Agosto 2005

Stai visualizzando l'archivio mensile di Agosto 2005.

Leggi tutto »

Tags: , , , ,

Leggi tutto »

Tags: , , , ,


Leggi tutto »

Tags: , , , , ,

Leggi tutto »

Tags: , , , , ,

Leggi tutto »

Tags: , , ,


Leggi tutto »

Tags: , ,


Leggi tutto »

Tags: , , , ,


Leggi tutto »

Tags: , , ,


Leggi tutto »

Tags: , , ,


Leggi tutto »

Tags:


Leggi tutto »

Tags: , ,


Leggi tutto »

Tags: , , ,


Vado raramente in città. Il traffico e la confusione non mi sono mai piaciuti. Però, ogni tanto ho come un senso di nostalgia e devo fare una capatina nella ?nostra? Salerno, una città ricca di storia e tradizioni. Così, mi sono ritrovato a tavola, al ristorante Portovecchio, nei pressi del …porto vecchio. Per raggiungere il locale (evitando il centro): da Paestum si prende la litoranea fino a Salerno, poi la tangenziale fino a Fratte, dove s?imbocca l?autostrada per Napoli. Alla prima uscita (Salerno centro-costiera amalfitana), si va verso sinistra ed in pochi Km si arriva alla zona portuale. Si prosegue verso il centro e dopo il mercato ittico, prima del Jolly, adiacente alla dogana e al porto commerciale, c?è la nostra meta gastronomica. Parcheggiare non è un problema. Di fronte al ristorante c?è un parcheggio di ?Salerno Mobilità?, sicuro e conveniente, con un solo euro ho sostato poco più di due ore. Il ristorante, anche se non ha insegne, si nota subito. Intorno ha una bella veranda, chiusa e coperta, dove in questo periodo siede la maggior parte degli ospiti. All?ingresso sono stato ricevuto da Francesco Tuozzo (nella foto), il proprietario, che in una breve chiacchierata a fine pasto, scopro essere originario di Buccino e che da sempre vive di ?ristorazione?: scuola alberghiera, esperienze all?estero, altri locali in gestione e dal 1997 questo Portovecchio, che, a mio parere, è una delle più interessanti ?tavole? della città. Francamente, mi sono trovato bene. Vediamo i dettagli: l?interno è curato, l?arredo è vivo ed elegante con tovaglie di un bel giallo ?sole?, la porcellana è quella di qualità. Al centro della sala un?interessante esposizione di pesce freschissimo, mentre sulle mensole, in bella mostra, noto le più prestigiose etichette vinicole della Campania oltre ad alcune importanti nazionali, le stesse che poi ritrovo sulla carta dei vini, che sono circa 50, scelte con molta professionalità. In sala ci sono due camerieri, molto svegli, maturi (non i soliti ragazzini), efficaci e gentili che con il loro ?savoir faire? si fanno perdonare il fatto che stappano il vino con il ?botto?, non lo fanno assaggiare e lo versano solo la prima volta. Il menù, redatto anche in inglese (caso raro per Salerno città), offre soprattutto una scelta marinara. Io, come consuetudine, mi sono lasciato guidare ed ecco che come antipasto, in un unico grande piatto, mi arrivano una serie di leccornie tutte calde: frittatina di bianchetti, alici farcite con provola e condite con piccoli dadini di pomodori, involtino di pesce spada, crespellina con gamberi e ricotta, seppia in agrodolce (buona e piacevolmente piccante) e sempre nel piatto una conchiglia di porcellana con polipetti affogati. Niente da dire: un antipasto con i ?fiocchi?. Come primo, un piatto da dieci e lode: pappardelle con asparagi e gamberi, molto gustose, preparate con grande maestria, segno che chi sta ai fornelli non è qualcuno improvvisato, ma uno che sa il fatto suo. Ottimo anche il secondo: una fragrante, dorata quanto basta e caldissima frittura composta di triglie, merluzzetti, alici, gamberi e calamari. Dulcis in fundo un rotolino con gelato al pistacchio accompagnato da un ottimo mandarinetto dell?azienda ?Shaker? di Vietri sul Mare. Come vino, per accompagnare queste bontà, ho scelto un Libaio 2004, Chardonnay Toscana Igt, prodotto dalla Ruffino. Prezzo: circa 25/30 euro, vini esclusi.
Ristorante ?Portovecchio?, Via Molo Manfredi, ? 84121 Salerno. Tel. 089.255222. Chiuso il lunedì. Voto 76/100.

