di: Il Mangiastorie, Terre Antiche del Nocciolo, Mesali d?Irpinia, Ekoclub di Montella, TrenItalia, Air, Casa Trend, Hotel Civita

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Tavolata con ?Pasquale Stanzione

Ancora una ?tavolata? con un ospite gradito e simpatico. Abbiamo scambiato qualche chiacchiera con Pasquale Stanzione, che dal 1999 è Assessore alla Pubblica Istruzione della Provincia di Salerno. Precedentemente, con lo stesso ente, aveva ricoperto la carica di Assessore all?Agricoltura. Il nostro ?ospite? ha dimostrato che a tavola è come in politica: ha le idee chiarissime. Predilige piatti della cucina classica e tradizionale della nostra provincia, come per esempio la pasta e fagioli, le lagane e ceci o una ricca parmigiana di melanzane specificando di preferirla all?uso casereccio. Come primo sceglie, senza pensarci molto, la pasta al pomodoro, puntualizzando di gradirla con pomodoro vergine, cioè senza ragù. Come pesce consuma volentieri quello del nostro mare come la pezzogna o il pesce azzurro che danno garanzia di non essere allevati. La carne non la usa in nessun modo. Passando ai formaggi, prima di tutto, ama la mozzarella, preferendo di consumarla in periodi dove non c?è molta affluenza e, naturalmente, i caseifici danno il meglio di se stessi. Dolci: con fermezza afferma che la sfogliatella è insostituibile ma gli fanno gola tutti quelli che hanno come riferimento il cioccolato, magari una sbriciolata. Su quello che beve, senza titubanze afferma: «odio le bibite gassate, per me chi le produce può anche chiudere; consumo solo gli italiani spumanti, mai i francesi; anche se mangio solo pesce, come vino, scelgo sempre i rossi di alta gradazione, tra i nostrani apprezzo quelli di De Conciliis, Maffini e Botti; superalcolici? Mai».
Niente da dire. Pasquale Stanzione sa mangiare?
Dibbì maggio 2006

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Una grande cucina marinara alla ?Taverna del Pescatore? di Santa Maria

