Le dieci cose che salverei


dal “Settimanale UNICO” 29 ottobre 2004

Molti di voi sanno che la mia professione è tutt?altro che fare il giornalista. Anche se, un giorno parlando del più e del meno, un mio lettore mi chiese ?siete voi quel giornalista che fa il maître??. Infatti, la mia professione è ?maître d?hotel?, lavoro che svolgo da oltre 20 anni, con un lungo passato all?estero (Londra e Svizzera). A volte, per i tanti impegni lavorativi, ho dovuto dare ?forfait? al nostro incontro settimanale. Cosa che più di qualcuno mi ha fatto notare chiedendomi: ?come mai non c?era il tuo articolo?. Stavolta, causa un importante appuntamento con l?Amira, l?associazione dei maîtres, di cui sono il responsabile provinciale, stavo di nuovo per ?mandarvi in bianco?. Invece, non avendo tempo per visitare ristoranti o aziende, mi sono ?inventato? questo articolo che alla fine risulta, secondo me, interessante. Per un momento mi sono immaginato di essere un ?Noè gastronomico?, cioè, ho pensato alle prime dieci cose gastronomiche locali che avrei salvato ed avrei portato con me. I prodotti che leggerete di seguito sono quelli che in ordine mi sono venuti in mente. Vediamo quali sono: come primo ho pensato alla mozzarella di bufala. Non me ne vogliano gli altri, ma quella che preferisco è quella prodotta nei caseifici pestani, che reputo diversa dalle altre. Non a caso ho più volte scritto ed invitato i caseifici di Paestum a riunirsi in consorzio ed a commercializzare la nostra mozzarella come ?mozzarella di Paestum?; a seguire mi è venuto spontaneo pensare alle alici, quelle pescate sulla nostra costa cilentana, uno dei pochi pesci che sanno ancora di mare, le preferisco in tutti i modi: fritte, in umido, farcite, marinate, al vapore e così via; terzo prodotto da salvare è l?olio extravergine d?oliva, quello prodotto con i frutti raccolti nel Cilento e nella Valle del Calore. Il nostro olio è ingrediente principe della famosa dieta mediterranea, ha la forza di aggiustare tutti i piatti; a seguire, i carciofi, quelli che hanno ricevuto il marchio Paestum IGP, cioè, quelli nostrani; avendo paura di dimenticarlo, prendo subito il pane di Carretiello, quello che in un certo qual modo ricorda quello casalingo panificato dalle nostre nonne; continuo portando con me i vini di Bruno De Conciliis, soprattutto se sono come quelli ottenuti dalla vendemmia 2003, il fiano elegante e potente e l?aglianico robusto e corposo; vado avanti con i pensieri e un mondo senza fusilli non lo posso immaginare, così mi accalappio naturalmente i fusilli di Felitto; mi guardo intorno ed ecco che prendo i marroni di Roccadaspide, l?alimento principe dei monti che circondano la Valle del Calore; mi restano ancora due cose da prendere ed ecco che i pensieri vanno alla soppressata, magari quella di Gioi Cilento, e per finire la nostra braciola al ragù, quella che all?interno mettiamo l?aglio, il pepe, il prezzemolo. E poi, pensandoci bene, senza ragù come li condisco i fusilli? Dopo un po? di tempo mi vengono in mente altre nostre bontà, ma barare non è permesso e così mi accontento di queste dieci cose che ho salvato. Alla prossima.

Diodato Buonora

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  1. ariolante’s avatar

    Si, si, siamo noi nella foto! Che romantico sposarsi a San valentino!

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