Diodato Buonora – aprile 2005

Tags: , , ,


È risaputo che il vino è uno degli argomenti più discussi del momento. Se ne parla quotidianamente in televisione e sui giornali. Inoltre, si organizzano, un po? dappertutto, degustazioni, manifestazioni, corsi e visite alle cantine. Effettivamente, bevuto saggiamente, è parte integrante della nostra cultura, del nostro ambiente, del nostro modo di vita. È piacevole bere in compagnia e chiacchierare su quello che si sta degustando, sul nome del vitigno, sull?azienda e magari sul vignaiolo e la sua storia. Ecco che, sapendo tutto questo, esattamente due anni fa (aprile 2003), a Paestum, all?ombra dei templi, nel cuore della zona archeologica, proprio di fronte al Tempio di Cerere, è stata inaugurata l?enoteca ?Il Calice?. Un ?indirizzo? dove si possono gustare ed assaggiare quasi tutti i nostri vini cilentani. L?idea, brillante, semplice e geniale è stata di Giovanni Barlotti (nella foto) e della sua fidanzata, Giuliana Tedesco. Giovanni, che ha solo 25 anni, vive di vino da sempre. Oltre all?indovinata enoteca, sin da giovanissimo, grazie al suggerimento e aiuto del papà Enzo, rappresenta alcune rinomate aziende vinicole nazionali. Poi, nel suo recente passato, ha fatto il cameriere extra in un noto ristorante pestano, dove quotidianamente apriva bottiglie prestigiose che lo hanno fatto innamorare di questo meraviglioso mondo. Un corso dell?Ais (Associazione Italiana Sommelier), per approfondire le conoscenze enologiche, ed ecco che è stato aperto ?Il Calice?, divenuto ormai un punto d?incontro per tutti gli amanti del buon bere. Tutti i giorni, dalle 10 alle 13 e dalle 16 fino a quando c?è gente, si possono degustare, anche al bicchiere, ?etichette? cilentane d?aziende come: Rotolo, Barone, Maffini, Botti, De Conciliis, Cammarano e Sangiovanni. Vini, che sono apprezzati dai numerosi turisti che affollano le nostre zone, ma che molti di noi neanche conoscono, anche perché non si trovano tanto facilmente. Per questo motivo, ?Il Calice? giunge a puntino, difatti, offre la possibilità di acquistare anche bottiglie (ad ottimi prezzi) da poter degustare tranquillamente a casa, o ancora, si possono prendere come ?pensiero?, quando andiamo a trovare amici cari. In questo caso portiamo in giro un ?pezzo? della nostra terra e della nostra storia. Quest?enoteca non è solo Cilento, è anche Campania con aziende prestigiose come Feudi di San Gregorio, Mastroberardino, Villa Matilde, Moio, Torre Varano e tante altre, mentre tra le etichette nazionali di spicco, segnaliamo quelle della Ruffino, di Gaja, di Montresor, di Frescobaldi e di Livio Felluga. I vini, quando vengono consumati nel locale, un posto grazioso, caldo e accogliente, vengono accompagnati da vari stuzzichini come salumi cilentani (anche di bufalo), mozzarella, formaggi freschi e stagionati, sott?oli, bruschette, ?acquasale? ed altre specialità. Veramente un posto da visitare e da conoscere. Quando ci andrete, fatevi consigliare da Giovanni, gli basterà guardarvi negli occhi e subito intuirà le vostre preferenze enologiche. Da segnalare che per i palati più esigenti, al Calice, oltre a distillati famosi, si possono gustare anche rhum d?annata molto prestigiosi ed anche su quest?argomento, il ?nostro enotecaio? vi deluciderà al meglio. Salute.
Recapito: Enoteca Il Calice – Via Magna Grecia 831, 84063 Paestum (SA). Tel. 0828.722114.

Diodato Buonora – aprile 2005

Tags: , , , , , ,


Ecco un ?indirizzo? che non ha bisogno di presentazione: il ristorante ?I Delfini?, situato nel cuore della contrada Laura di Paestum. Il locale è stato aperto da Giuseppe Mazza nel 1991. Peppe, come lo chiamano tutti, prima di aprire questo posto, era uno dei più validi personaggi della ristorazione pestana. Qualcuno che lo conosce afferma che era il migliore, il più quotato. I locali dove prestava la sua opera si distinguevano per la qualità dei servizi che erano offerti. Poi, come spesso accade, si cerca di lavorare per sé piuttosto che per gli altri, ed ecco che sono nati ?I Delfini?, in onore di questi grandi cetacei che da sempre sono amici dell?uomo. Infatti, Peppe ama molto i delfini e gli animali in genere tanto che passa oltre 2 ore al giorno insieme a tutti quelli che tiene a casa. Tornando al locale, notiamo che si è ingrandito. Dai 20 posti iniziali, ora dispone di tre salette: una da 120 posti, una da 30 ed un?altra, molto intima e raccolta, che può ospitare fino a 20 persone. A gestire il ristorante troviamo ancora Peppe Mazza (nella foto), che non ha perso l?entusiasmo iniziale ed è sempre presente per ricevere e coccolare i suoi ospiti. In sala, sin dall?apertura c?è Franco Coppola, un raro esempio di fedeltà mista a serietà estrema, che è, ovviamente, il suo più valido ?delfino?. Il locale ha l?aspetto di un vero ristorante, che possiamo definire classico/moderno. L?arredo è curato sin nei minimi particolari. L?ambiente è caldo, accogliente ed interessante. I colori, sia delle sedie che del tovagliato, si avvicinano molto al verde-mare. Sarà solo un?idea, ma, in un certo qual modo sembra che si sia voluto creare l?ambiente adatto per i celebri cetacei. Noi, naturalmente siamo stati riconosciuti e abbiamo lasciato fare come è nostra abitudine. Ecco che, Franco, proprio come un delfino da diporto (quando esegue il più classico dei suoi movimenti) ha occupato tutti gli spazi del nostro tavolo con un?infinità di antipastini. Per restare in tema, è stato come una mareggiata. Ci hanno servito: insalata di mare, gamberi avvolti in fettine di melanzane, cecinielli gratinati (serviti in conchiglia), gamberi gratinati (racchiusi in foglie di limoni), gamberi con carciofi rucola e scagliette di parmigiano, polipetti affogati, filetti di sgombro al vapore con cipolla in agrodolce e pomodorini, cecinielli lessi al limone su letto di rucola, misto marinato (spada, salmone ed alici), mozzarellina di bufala farcita con prosciutto crudo, dorata e fritta. Il tutto accompagnato da una fragrante focaccia profumata all?origano. A questo punto, francamente, eravamo sazi, pieni o meglio esausti. Difatti, questa piacevole mareggiata ha messo a dura prova la nostra tempra. Avevamo voglia di arrenderci. Ma, pensando a voi, bravi lettori, abbiamo proseguito con il nostro compito di assaggiatori e così, come primo ci è arrivato un risotto con carciofi di Paestum e gamberetti (buono il gusto e la cottura, peccato che le foglie dei carciofi fossero un po? durette) e come secondo una fresca pescatrice gratinata. Al dolce, dal ricco carrello, dato il periodo pasquale, abbiamo assaggiato una buona pastiera. Come vino, la scelta era soprattutto campana, noi per accompagnare tutti quei sapori abbiamo optato per un rosato, uno dei migliori della regione: un Terre Cerase 2004 di Villa Matilde, servito nel bicchiere adatto. Prezzo: circa 30/35 euro, vini esclusi.
Ristorante ?I Delfini?, Via Pagliaio della Madonna, ? 84040 Capaccio-Paestum (SA). Tel. 0828.851313/851780. Voto 76/100.