Ecco una serata al ristorante come quelle che è raro trascorrere. Siamo a Santa Maria di Castellabate, una nota località balneare del nostro Cilento. Qui il mare è ancora incontaminato e si pescano ancora prelibatezze che sono ricercate in tutta la zona. Quotidianamente i ristoratori delle zone vicine come Paestum ed Agropoli arrivano al porticciolo di Santa Maria ad aspettare le paranze che puntualmente di buon mattino sbarcano con aragostine, gamberi, ricci di mare, cernie, dentici e quant?altro di meglio il mare offre. La nostra meta ci ha portato al centro di Santa Maria, dove ?La Taverna del Pescatore? continua a far parlare di sé per la qualità della sua cucina marinara. Dal 1973 al 1983 il posto era chiamato ?Trattoria da Michele?, poi dal 1984, Franco Romano, figlio di Michele, puntando decisamente sul ?mare? ha deciso di cambiargli il nome. Oggi, questo locale, è uno dei più ambiti di tutto il Cilento. Le più famose guide nazionali, già da qualche anno lo menzionano positivamente. Quindi, ecco che una nostra visita era d?obbligo. Arrivati a destinazione, sostiamo nel piccolo parcheggio adiacente al ristorante. Appena entrati siamo in un patio circondato da fiori, piante grasse ed esotiche. A riceverci, Franco, il ?patron?. È lui che si occupa del servizio in sala e dei vini e lo fa in modo molto serio ad iniziare dalla divisa: grembiulone lungo e papillon, entrambi color granata. L?ambiente è attraente ed invitante. Ci sono circa 30 posti all?esterno e 30 all?interno, ma Franco, secondo le stagioni, lavora dentro o fuori. Quindi, alla ?Taverna del Pescatore? non si servono mai più di 30 persone alla volta: un buon segno di equilibrio, idee chiare e stabilità. Noi, nonostante l?aria ancora un po? freschetta, abbiamo preferito l?esterno e siamo stati accontentati. Come consuetudine ci guardiamo intorno, il tutto è sorprendentemente curato: fiori freschi ai tavoli, piacevole sottofondo musicale, oggetti che richiamano il mare. Le tovaglie sono color verde mare, le sedie sono quelle impagliate con legno colorato un verde chiaro che s?integrano perfettamente all?ambiente. Francamente un bel posto che trasmette serenità e tranquillità. Per il menu lasciamo fare ed ecco che ci arrivano, in un bel piatto quadrato, delle alici marinate, dei calamaretti e delle uova di pesce San Pietro, accompagnate da pane caldo con olio extravergine d?oliva. A seguire: carciofi spadellati con gamberi rossi e poi una bontà preparata con patata cotta nella cenere, setacciata e servita con baccalà cucinato al vapore e leggermente affumicato; si prosegue con una passata di fagioli di Controne con sugo di scorfano, cozze e pane tostato; ancora: spaghetti con ricci di mare a crudo e paccheri con carciofi e bottarga di tonno, preparata in casa. Come secondo, filetto di tonno in crosta di erbe aromatiche, hamburger di tonno e cipolla pastellata. Dopo tutto questo abbiamo rinunciato al dolce, ma sappiamo che qui, si difendono bene anche sulle preparazioni di pasticceria. A questo punto verrà da chiedersi: chi sarà mai questo bravo chef? Sorpresa. In cucina c?è la moglie di Franco, Andrea Garcia Lopez, brasiliana e autodidatta (nella foto insieme a Franco) che con grande impegno e passione ha fatto della cucina una sua ragione di vita. Il suo modo di cucinare esalta la freschezza della materia prima. Brava, bravissima, complimenti. Come vino, la lista conta circa 100 etichette selezionate con grande competenza. Noi, anche su consigli di Franco, abbiamo bevuto: Pietra Rosa Greco di Tufo 2004 Docg Di Prisco, Fiano di Avellino 2004 Docg Guido Marsella e Vigneto du Lot Soave Classico 2002 Inama. Valida anche la scelta delle grappe. Conto per un pasto normale (non come il nostro): 30/35 euro a persona, vini a parte, per gustare una delle cucine più buone della provincia di Salerno.
Ristorante La Taverna del Pescatore, Viale O. Pepi – 84072 Santa Maria di Castellabate (SA). Tel. e fax 0974.968293. Chiuso il lunedì. Voto 83/100

Diodato Buonora – maggio 2006

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Dalla “Repubblica” del 13 maggio 2006


Truciolato per invecchiare il vino
Italia a capo della protesta europea

ROMA- Vino invecchiato con trucioli di rovere anziché nelle tradizionali barrique, per ridurre i costi e competere con i viticoltori del resto del mondo che usano il procedimento. Sarà possibile anche in Europa quando Commissione UE e Wto s?accorderanno sull?etichettatura per evitare ciò che viene considerata concorrenza sleale. Il compromesso prevederebbe l?introduzione, ma ogni Stato potrà decidere in che categoria autorizzarla: l?Italia la consentirà solo nei vini da tavola e la varietà per le denominazioni di origine, ma ?l?impiego dei trucioli ? accusa confagricoltura ? danneggia i produttori?.

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Una torta terribile

Al ristorante un uomo chiede una fetta di torta, mangia il primo boccone, poi chiama il cameriere.
“Questa torta è terribile!” dice.
“Ma signore” dice il cameriere “Questa è la nostra specialità! La serviamo da anni!”.
“Ora si spiega tutto!” fa il cliente “Mi porti qualche cosa di più fresco!”.