Diodato Buonora – aprile 2005

Tags: , , ,


Il nostro viaggio intorno al ?gusto? ha fatto tappa a Galluccio, comune del casertano con poco più di 2500 abitanti. Qui, grazie a Leonardo Colucci, rappresentante di vini, siamo stati alle cantine Telaro. L?invito era per tutti i soci dell?Amira (Associazione Maîtres Italiani Ristoranti e Alberghi) sezione Paestum, organismo diretto da chi vi scrive. Il primo ?sole?, dopo questo lungo inverno, ha reso la giornata piacevole e godereccia. L?azienda è alle falde del vulcano spento di Roccamonfina, in un?oasi di pace, natura e tranquillità. Un ambiente adatto per chi è in cerca di completo relax, e, approfittando di questo, i ?Telaro? hanno pensato bene di crearci anche un?azienda agrituristica con una mega piscina, cavalli, un laghetto artificiale attrezzato per la pesca sportiva e un mini allevamento di cinghiali. Noi, siamo stati ricevuti da Massimo Telaro che ci ha raccontato la storia della cantina. All?inizio, in azienda, c?era solo papà Rosario che era stanco di subire: i commercianti pagavano poco e male. Poi i suoi sei figli che stavano tutti per intraprendere strade diverse, decisero di fare un passo indietro e insieme, nel 1987, istituirono la cooperativa ?Lavoro e Salute?. Oggi, dopo quasi vent?anni, Pasquale è l?enologo, Luigi è l?agronomo, Massimo e Arduino tengono i conti, Roberto ha un?enoteca a Cassino e Rosalba gestisce l?agriturismo ?La Starza?. Veramente un bel gruppo affiatato. I 50 ettari di vigneto sono condotti secondo i metodi dell?agricoltura biologica, con tanto di certificazione aiab. La produzione ha raggiunto le 650.000 bottiglie all?anno, commercializzate senza problemi. Abbiamo avuto modo di visitare la cantina che, oltre ad essere bella, è pratica e funzionale. È disposta su tre livelli: il piano interrato è adibito a bottaia, il pian terreno alla lavorazione dell?uva, allo stoccaggio e all?imbottigliamento e il primo piano all?appassimento delle uve. I vini prodotti dalla Telaro sono il Novello, il Montecaruso Galluccio rosso Doc, il Ripa Bianca Falanghina, il greco ed il Fiano Cinque Pietre, l?Ara Mundi ed il Calivierno (due rossi riserva), il passito e la grappa. Il vino che ci è piaciuto di più ha dato lo spunto per il titolo dell?articolo: la ?Falanghina Roccamonfina vendemmia tardiva?. Un prodotto che ha fatto letteralmente perdere la testa, a tutti, durante il pranzo offertoci nelle sale dell?agriturismo dell?azienda. Per produrre questo vino le uve vengono raccolte a fine ottobre (o a novembre) ed oltre a quelle del vitigno Falanghina vengono aggiunte quelle del Sauvignon per un massimo del 15%. Ne esce fuori un vino superlativo dall?impatto avvolgente e molto ben equilibrato. 13,5 gradi tutti da godere. Un vino elegante e di grande struttura e, cosa che non guasta, ha un prezzo molto competitivo: si trova in commercio a circa 7 euro a bottiglia. Se non lo trovate, con l?arrivo della bella stagione, regalatevi un giorno con la famiglia nell?agriturismo dell?azienda, sono solo poco più di due ore di macchina. (nella foto: i maîtres a Galluccio)
Recapito: Vini Telaro ? Lavoro e Salute scarl – Località Cinque Pietre, 81045 Galluccio (CE). Tel. 0823.925841 ? Fax 0823.925021 ? sito web: www.vinitelaro.it e-mail: info@vinitelaro.it

Diodato Buonora – Aprile 2005

Tags: , , ,


Nella meta gastronomica di questo numero, possiamo ben dire, di aver fatto un tuffo nella storia. Quella vera, quella che ci riguarda, quella che è il nostro passato. Stiamo parlando del ?Ritrovo di Porta Marina? a Paestum. Per arrivarci è sufficiente girare intorno alle mura dell?antica città di Paestum e nei pressi di Porta Marina, una delle quattro della nostra invidiata Poseidonia, c?è questo suggestivo ?ritrovo? che punta ad essere un luogo d?incontro per gli amanti della buona tavola. Il ristorante è ubicato all?interno di un vecchio casale del ?700 (epoca della riscoperta dei templi), che è stato costruito a ridosso della ?muraglia?, difatti, la sala da pranzo è per metà all?interno e per metà all?esterno delle mura. Un casale che, se potesse, avrebbe molte cose da raccontare: dapprima appartenne ai Principi d?Angri, poi, nell?800 diventò proprietà della famiglia Barlotti che lo usò prima come abitazione e successivamente come caseificio per la produzione di mozzarelle ottenute con il latte di bufala; inoltre, le sue stanze hanno ospitato il Re Vittorio Emanuele II e la Regina Elena durante la loro visita a Paestum e durante l?ultima guerra sono state sede del comando americano, dopo lo sbarco degli alleati; per finire, dal 1981 è stato adibito a ristorante e dal 2003 è curato in prima persona da uno degli eredi della famiglia Barlotti, il dott. Stefano (in foto, al centro, assieme ai suoi più stretti collaboratori). Stefano, che è laureato in giurisprudenza, è stato per cinque anni ufficiale con i granatieri di Sardegna, poi, la passione per l?ospitalità e per la buona cucina lo hanno spinto a prendersi cura di questo locale molto interessante. Data l?importanza della struttura, è facile intuire che l?interno è molto caratteristico. L?ambiente è caldo, accogliente ed invitante. Appena entrati, sulla sinistra c?è un bar ben fornito, poi, si nota la sala (circa 60 posti) che è arredata con gusto. Le tovaglie ed i tovaglioli sono di un giallino chiaro, mentre i coprimacchia sono bianchi. Le sedie sono in vimini e sono ricoperte di comodi cuscini. Ai muri foto della città antica. È veramente un posto piacevole che non ci saremmo mai aspettato. Il menu, non è banale ed offre piatti invitanti, come per esempio: la zuppetta di baccalà e patate, paccheri in brodetto di pescatrice, pesce spada con melanzane e ceci, oltre a 2 interessanti menu di degustazione, uno di mare e l?altro di terra, a prezzi molto contenuti (20 euro). Noi, che siamo stati riconosciuti, abbiamo lasciato fare sia sul mangiare che sul bere (e non ce ne siamo pentiti). Ci hanno servito: tortino di alici su salsa di pomodoro con cannolicchi e scampi gratinati (accompagnati da una fragrante focaccia, il locale è anche pizzeria), paccheri mantecati ai finocchi di Paestum con canocchie e filetti di triglia profumati all?arancia, rombo gratinato e, dulcis in fundo, una fresca pastiera. Tutto, dall?antipasto al dolce, è stato preparato dal giovane chef, Luca Petraglia, poco più di vent?anni, che, se continua così, sicuramente farà parlare di sé. La carta dei vini è tutta campana. A noi, nei bicchieri giusti, hanno servito un Gragnano della Grotta del Sole e un Kratos di Maffini. Cordiale anche il servizio che è affidato a Claudio Castiello. Un posto che merita una vostra visita. Prezzo: circa 30 euro, vini inclusi.
Ristorante ?Ritrovo di Porta Marina?, Via Porta Marina 1, ? 84063 Paestum (SA). Tel. 0828.722835. e-mail: stebarlotti@tiscali.it Voto 76/100.

Diodato Buonora – marzo 2005

Tags: , , , ,


D?estate, la sera, si esce più volentieri, e spesso, nonostante il gran numero di possibilità, capita che non sappiamo dove andare. Questo, anche perché non abbiamo tutti gli stessi gusti, e in una comitiva, così come in una famiglia, c?è chi tira per un posto e chi per l?altro. Quindi, ecco alcuni consigli e suggerimenti su dove andare ed a cosa bisogna fare attenzione. Iniziamo dal ristorante. Quale scegliere? Alcuni sono da scartare a priori, come quelli improvvisati dove vengono trasgredite le più elementari regole di professionalità; dove il servizio viene affidato a ragazzini che non sanno neanche che, se si beve acqua e vino, a tavola necessitano due bicchieri a persona. Oppure, quelli che, quando entrate nel locale, nessuno vi da retta, e quando poi viene qualcuno, vi pone la più stupida delle domande: dovete mangiare? O ancora quelli dove, una volta seduti, vi chiedono cosa volete mangiare senza darvi il menu e senza dirvi cosa offre il locale, e poi gli stessi, alla fine, sul conto vi aggiungono un bel 10% di servizio. Di locali così ne siamo pieni e, secondo me, quando si risparmia sul personale, sicuramente lo si fa anche sulle materie prime. Capita che offrono bocconcini che oltre a non essere di bufala, sono del giorno prima, oppure che l?insalata sia condita con un volgare olio di semi, o ancora che una bottiglia di vino di un?azienda sconosciuta, che loro acquistano a meno di 2 euro, ve la fanno pagare 8 euro (più il servizio) dimenticando che sono circa sedicimila lire. Quindi, scegliete ristoranti collaudati che conosciamo (e ce ne sono tanti) e cercate di evitare gli ?esperimenti?. È chiaro che bisogna sapere cosa si vuole. Alcuni ristoranti sono noti per la buona cucina, oppure per avere una valida scelta di vini, altri per usare esclusivamente pesce fresco e di mare ed altri per la buona carne. Le pizzerie? Sono quelle che in estate lavorano di più. Consiglio, anche in questo caso, di andare in quelle collaudate, che hanno il forno a legna e, se possibile, non devono essere troppe affollate; francamente, non è bello aspettare anche due ore per una pizza fatta in fretta. Quindi, o si esclude di andarci al sabato, oppure, ci si va quando ci vanno i tedeschi, cioè quando il sole non è ancora calato del tutto. Ora, passiamo alle sagre. Ad agosto, basta guardarsi intorno e tutti i giorni c?è solo l?imbarazzo della scelta. Ogni paese, ogni contrada ha la sua sagra. Molte sono quelle che vengono effettuate unicamente a scopo commerciale da persone che non hanno scrupoli a somministrare cibi scadenti. Il loro unico obiettivo è guadagnare. Le sagre che preferisco sono quelle utili a valorizzare prodotti tipici oppure quelle che servono a riscoprire antiche tradizioni. Queste, sono spesso organizzate dalle locali ?pro loco? con i contributi dei vari enti (Comune, Provincia, Comunità Montane, ecc.). Con i ristoranti e le pizzerie non ho fatto nomi, anche se credo di aver fatto capire il concetto, invece, con le sagre, voglio consigliare quelle che secondo me, sono più interessanti. Inizio con ?Alla tavola della Principessa Costanza? che si svolge a Teggiano dall?11 al 13 agosto e quest?anno è giunta alla XII edizione. L?evento, che rievoca l?arrivo per la prima volta a Diano (l?odierna Teggiano), nell?agosto 1481, della Principessa Costanza che aveva sposato Antonello Sanseverino, Principe di Salerno, richiama in questa cittadina circa 60.000 persone che provengono da ogni angolo d?Italia. Lungo il percorso, in sei caratteristiche taverne, si possono assaporare pietanze preparate secondo ricette medioevali. Altra sagra interessante è quella dei ?Piatti Poveri? che si tiene a Stio dal 17 al 23 agosto. Stio, è un paese cilentano in piena espansione, famoso per i buoni prodotti che offre la sua terra sana e incontaminata. Alla sagra si possono gustare piatti unici, di cui si era persa la memoria ma che fanno apprezzare tutto il loro valore. La caratteristica di questa festa è la totale assenza di qualsiasi piatto a base di carne. Continuiamo con la ?Sagra del Fusillo di Felitto? (14-24 agosto) che quest?anno festeggia il suo trentesimo anniversario. Chi non conosce questi fusilli, che sono sottili e preparati unicamente a mano, ha una buona occasione per gustarli in tutta la loro bontà.
Sperando di aver fatto cosa gradita, auguro a tutti ?Buon Ferragosto?