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Montevetrano vince il 2° sondaggio sul DB news

Con quasi il 29% dei consensi, l?Azienda MONTEVETRANO di San Cipriano Picentino (SA), vince il 2° sondaggio ?vinicolo? in rete e conquista un posto in finale per aggiudicarsi il titolo della cantina campana preferita dai ?navigatori? del ?Diodato Buonora News?.
Ricordiamo che il primo sondaggio è stato vinto da Alfonso Rotolo di Rutino Cilento.
Attualmente in rete il 3° sondaggio: AVELLINO 1 (in testa per il momento Benito Ferrara di Tufo). A seguire ci saranno: Avellino 2, Benevento 1 e 2, Caserta 1 e 2, Napoli 1 e 2.
Tutti i primi classificati parteciperanno ad una finale virtuale.
VOTATE ANCHE VOI. Si può votare una volta al giorno per ogni sondaggio.

Questo il verdetto del 2° sondaggio:

1° Montevetrano 28,57%
2° Andrea Pagano 11,43%
3° Marisa Cuomo 10%
4° Apicella, Monte Pugliano, Reale, Ettore Sammarco, Val Calore, Ianniello-Scorziello, Mila Vuolo.

La storia del Montevetrano (da www.montevetrano.it)
La sua storia ha origine nell?entusiasmo di poter sperimentare tra amici, una passione condivisa per il vino dove i riferimenti mitici del momento nel gruppo erano i vini bordolesi.
Nel 1985 si reinnestò Aglianico Taurasi, Cabernet Sauvignon e Merlot su Barbera, Per?è palummo (piedirosso) e uva di Troia. Su circa due ettari di terreno.
Nel 1991 uscirono le pochissime prime bottiglie di Montevetrano per gli amici con Cabernet Sauvignon al 70% e Aglianico al 30%.
Fu una festa, sembrava un gioco, ma sorprendente perché il Montevetrano era molto superiore alle aspettative.
Riccardo Cotarella prese la cosa sul serio, Luca Maroni ci benedisse, Renzo Cotarella ci salutò tranquillo, Clara Viscogliosi (anima degli appassionati romani di vino, proprietaria dell?enoteca Roffi Isabelli di via della Croce) si eclissò sposandosi, il gruppo si disciolse.
Silvia Imparato e Riccardo Cotarella rimangono, lancia in resta, per un vino da invecchiamento di grandissima qualità.
E? nato nella terra di questa campagna, di questo sud così pieno di possibilità (allora non ancora tutte scandagliate) per la mitezza del clima, la ricchezza del terreno, la capacità professionale e lavorativa di chi ci vive e vi opera.
Ci si impegna in un investimento maggiore nel frattempo e l?annata ?92 fu appena un po? più prolifica nel numero di bottiglie, e decisiva poi per la definizione del Montevetrano che divenne al 10% Aglianico Taurasi, 60% Cabernet Sauvignon e 30% Merlot.
Le annate seguenti fino ad oggi, anche l?annata 2000, si differenziano nella produzione, anche secondo l?andamento climatico stagionale, ma il vino rimane sempre caratterizzato dalla complessità: per struttura, per l?insieme dei profumi speziati e per il sapore fruttato.

Riferimenti: Il risultato del 1° sondaggio

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Bella performance a Quarto per gli allievi dell?alberghiero di Salerno