Diodato Buonora – Agosto 2005

Tags: , , , ,


Inizio questa nuova rubrica degustando un vino di un?azienda che pochi conoscono: quella di Pasqualino Di Prisco a Fontanarosa in provincia di Avellino. Ho preso in esame una bottiglia di Aglianico 2003, Rosso Irpinia Igt che ha 14 gradi alcolici. Dopo aver degustato il vino devo ammettere che il prodotto è fatto da uno che fa il viticoltore con passione. Infatti, questo Aglianico mi ha colpito per la sua personalità. Ottenuto con uve prodotte in vecchi vigneti di proprietà, quelli, per intenderci, che non danno quantità, ma la qualità è garantita. Già alla vista offriva un bel colore rosso rubino con riflessi violacei, poi, aveva una buona consistenza confermata dagli ?archetti? che erano stretti e scendevano lentamente. Al naso dava un?ottima intensità, seguita da un?uguale persistenza e una piacevole finezza. Si percepivano profumi non aggressivi che ricordavano la frutta matura rossa e nera, more in particolare. Al gusto, colpiva per il suo equilibrio, e, compilando la mia scheda non potevo non dare l??ottimo? all?intesità, alla persistenza, alla finezza, al corpo, alla piacevolezza e allo stato evolutivo. Infatti, l?ho trovato morbido, piacevole e tannico quanto basta. L?abbinamento ideale, secondo me, è con le carni rosse poco elaborate, con i primi ben conditi o con i formaggi non troppo stagionati. Veramente un bel vino che diventa ancora più buono se guardiamo che in enoteca dovrebbe costare intorno ai 6 euro. Un prezzo da oscar. Il retro-etichetta indica che il vino dovrebbe essere consumato, se conservato correttamente, 2-3 anni dopo la vendemmia. Penso che questo aglianico sopporti tranquillamente i 5 anni d?invecchiamento. Quindi, i miei complimenti a Pasqualino Di Prisco e all?enologo Carmine Valentino. Punteggio 83/100.

Altri vini prodotti dalla ?Di Prisco?: Irpinia Coda di Volpe Igt, Greco di Tufo Docg, Fiano di Avellino Docg, Taurasi Docg.

Recapito: Azienda Vitivinicola Pasqualino Di Prisco, Contrada Rotole 27, 83040 Fontanarosa (AV). Tel. 0825.475738. e-mail: cantinadiprisco@libero.it

Diodato Buonora ? Agosto 2005

Tags: , , , ,


Il carciofo di Paestum, nella varietà Tondo di Paestum, ha ottenuto il riconoscimento europeo I.G.P. (Indicazione Geografica Protetta), e, per la prima volta, sta per arrivare sulle nostre tavole. Difatti, non tutti i carciofi prodotti nella Piana del Sele possono fregiarsi di questo ambito riconoscimento. Per saperne di più, siamo andati nella contrada Spinazzo, alla Cooperativa Paestum, quella che ha proposto, seguito ed ottenuto la registrazione nell?albo europeo dell?IGP, per intenderci quello con il bollino blu. Questa cooperativa, presente sul territorio dagli inizi degli anni ?50, tra allevatori ed ortofrutticoli, ha al suo attivo 163 soci. In occasione della nostra visita, siamo stati ricevuti da Antonio Orlotti, l?attuale presidente che ha prontamente chiamato il suo vice, Gerardo Rega (nella foto), che, in pratica, è il vero ?papà? del carciofo di Paestum IGP. Gerardo è una persona brillante, dinamica e disponibile ed è molto cara a tutti i capaccesi, poiché, nelle due precedenti amministrazioni comunali, ha svolto con profitto il ruolo di assessore. Tornando al carciofo, tra un fiume di parole che ci sono state raccontate, citiamo quelle più interessanti. Iniziamo dalla storia: nel 1811, secondo documenti statistici del Regno di Napoli, il carciofo era già presente nella Piana del Sele. Mentre a Paestum, alcune testimonianze viventi, confermano la coltivazione del carciofo, a ridosso del Tempio di Nettuno, verso la fine degli anni ?20, in seguito alla Riforma Fondiaria. Anno dopo anno, gli agricoltori della ?Piana? hanno messo a punto un?accurata tecnica di coltivazione. Oggi, il carciofo rappresenta una delle colture più diffuse della zona con 2000 ettari di superficie e una produzione pari a circa 200.000 quintali. La qualità del prodotto ha spinto la nostra ?Cooperativa? ad inseguire l?IGP, obiettivo raggiunto da poco più di un anno ed ora si è pronti a degustare i primi prodotti IGP. Attualmente, sono 12 le aziende (tutte nel Comune di Capaccio), per un totale di 100 ettari, che hanno registrato i loro terreni per ottenere questi carciofi di primissima qualità. Difatti, i carciofi di Paestum IGP per essere tali devono seguire un disciplinare di produzione che impone alcune regole: innanzitutto la zona di produzione, ben delineata, che coinvolge 14 comuni; poi, il prodotto deve distinguersi per la grossa pezzatura, la forma sub-sferica ed il sapore gradevole. Il terreno deve avere un?accurata preparazione con profonde arature e la carciofaia non deve durare più di tre anni. La densità d?impianto deve rispettare determinate distanze: 110-120 cm tra le file e 80-90 cm sulla fila per un massimo di 10.000 piante per ettaro. Infine, molto importante, non devono essere effettuati trattamenti con fitoregolatori. L?immissione al consumo deve avvenire secondo alcune modalità come per esempio: il prodotto deve essere posto in vendita in appositi contenitori rigidi, da un minimo di 2 capolini ad un massimo di 24 e deve riportare sulla confezione la sigla IGP, il nome, la ragione sociale e l?indirizzo dell?azienda confezionatrice oltre ad altre regole che garantiscono al consumatore un prodotto sano e genuino. A controllare che tutto sia in regola è stato autorizzato l??IS.ME.CERT.? (Istituto Mediterraneo di Certificazione), un buon organismo di certificazione agroalimentare. Da aggiungere che a breve sarà costituito il ?consorzio di tutela e valorizzazione del carciofo di Paestum?. Che altro? Non ci resta che assaggiare il nostro carciofo con il bollino blu dell?IGP e vedere la differenza con gli altri prodotti che sicuramente sarà evidente.
Recapito: Cooperativa Paestum a.r.l., località Spinazzo, 84063 Paestum (SA). Tel. e fax 0828.721004.