L?I.P.S.A.R. Roberto Virtuoso di Salerno continua ad essere un istituto che fa onore a tutta la provincia. Lo scorso 28 aprile a Quarto (NA), presso L?Arcadia Restaurant Park, si è svolto il 2° Concorso Regionale A.M.I.R.A.-I.P.S.A.R. che vedeva coinvolti gli allievi di numerose scuole alberghiere regionali. La manifestazione, organizzata dalla AMIRA (Associazione Maîtres Italiani Ristoranti Alberghi) sezione Napoli con il patrocinio della Provincia di Napoli, è stata un successo organizzativo per interesse ed efficienza. I ragazzi di Salerno hanno conquistato 2 primi posti ed un terzo posto su quattro gare suddivise in categorie. La prima gara è stata ?L?Arte del flambè? dove l?allievo Sabato Bufano (3° anno) ha presentato gli ?Spaghettoni di coniglio di fossa ischitano con fonduta di caciocavallo podalico e pomodorini sponzilli caramellati?, che nonostante un?esibizione senza difetti, non è riuscito a conquistare il podio. Poi, Serena Farina (2° anno), con gran calma, tranquillità e una disinvoltura da professionista, ha ottenuto il terzo posto nella categoria ?Abbinamenti enogastronomici?, presentando il vino Pallagrello Bianco della Vestini Campagnano. L?allieva Rosa Penna (4°anno), nella categoria ?Bevanda tipica della Campania Felix?, ha trionfato, raggiungendo il gradino più alto del podio, presentando il distillato di mela annurca.
Per concludere, per gli allievi salernitani, ancora un primo posto con Giuseppe Giordano, che nella categoria ?Prodotti gastronomici della Campania Felix?, ha colpito la competente giuria con la ?Castagna di Serino?. Il dirigente scolastico prof. Aurelio Di Matteo (nella foto) può essere fiero della ?sua? scuola che da un paio d?anni è un esempio per tutta la provincia.
Dibbì – aprile 2006

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PREMIO SIRENA D’ORO

IV edizione del concorso italiano degli oli Dop Assessorato all’Agricoltura e alle Attività Produttive della Regione Campania – Città di Sorrento in collaborazione con Associazione Nazionale Città dell’Olio, Oleum e Federdop

Da lunedì 8 maggio a Sorrento convegni e incontri per premiare l’olio Dop

Sirena d’oro al gran finale, al via i lavori della giuria nazionale

Mercoledì 10 maggio a Villa Fiorentino l’incontro tecnico del Consorzio di Tutela Dop Penisola Sorrentina e gli olivicoltori.

Sirena d’Oro di Sorrento al gran finale. Si decideranno infatti durante la prossima settimana i vincitori della quarta edizione dell’unico concorso nazionale dedicato agli oli dop organizzato da Regione Campania e Città di Sorrento in collaborazione con Associazione Nazionale Città dell’Olio, Oleum e Federdop. Lunedì 8 maggio 2006 alle 10 a Sorrento inizieranno i lavori della Giuria Nazionale del Premio “Sirena d’Oro di Sorrento”, che deciderà quali tra i 57 oli delle 31 dop selezionati per la finalissima vincerà la palma del migliore nelle tre categorie in gara: fruttato leggero, fruttato intenso, fruttato medio. Durante la settimana a Sorrento si terranno anche convegni e incontri tecnici dedicati agli addetti ai lavori. Due gli appuntamenti per mercoledì 10 maggio presso Villa Fiorentino. Il primo, in programma alle 16, si aprirà con l’incontro tecnico del Consorzio di Tutela Dop Penisola Sorrentina e gli olivicoltori. Per la presentazione delle varietà della Dop saranno presenti i referenti del Settore Sirca della Regione Campania e dell’Azienda sperimentale regionale “Improsta” Il secondo appuntamento, sempre a Villa Fiorentino, sarà in programma alle 19 e prevede l’incontro del Consorzio di Tutela Igp Limone di Sorrento con gli agrumicoltori. Per l’occasione sarà illustrato l’assortimento delle varietà dell’Igp Limone di Sorrento in presenza di referenti del Settore Sirca della Regione Campania e dell’Azienda sperimentale regionale “Improsta. Il terzo ed ultimo appuntamento sarà in programma venerdì 12 maggio 2006 e prevede tre incontri. Il primo dibattito, alle 10 presso l’Azienda di Soggiorno, sarà coordinato da Giulio Scatolini. Al convegno si parlerà delle nuove tecnologie olearie e di estrazione e per l’occasione saranno invitati i frantoiani, i tecnici e gli operatori del settore. Il secondo incontro, alle 15 presso la Sala Consiliare, vede protagoniste una serie di degustazioni di oli che verranno utilizzate con differenti tecnologie. Gli assaggi saranno curati da Giovanni Pipolo, Gaetano Avallone e Michele Trimarco. Infine, il terzo ed ultimo incontro sarà in programma alle 18 presso Villa Fiorentino e prevede l’incontro tecnico di approfondimento tra frantoiani e produttori di tecnologie olearie.