Diodato Buonora – marzo 2005

Tags: , , , ,


Il freddo pungente di questi ultimi tempi non ci ha permesso di allontanarci, così, abbiamo preso al ?volo? l?occasione per visitare questo agriturismo. Da tempo notavamo l?insegna, ben visibile, ogni volta che passavamo sulla S.S. 18 tra Ponte Barizzo e Capaccio Scalo. Per arrivarci, venendo da sud, poco prima dell?incrocio per Gromola, si deve svoltare a destra; poco più di 500 m, sempre sulla destra, trovate il cancello del bell?ingresso dell?Agriturismo L?Anfora; la segnaletica interna vi indica di girare a destra per arrivare al punto di ristoro, mentre, se andate dritto vi indirizzate verso le camere, che all?Anfora, al posto dei numeri, hanno dei nomi floreali come l?orchidea, la viola ed altri. Data la stagione, oltre ad un?interessante piantagione di kiwi, non si vede granché, ma con un po? di fantasia possiamo immaginare come si presenti il posto d?estate: dovrebbe essere tranquillo e rilassante. Noi, ci siamo stati un mercoledì sera alle 22. Non avevamo prenotato, in quanto telefonicamente ci è stato detto che la cucina sarebbe stata aperta fino alle 23. A riceverci la signorina Iole D?Elia, gentilissima, che insieme alla signora Giovanna Delli Bovi, che si occupa della cucina, portano avanti il posto sotto l?attenta regia del Signor Ortensio Lanaro, proprietario dell?Azienda (i tre in foto). Quando siamo arrivati non c?erano più clienti. Il posto è caldo e accogliente, ben arredato, ci sono circa 40 posti in due salette adiacenti, le tovaglie sono gialle mentre i coprimacchia sono a quadretti con colori vivi, osiamo dire solari. Molto garbatamente, Iole ci chiede se preferiamo un sottofondo musicale o il televisore. Optiamo per la musica leggera. Al menu lasciamo fare, sappiamo che all?Anfora sono conosciuti per le verdure manipolate in tutti i modi. Ecco che ci servono come antipasto in un grande piatto: bocconcino di bufala, ricottina, pancetta, salsiccia, involtino di verza ripieno di patate, cavolfiore gratinato e melanzane preparate in svariati modi (un piccolo appunto sulle verdure, le avremmo preferite calde). A centro-tavola: zucca, rapa e cavolfiori sott?olio, tanto buoni che abbiamo chiesto il bis. Come primo, 2 ?assaggini? serviti nello stesso piatto: fusilli al sugo e tagliatelle con funghi porcini e zucca. Come secondo ci hanno portato una generosa grigliata di carne composta da vitello, maiale, agnello e salsiccia con patate fritte tagliate a mano. Al dessert potevamo scegliere tra un dolce ?ricotta e cioccolato? e frutta fresca. Abbiamo preferito un mandarino di stagione. Come vino, tra quello della casa (un beneventano!) e le 6/7 proposte, che erano campane o piemontesi, abbiamo preferito andare sul sicuro ed abbiamo bevuto un buon Cilento Aglianico 2002 Doc, I Vini del Cavaliere, dell?Azienda Cuomo di Capaccio Paestum, che ha accompagnato molto bene la serata. Prezzo: in due abbiamo pagato 53 euro.
Agriturismo L?Anfora, Via Sabatella 10, ? 84040 Capaccio-Paestum (SA). Tel. 328.6228054 / 339.4394132. Chiuso il lunedì. Sito web: www.lanforagriturismo.it e-mail: info@lanforagriturismo.it. Voto 67/100.

Diodato Buonora – marzo 2005

Tags: , , ,


(Così preparava le acciughe mia nonna Filomena originaria del Cilento, quando le alici erano il pesce dei poveri)

Ingredienti per 4 persone: 600 g di alici fresche, 100 g di acciughe salate sott’olio, 2 uova, 50 g di farina, pane grattugiato q.b., 1 dl olio d’oliva extravergine del cilento, 1 limone, 100 g formaggio grattugiato, sale e pepe q.b.

Preparazione: Pulite le alici fresche ed asportate la spina dorsale e la testa badando di lasciare attaccata la coda, poi asciugatele. Ponete 1/8 di filetto di acciuga salata in mezzo ad ogni alice e cospargete di formaggio grattugiato; richiudete e date loro la primitiva forma, salate e pepate. Infarinate le alici, passatele in uovo sbattuto e poi nel pangrattato avendo cura di farlo aderire bene. Friggete in olio caldo. Servite ben caldo con spicchi di limone.

Vino consigliato: Valentina Fiano Paestum IGT, Rotolo

Diodato Buonora ? Hotel Esplanade Paestum

Da ?Ricette Antiche (o quasi)? ? Amira Paestum 2002

Tags: ,


Molti (spesso a torto) pensano che i caseifici che producano mozzarella con latte di bufala, per aumentare i propri affari, immettano nei loro prodotti del latte di mucca. Sicuramente, non si potrà dire la stessa cosa di un?azienda casearia che è specializzata in formaggi ottenuti con latte vaccino. Effettivamente, pochi sanno che nel Comune di Capaccio, rinomato per la mozzarella di bufala, si possa trovare anche quella buona prodotta con il latte di mucca. Per assaggiarla è sufficiente raggiungere il Caseificio Capodifiume: prendere la strada che da Capaccio Scalo porta verso l?interno e dopo circa 2 km, alla fine del ?Rettifilo?, sulla destra, è ben visibile l?insegna del nostro ?itinerario? del gusto. All?interno troverete un banco con un?invitante esposizione. A ricevere i clienti la signora Elena (moglie di Angelo Mauro, titolare dell?azienda) che insieme a suo cognato Alessandro (i tre insieme nella foto) offrono tanto garbo e gentilezza, cose rare, che fanno sempre piacere. Noi, abbiamo fatto un?interessante chiacchierata con Angelo, come detto, il titolare dell??Azienda Agricola Biologica Mauro? e del caseificio. Ci racconta, che per ben 27 anni ha fornito il ?suo? latte ad una famosa azienda che lo commercializzava come ?Alta qualità? (latte intero classificato di qualità superiore, secondo leggi molto severe, rispetto ad un latte fresco intero tradizionale), poi, resosi conto che il prezzo di vendita, invece di aumentare, diminuiva continuamente, vanificando i suoi sforzi, nel mese di luglio del 1998 decise di iniziare a produrre mozzarella ed altri formaggi unicamente con il latte prodotto dalle sue mucche. L?azienda Mauro è certificata biologica da ?Bioagricert? (il primo Organismo Tecnico di controllo e di Certificazione delle produzioni agro-alimentari), infatti, le mucche vengono allevate con foraggi provenienti dall?azienda stessa, che sono stati coltivati secondo i severi metodi di agricoltura biologica. Angelo ci tiene a precisare che, due volte a settimana, le sue mucche vengono controllate da veterinari specializzati in omeopatia (dall?equipe del dottor Michele Maglio) e, laddove se ne presentasse la necessità, i capi verrebbero curati con somministrazione di sostanze assolutamente naturali senza nessun uso di antibiotici. Oggi, l?azienda è una bella realtà dove lavorano 7 persone (2 in azienda e 5 nel caseificio, tra cui il bravo casaro Antonio Romano). Possiede 220 capi di bestiame, di cui in questo momento 80 sono in lattazione e producono quotidianamente 12 q.li di latte che danno circa 170 kg di prodotti caseari. In un prossimo futuro, è intenzione di Angelo di commercializzare anche la sua carne bovina e siamo sicuri, conoscendo la serietà, che anche quest?operazione sarà un successo. Tornando al presente, abbiamo avuto modo di degustare alcuni prodotti come la mozzarella (mozzata a mano, diversa e più leggera di quella di bufala ma ugualmente buona), la toma (ottimo formaggio da tavola a pasta cruda che richiede una maturazione da 40 giorni a 2/3 mesi; squisito anche nella versione arricchita con peperoncino) e il caciocavallo (considerato la specialità del caseificio, è un tipo di formaggio conosciuto in molte zone della Campania). Altri prodotti: fiordilatte, ricotta fresca e salata, scamorza, rotolo, burrino, bocconcini, treccine e fiordilatte con mortella. Volete gustare la ?vera? mozzarella di vacca? Al Caseificio Capodifiume vi aspettano?
Recapito: Caseificio Capodifiume, Az. Agr. Biologica Mauro, Via S. Pertini 396, 84040 Capaccio-Paestum (SA). Tel. 0828.725682. Fax 0828.730339. Sito web: www.capodifiume.it – e.mail: info@capodifiume.it

Diodato Buonora – marzo 2005

Tags: , , , ,


Paestum, la più bella città della Magna Grecia, riveste una straordinaria importanza per i suoi monumenti, in particolare la Basilica, il Tempio di Nettuno e quello di Cerere. Di notevole rilevanza la Tomba del Tuffatore, unico esemplare di pittura greca al mondo. L?area archeologica della città è stata inclusa dall?UNESCO nell?elenco dei siti da salvaguardare come patrimonio dell?umanità. Da aggiungere, che Paestum è fortemente ?mare?, i turisti che la frequentano hanno la fortuna di trovare tepore in ogni stagione, un mare pulito e una spiaggia che permette l?isolamento su un soffice tappeto di sabbia che si estende per 15 km circa. Quindi, il posto ha tutte le caratteristiche per essere famoso e frequentato.
I maîtres della zona, consapevoli di queste potenzialità che non erano e non sono del tutto espresse, nel 1994 decisero di inaugurare una sezione Amira ?all?ombra dei templi?. Da allora, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno dopo anno, gli amirini pestani continuamente hanno cercato con il loro impegno di valorizzare la propria professione, il turismo e l?enogastronomia del posto: la mozzarella di bufala, i carciofi, i marroni di Roccadaspide, l?olio extravergine d?oliva ed i vini del Cilento. Difatti, quando si parla di mozzarella di bufala di qualità si pensa subito a Caserta o a Battipaglia, mentre (e tutti gli amirini che sono stati a Paestum lo sanno bene) quella pestana non è da meno; particolare è il carciofo di Paestum, detto anche ?Tondo di Paestum?, che di recente ha avuto il riconoscimento dell?IGP (Indicazione Geografica Protetta), esso si differenzia dagli altri per la caratteristica forma tondeggiante dei capolini, per la sua compattezza e per l?assenza di spine nelle brattee; buonissimi i marroni di Roccadaspide (ridente cittadina nell?entroterra salernitano), l?Amira Paestum, per farli ulteriormente conoscere, organizza periodicamente una gara alla lampada che puntualmente raggiunge un successo non solo campano; l?olio extravergine d?oliva e i vini del Cilento non hanno bisogno di presentazione, sono quelli che hanno dato i natali alla famosa dieta mediterranea di Angel Keys, scomparso recentemente negli Stati Uniti alla veneranda età di oltre 100 anni.
Gli operatori turistici di Paestum e di altre località limitrofe come Salerno, Agropoli, Cava dei Tirreni e Palinuro, oltre ai produttori di specialità gastronomiche della zona, per la loro valorizzazione, un ?piccolo grazie? lo devono sicuramente anche all?Amira sezione Paestum. Nell?arco di 11 anni di vita associativa, hanno organizzato: 11 Gran Premi dei Templi (gara gastronomica riservata ai maîtres che ha avuto ampi spazi sulla stampa non solo provinciale), due consigli nazionali, una semifinale per il concorso ?maître dell?anno?, una riunione dei ?Grandi Maestri della Ristorazione?, un ?incontro regionale? e in occasione del 5° e del 10° anniversario sono venuti a Paestum i vertici nazionali dell?Amira. Inoltre, i maître di Paestum, per ben 9 anni hanno fatto pubblicare a proprie spese una pagina intera sulla rivista nazionale che promuoveva Paestum e tutti i locali dove operavano gli associati Amira. Tutte manifestazioni ed iniziative che hanno fatto e fanno bene al sociale, al turismo e alla professionalità.
Chiudo con un invito: gli amirini di Paestum vi aspettano. Per tutte informazioni amirapaestum@tiscali.it.