Ufficio stampa:

Marzia Morganti Tempestini, cell. 3356130800, e.mail: marzia.morganti@gmail.com

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La tradizione cilentana incontra i vini Falesco di Riccardo Cotarella

?Cotarella a Paestum. Evento senza precedenti nel Sud: oggi a partire dalle 16.30 Riccardo Cotarella (winemaker di Montevetrano, Feudi, Alois, Galardi, Spada, Villa Matilde) presenta i vini della sua azienda Falesco nel magico scenario del ristorante Le Trabe a Capodifiume di Paestum di Antonio e Raffaele Chiacchiaro?. Questa notizia pubblicata sul ?Mattino? del 28 aprile fa capire l?importanza di un incontro altamente enogastronomico che si è tenuto nella ?Città dei Templi?. Riccardo Cotarella è, per molti, il più grande enologo italiano dell?era moderna. I vini che ha inventato (Montevetrano, Patrimo e tanti altri rossi di successo) annualmente sono pluridecorati da tutte le guide del settore. Per la guida Slow Food/Gambero Rosso, Cotarella, è stato l?enologo dell?anno nel 2000, mentre nel 2002 ha ricevuto l?Oscar dell?anno Ais come Miglior Enologo. Al ristorante ?Le Trabe?, poco più di 50 persone, rigorosamente selezionati tra ristoratori, albergatori e giornalisti della provincia, hanno avuto la fortuna di degustare vini della sua azienda.
La Falesco è a Montecchio in provincia di Terni, ed è rinomata per vini di qualità sia umbri che laziali. Gli ospiti, invitati dai fratelli Chiacchiaro, puntualissimi all?appuntamento si sono incontrati sotto il bel gazebo del ristorante e, tra fiumi di acqua che coreograficamente scrosciavano nei dintorni, hanno degustato sotto la sapiente regia del ?maestro? i seguenti vini: il Poggio dei Gelsi, Bianco Lazio IGT ottenuto da uve Malvasia, Sauvignon e Moscatello; il Ferentano Lazio Igt, da uve Rossetto; il Vitiano Umbria Igt prodotto con Merlot, Cabernet e Sangiovese; il Montiano Lazio Igt, 100% Merlot; il Marciliano Umbria Igt ottenuto da uve Cabernet Sauvignon e Franc. I degustatori, molto attenti, avevano a disposizione documentazione che dava loro informazioni dettagliate sulla zona di produzione, tipologia dei terreni, epoca della vendemmia, affinamento, densità dei ceppi e così via. Per tutti è stata un?esperienza professionale che non credo dimenticheranno così facilmente. Dopo questa prima fase, gli invitati sono passati nella ?Veranda? del locale per un ricco aperitivo e successivamente nell?elegante sala ?Granato? (chiamata così in onore della Madonna del Granato che dall?alto di Capaccio Vecchio, dal suo Santuario, sembra voler proteggere il posto) per una cena-degustazione che aveva come titolo ?La Tradizione Cilentana incontra i Vini Falesco?. Questo il menu preparato dall?esperto chef Vincenzo Di Filippo e servito dai ragazzi del maître Maurizio Calabrese (4° classificato al concorso nazionale ?Maître dell?Anno 2006?): Ricotta di bufala infornata con tartare di melanzane su pesto di basilico; Fusilli tirati a mano con ragout di bufalo; Braciola di manzo e di cotica alla cilentana con scarola saltata; Formaggi di bufala, di capra e di vacca; Fragole con zabaione al Pormele; Cioccolato fondente. Come abbinamento, in ordine, i seguenti prodotti Falesco: Ferentano 2004 Lazio Igt; Montiano 2003 Lazio Igt; Marciliano 2003 Umbria Igt; Pormele 2005 Lazio Igt; Grappa di Montiano. Alla fine, tutti (compreso noi) hanno ringraziato Antonio e Raffaele Chiacchiaro (i due nella foto insieme a Cotarella) per la splendida giornata.