Diodato Buonora aprile 2005 (dalla rivista “Il Maître”)

Tags: , , , ,


Avevamo già visitato l?agriturismo ?Green Park? di Trentinara nel gennaio 2003, ed eravamo stati bene. Ci siamo ritornati ed abbiamo trovato che il locale è migliorato sotto tutti i profili. Sì, difatti l?atmosfera invernale era diversa, in quei periodi l?esterno era curato fino ad un certo punto. A fine luglio, invece, abbiamo trovato tutto in ordine ed abbiamo visto che il locale si è ingrandito ed abbellito con diversi gazebo ed una piscina molto funzionale. Carmine Marino (sulla foto con la moglie Lucia e le due figliole), titolare della struttura, ha creato un ambiente ideale per chi vuol trascorrere qualche giorno contro il logorio della vita moderna. Abbiamo visitato le camere ed abbiamo notato come siano dotate di ogni comfort, tutte arredate in stile arte povera, curate con raffinatezza, alcune romanticamente con letti a baldacchino, altre dedicate ai nuclei familiari. Per raggiungere il ?Green Park? è semplicissimo: da Paestum si prosegue per Capaccio Capoluogo e successivamente, verso Trentinara. A metà strada tra le due località un?insegna ben visibile indica di svoltare a sinistra. Poche centinaia di metri, con un?immersione in piena natura all?ombra di un castagneto secolare, e si raggiunge il posto. Entrati, si nota che l?interno è più ristorante che agriturismo. Tutto arredato con cura e professionalità. Vediamo una bella esposizione di prodotti che sono in vendita. Si tratta di specialità preparate in azienda ed ottenute da agricoltura biologica come vino, olio, confetture, conserve, pesche sciroppate, zucca marinata, limoncello e tante altre cosine sfiziose. Comunque, l?interno è caldo ed accogliente. Per la scelta del menu lasciamo fare (anche se avevamo notato su una lavagnetta all?entrata che l?offerta era oltre che mediterranea anche con elaborazioni innovative) ed ecco che ci servono un antipasto ?fantasia? composto da prosciutto crudo, fichi, melone, frittelle ai fiori di zucca, pecorino stagionato e anguria gialla. Quest?ultima, molto particolare, sembrava ananas invece era della squisita anguria prodotta in piccole quantità da un?azienda nei dintorni. A seguire, un ?Tris casereccio?, in un unico grande piatto tre tipi di pasta, tutti rigorosamente preparati in azienda: ?cavatelli al ragù?, ?pannocchie con zucchine e salsiccia? e ?cestelli con ricotta di bufala e funghi porcini?. Tutti buoni e gustosi. Abbiamo continuato con una saporita salsiccia stagionata alla griglia con provola affumicata. Sazi, non abbiamo potuto rinunciare al dolce, un generoso e calorico cannolo alla siciliana, anche questo come tutto il resto, preparato dalla brava signora Lucia, che a fine serata per farsi apprezzare ulteriormente si è seduta al bel pianoforte a coda in sala e ha suonato e cantato, per la gioia dei presenti, alcune tra le più famose canzoni napoletane, mentre sorseggiavamo un fresco finocchietto, naturalmente preparato in casa. Anche il vino merita una menzione particolare. In azienda sono disponibili alcune etichette cimentane; noi, consigliati da Carmine abbiamo bevuto il ?Foria 2002?, vino (15 gradi) prodotto in azienda, etichettato e confezionato come un grande vino ed ottenuto dalla vinificazione di aglianico, sangiovese e barbera. Un vino che aveva poco da invidiare a quelli prodotti dai viticoltori della zona. Una bella serata che ha il solo rammarico di non averci dato la possibilità di assaggiare l?ottima pizza che abbiamo visto girare per la sala. Questo sarà un buon motivo per ritornarci quanto prima?.
In quattro, abbiamo pagato 107 euro.

Agriturismo Green Park di Carmine Marino, Contrada Foria, 84070 Trentinara. Tel. & fax 0828.831486 / 0828.821117. Sito Web: www.agriturismogreenpark.it. E-mail: info@agriturismogreenpark.it. Voto 74/100.

Diodato Buonora – agosto 2005

Tags: , , , ,

Leggi tutto »

Tags: , , , ,


Leggi tutto »

Tags: , , ,

Leggi tutto »

Tags: , , , , ,

Cucina con fantasia al “Miramare” di Agropoli

Leggi tutto »

Tags: , , , , , ,

Leggi tutto »

Tags: , , , ,

« Precedenti

Archivio