Diodato Buonora – maggio 2006

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Associazione Terra Mia e Consorzio di Tutela Vini d?Irpinia
presentano la seconda edizione di

BIANCHIRPINIA
Atripalda (AV), 12-13 maggio 2006

Frutto della collaborazione tra l’associazione Terra Mia e il Consorzio di Tutela dei Vini d’Irpinia, BianchIrpinia nasce nel 2005 come primo evento interamente dedicato alle due denominazioni bianche più conosciute ed apprezzate della provincia di Avellino, Greco di Tufo e Fiano di Avellino.
Inserito nel programma di Terra Mia, la principale manifestazione enogastronomica irpina, BianchIrpinia è una vera e propria rassegna nella rassegna, riservata ai soli giornalisti ed operatori invitati, che ha come obiettivo principale quello di offrire uno spazio tecnico per assaggiare, praticamente in anteprima, le nuove annate di Greco di Tufo e Fiano di Avellino. Sono tante le aziende irpine che imbottigliano i loro bianchi a partire dalla seconda metà di aprile; BianchIrpinia si colloca nel periodo giusto per farsi un?idea abbastanza precisa sulla qualità del millesimo.
Il Programma di BianchIrpinia si articola in due giornate, venerdì 12 e sabato 13 maggio, con una piacevole appendice prevista per domenica 14. Il pomeriggio del venerdì e la mattina del sabato sono dedicati alle due sessioni di degustazione tecnica dell?annata 2005 di Greco di Tufo e Fiano di Avellino. Nel pomeriggio del sabato ci sarà un momento di riflessione e discussione a cura del Consorzio di Tutela Vini d?Irpinia, così come non mancheranno gli spazi per assaggiare i prodotti tipici della provincia di Avellino o per testare le più interessanti espressioni della povera ricca cucina irpina.

La Vendemmia 2005

L?annata 2005 si preannuncia come una delle vendemmie più controverse e per certi versi sorprendenti degli ultimi decenni. Le piogge di fine estate e inizio autunno avevano determinato in molti produttori previsioni tutt?altro che ottimistiche. Tuttavia la positiva evoluzione dei vini, sia rossi che bianchi, ha lasciato spazio a proiezioni estremamente favorevoli, talvolta entusiastiche. Si nota tra i produttori una diffusa sorpresa e in alcuni casi una reale difficoltà nel comprendere i motivi di questo cambio di registro. Secondo alcuni enologi le piogge non hanno influito, come invece si temeva, sulla maturità polifenolica delle uve, agevolmente raggiunta grazie al quasi perfetto andamento metereologico di luglio e agosto. Dopo le fermentazioni, inoltre, le gradazioni alcoliche dei vini si sono rivelate superiori alle previsioni.

Dal punto di vista climatico, l?annata 2005 ha avuto inizio con un inverno estremamente rigido e nevoso, seguito da una primavera regolare, poco piovosa. L?inizio dell?estate ha offerto una lunga serie di giornate calde e soleggiate ma senza eccessi per quanto riguarda le temperature massime. Dalla fine di agosto, e per buona parte del mese di settembre, giornate asciutte e ventilate si sono alternate a giorni di piogge intense e continue. La raccolta è iniziata alla fine di settembre, con quasi due settimane di anticipo rispetto alla vendemmia 2004. Le quantità sono inferiori alla media, la qualità è da verificare, in evoluzione, ma tendenzialmente ottima, soprattutto nelle sottozone più ventilate e meglio esposte. Nonostante le piogge, i vini rivelano una inaspettata pienezza, supportata da una adeguata verve acida e minerale.

Il Programma

Venerdì 12 maggio

E’ il giorno che BianchIrpinia dedica al Greco di Tufo. Dopo una breve riflessione sugli aspetti climatici ed ambientali dell’annata 2005, a partire dalle ore 15:30 si aprirà la sessione di degustazione tecnica. Sarà possibile degustare singoli campioni oppure l?intera batteria ?alla cieca”. La sessione di degustazione, che si svolge nella sala consiliare del Comune di Atripalda, termina alle 19:00. A seguire cena di gala presso l?azienda Mastroberardino di Atripalda.

Sabato 13 maggio

Sabato 13 è il giorno del Fiano di Avellino. Lo schema è lo stesso del giorno precedente, identiche anche le modalità di degustazione. La sessione di assaggio si svolge dalle 10:00 alle 13:30 nella Sala Consiliare del Comune di Atripalda, dove dalle 12:30 alle 15:00 sarà disponibile un buffet.
Il programma di BianchIrpinia continua nel pomeriggio con un momento di riflessione e discussione a cura del Consorzio di Tutela Vini d’Irpinia. L’incontro è previsto per le ore 18:00, nella sala Convegni del Centro Servizi di Via San Lorenzo, dove si svolge la rassegna Terra Mia 2006. Tutti i dettagli sugli interventi e le tematiche del convegno saranno tempestivamente comunicati.
Al termine del convegno i giornalisti e gli operatori accreditati potranno visitare gli stand di Terra Mia e incontrare i produttori irpini prima della cena di gala, prevista per le 21:00.

Domenica 14 maggio

La mattina di domenica 14 maggio, con partenza alle ore 10:00, è prevista una escursione in treno a Taurasi. Seguendo a ritroso il percorso di quella che è passata alla storia come la ferrovia del vino, saranno attraversate le zone di produzione del Taurasi e del Fiano di Avellino. Dalla stazione un breve spostamento in autobus condurrà al centro di Taurasi, dove sarà possibile visitare il borgo medievale e alcune aziende. Il ritorno ad Avellino è previsto per il pomeriggio.

BianchIrpinia 2006 ? Il programma in sintesi

Venerdì 12 maggio

ore 15:30 Sala Consiliare del Comune di Atripalda
Relazione tecnica vendemmia 2005
a cura del Consorzio di Tutela Vini d?Irpinia
ore 16:00 Sala Consiliare del Comune di Atripalda
Sessione di degustazione Greco di Tufo 2005
Ore 21:00 Azienda Mastroberardino, Atripalda
Cena di gala

Sabato 13 maggio

ore 10:00 Sala Consiliare del Comune di Atripalda
Sessione di degustazione Fiano di Avellino 2005
ore 12:30 Apertura Buffet
ore 18:00 Centro Servizi, Contrada San Lorenzo, Atripalda
Apertura Stand Terra Mia 2006
ore 18:00 Sala Convegni Centro Servizi, Atripalda
Incontro a cura del Consorzio Vini d?Irpinia
Il Palato Immaginario. L’evoluzione del gusto tra mercato, tendenze e comunicazione
ore 21:00 Azienda Feudi di San Gregorio, Ristorante Marennà, Sorbo Serpico
Cena di gala

Domenica 14 maggio

ore 10:00 Stazione Ferroviaria di Avellino – Escursione in treno a Taurasi
ore 18:00 Apertura Stand Terra Mia 2006
Informazioni utili

Info Line Terra Mia e Prenotazione Escursioni: 339/7496202
Info e Prenotazione Ristorazione Terra Mia: 339/7468431
Sito Internet: www.terramia.av.it
Ufficio Stampa
Paolo De Cristofaro 328/0651252 Diana Cataldo 349/6636971
Raffaele Del Franco 349/2675984 Daniele Moschella 339/8685903
Email: terramia2006@virgilio.it

Espositori Terra Mia 2005: 43
Aziende BianchIrpinia 2005: 40
Visitatori Terra Mia 2005: oltre 10.000
Giornalisti accreditati Terra Mia 2005: 61
Giornalisti accreditati BianchIrpinia 2005: 46

Aziende partecipanti a BianchIrpinia 2005

1) Aminea ? Castelvetere
2) Antica Hirpinia ? Taurasi
3) Antico Borgo ? Taurasi
4) Antonio Caggiano ? Taurasi
5) Ciro Picariello ? Summonte
6) Benito Ferrara ? Tufo
7) Cantina dei Monaci ? Santa Paolina 8) Cantine Crogliano ? Montefalcione
9) Cantina del Barone ? Cesinali
10) Casali dei Baroni ? Sturno
11) Cin Cin ? Manocalzati
12) Colle di San Domenico – Chiusano
13) Colli di Castelfranci ? Castelfranci
14) Colli di Lapio – Lapio
15) Contrada ? Candida
16) D’Antiche Terre ? Manocalzati
17) Di Meo ? Salza Irpina
18) Di Prisco ? Fontanarosa
19) F.lli Urciuolo ? Forino
20) Feudi di San Gregorio ? Sorbo Serpico
21) Giulia ? Prata P.U.
22) GMG Vinicola Taurasi ? Taurasi
23) I Favati ? Cesinali
24) La Casa dell’Orco ? Pratola Serra
25) Macchialupa ? Chianche
26) Marianna ? Atripalda
27) Guido Marsella ? Summonte
28) Masserie del Nonno ? Cesinali
29) Mastroberardino ? Atripalda
30) Romano – Lapio
31) Salvatore Molettieri ? Montemarano
32) Montesole Colli Irpini ? Montefusco
33) Montevergine ? Avellino
34) Pietracupa – Montefredane
35) Tenuta Ponte ? Luogosano
36) Terre del Principato – Tufo
37) Terredora ? Montefusco
38) Vadiaperti – Montefredane
39) Villa Diamante ? Montefredane
40) Villa Raiano ? Serino

Crediti

Ideazione e organizzazione: Associazione Terra Mia
Col Patrocinio di: Regione Campania ? Assessorato all’Agricoltura e alle attività produttive, E.R.S.A.C., Provincia di Avellino, Consorzio di Tutela Vini d’Irpinia, Camera di Commercio di Avellino, Ente Provinciale del Turismo, Comune di Atripalda
E con la collaborazione di: Il Mangiastorie, Terre Antiche del nocciolo, Mesali d?Irpinia, Ekoclub di Montella, TrenItalia, Air, Casa Trend, Hotel Civita

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Un prete e un rabbino al ristorante

Un prete incontra un suo amico rabbino e le dice: «Sai, ho trovato un sistema come mangiare gratis al ristorante!!».

Il rabbino: «Come fai?»

Il Prete: «Semplice. Vado al ristorante ad ora tardi. Ordino antipasto, primo, secondo, contorno, frutta, dolce, caffé con un sigaro e mi prendo il mio tempo con calma guardando che il cameriere inizia ad alzare le sedie sui tavoli e quando alla fine mi chiede di pagare, gli rispondo che ho saldato al suo collega che è andato via».

Il rabbino: «Geniale, andiamo domani?»

Il prete: «Va bene.»

Il giorno dopo si ritrovano al ristorante, ordinano antipasto, primo, secondo, contorno, frutta, dolce, caffé, cognac con un sigaro??..
Chiacchierano e quando il cameriere gli chiede di pagare rispondono che hanno pagato al collega che è appena andato via.

Il cameriere: «Bene, scusatemi e buona serata».

Il rabbino risponde «Si, ma stiamo aspettando il resto?..»

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